Scrive Amos Oz nella sua autobiografia “Una storia d’amore e di tenebra” (Feltrinelli, 2003) che gli ebrei sono stati i primi europei, capaci di sentirsi parte di cultura, storia e valori di un continente più ancora che di una nazione, quando ancora l’Europa era frammentata in Stati pronti a farsi guerra (e annientare diversi milioni di propri e altrui cittadini).

Diversi decenni dopo la tendenza europeista della popolazione ebraica sembra trovare una conferma nelle posizioni assunte nell’ambito della comunità britannica di fronte all’ipotesi di Brexit. Un sondaggio sul tema realizzato dal giornale “The Jewish Chronicle” a metà maggio, ha infatti evidenziato un netto vantaggio a favore della permanenza del Regno Unito nell’Unione Europea, materia che sarà oggetto di referendum il prossimo 23 giugno: 49 a 34 per cento, con una percentuale di indecisi intorno al 17%. Consultazioni sulla popolazione generale del paese nello stesso periodo evidenziavano un margine molto più ristretto (45 a 38). Se i più recenti studi mostrano che il numero di elettori propensi ad esprimere il proprio supporto per la Brexit è in crescita, fino a scendere sotto il punto percentuale di margine tra il sì e il no, ci sono buone ragioni per ritenere che tra gli ebrei d’oltremanica l’europeismo rimanga una tendenza preponderante, specie fra i più giovani (nel sondaggio del “Jewish Chronicle”, il 61% della fascia 18-34 ha dichiarato il suo sostegno alla UE).

“La maggior parte della gente che conosco nell’ambito della comunità voterà per l’Europa – spiega il venticinquenne londinese Daniel Susser – Penso che ci sia un grande supporto per il diritto di muoversi liberamente nel continente e di sentirsene parte, considerando che che gli ebrei stessi sono arrivati qui dall’Europa nel corso dei secoli”. Un’altra possibile prospettiva di analisi, continua Daniel, è quella del gruppo sociale di appartenenza: “la maggior parte dei sostenitori di Brexit sono parte dell’élite conservatrice più ricca e aristocratica, oppure all’opposto dei lavoratori meno abbienti e istruiti che hanno una sorta di strana nozione della Gran Bretagna come qualcosa di glorioso senza incontrare mai nessuno che arrivi da un altro paese: gli ebrei tendono a non essere parte di nessuno dei due poli”. A riscontrare una netta tendenza a favore del “remain” è anche Sara Hirschhorn, americana trapiantata all’Università di Oxford dove è docente di Studi israeliani. “Ovviamente per me che non sono cittadina europea e non voto, la questione è più lontana. Detto questo, mi pare che il Regno Unito sia già in una situazione ideale: si sono salvaguardati non entrando nella moneta unica e in altre delle istituzioni legate a economia e sicurezza, però ricevono molti benefici che derivano dal fare parte della UE. Per quello che posso osservare comunque, gli ebrei di Oxford sostengono la permanenza nell’Unione”.

Diversi gli articoli del “Jewish Chronicle” che sottolineano come, pur nel clima di incertezza, l’Europa rappresenti una garanzia di sicurezza per la popolazione ebraica britannica e del continente, e come la presenza del Regno Unito possa essere importante per esprimersi su questioni su cui il mondo ebraico è particolarmente sensibile, ad esempio eventuali tentativi di proibire la shechitah (la macellazione rituale). Senza contare i tanti ebrei europei, soprattutto francesi, che si sono stabiliti e continuano a stabilirsi nel paese, in fuga dall’antisemitismo o alla ricerca di migliori opportunità. A riassumere i valori in gioco di fronte allo spettro della Brexit, è poi la European Union of Jewish Students, che ha lanciato una campagna web per promuovere il voto a favore della UE tra i giovani britannici, ma anche volta ad aumentare il livello di consapevolezza di quanto potrebbe accadere in tutto il continente.

“Come spazio di 28 democrazie, il più grande mercato al mondo, siamo forti se lavoriamo insieme. La Gran Bretagna è rappresentata in molte organizzazioni internazionali nell’ambito di delegazioni europee, che le garantiscono più influenza di quanto non ne avrebbe da sola” si legge per esempio nel sito #cometogether, nella sezione che spiega la necessità di rimanere, dove si illustrano anche motivi legati alla sicurezza, ai diritti umani, alla democrazia, alla libertà di movimento e al supporto all’università e alla ricerca. “La UE è uno dei più vibranti e diversificati gruppi di nazioni, con dozzine di lingue, etnie e religioni. Unisce queste nazioni sotto uno stemma di diversità e rispetto reciproco” – spiega ancora l’EUJS. “Rimanendo al suo interno, la Gran Bretagna può continuare a contribuire a questo serbatoio di diversità e proteggere le minoranze, come quella ebraica, contro la minaccia sempre presente dell’antisemitismo”.

Rossella Tercatin /Moked-il Portale dell’Ebraismo italiano, 16 giugno 2016

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