Le imprese del Made in Italy sono un pilastro dell’occupazione. Tra il 2026 e 2029 potrebbero arrivare ad assumere oltre 900mila lavoratori, circa un terzo del totale. La sfida principale riguarda la qualità delle competenze: per molti profili professionali la difficoltà di reperimento raggiunge il 55% delle assunzioni. I dati, provenienti dal Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro, riguardano il fabbisogno occupazionale delle eccellenze produttive per le quali il nostro Paese è famoso nel mondo: meccatronica, agroalimentare, legno e arredo, moda, cui si aggiunge la filiera del commercio e turismo, asset strategico per l’attrattività italiana.

L’analisi è stata presentata a “Competenze, Innovazione, Made in Italy”, l’evento organizzato da Unioncamere nell’ambito della Giornata nazionale del Made in Italy. “I settori cardine del Made in Italy non sono una eredità culturale ma un sistema in evoluzione – ha detto il presidente di Unioncamere, Andrea Prete -. Per sostenere questa trasformazione e farla crescere, la prima risorsa, la più importante, sono le persone e le competenze professionali. Puntare sull’istruzione tecnica, investendo sugli Its Academy, e sulla formazione continua è un passaggio essenziale per rispondere alla domanda delle imprese sempre più orientata alla tecnologia avanzata e alla sostenibilità”.

È per queste ragioni che, secondo Prete, “oggi rinnoviamo, per il secondo triennio, gli accordi con la Rete ITS Academy e con la Rete Nazionale degli Istituti Agrari”. Il Presidente di Unioncamere ha quindi confermato “l’impegno comune per lo sviluppo delle competenze richieste dal sistema produttivo. Una collaborazione strategica per sostenere i giovani, ridurre il mismatch e accompagnare la crescita dei settori più rappresentativi dell’eccellenza italiana”.

com.unica, 8 maggio 2026

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