Il fondatore di PayPal e Palantir nella capitale per una serie di conferenze sull’Anticristo. Ma università cattoliche e ambienti vaticani prendono le distanze dal “tecnoteologo” che ha sostenuto Trump e l’ascesa politica di J.D. Vance

A pochi passi dal Vaticano, mentre pellegrini e turisti attraversano ogni giorno Piazza San Pietro, si svolge in questi giorni a Roma un ciclo di incontri che ha attirato l’attenzione del mondo cattolico e della politica internazionale. Protagonista è Peter Thiel, uno dei miliardari più influenti della Silicon Valley, che tra il 15 e il 18 marzo tiene una serie di conferenze private dedicate a un tema singolare: l’Anticristo.

Gli incontri, organizzati dall’Associazione Culturale Vincenzo Gioberti, un’organizzazione politica cristiana italiana, insieme al Cluny Institute, un progetto nato presso la Catholic University of America a Washington, D.C. con il supporto di istituti accademici statunitensi, sono riservati a un pubblico selezionato. Ma più che il contenuto delle lezioni, a suscitare reazioni è stato il contesto. In un primo momento si era diffusa la notizia che le conferenze potessero svolgersi presso la Pontificia Università San Tommaso d’Aquino (Angelicum), l’ateneo dove il futuro papa Leone XIV aveva studiato negli anni della sua formazione.

La risposta non si è fatta attendere e L’Angelicum ha chiarito che l’evento non è in alcun modo collegato all’università. Anche altre istituzioni cattoliche hanno preso le distanze. Il quotidiano dei vescovi, Avvenire, ha definito Thiel senza mezzi termini un “agente del caos”, segnalando la distanza tra la sua visione del mondo e il magistero sociale della Chiesa. Padre Paolo Benanti, consigliere papale sull’intelligenza artificiale, è andato oltre, definendo Thiel un “teologo politico” la cui “intera azione può essere letta come un prolungato atto di eresia contro il consenso liberale”. La vicenda ha riportato così al centro del dibattito la figura di questo enigmatico protagonista della nuova élite tecnologica americana.

Peter Thiel, nato a Francoforte nel 1967 e cresciuto tra Africa e Stati Uniti, è uno degli imprenditori che hanno plasmato l’ecosistema digitale contemporaneo. Nel 1999 è tra i fondatori di PayPal, la piattaforma che rivoluziona i pagamenti online. Dopo la vendita dell’azienda nel 2002, Thiel diventa uno dei più influenti investitori della Silicon Valley: nel 2004 è il primo finanziatore esterno di Facebook e negli anni successivi sostiene o lancia numerose start-up di successo.  Ma il cuore del suo potere economico oggi è Palantir Technologies, la società che ha fondato nel 2003 e che sviluppa sistemi di analisi dei dati per governi, eserciti e servizi di intelligence. I software dell’azienda sono utilizzati dal Pentagono, dalla CIA e da numerose agenzie federali americane. Secondo Forbes, il patrimonio personale di Thiel supera i 25 miliardi di dollari. Ma ridurlo a un semplice imprenditore sarebbe fuorviante. Thiel è anche un ideologo, un pensatore politico e, come lo definiscono alcuni osservatori, una sorta di “tecnoteologo” della Silicon Valley, convinto che il destino della civiltà occidentale dipenda dall’accelerazione tecnologica e dalla sicurezza nazionale.

La visione del mondo di Thiel è un singolare intreccio di libertarismo economico, filosofia politica e suggestioni religiose.Durante gli anni universitari a Stanford entra in contatto con le idee del filosofo René Girard, che analizza il ruolo del desiderio mimetico e del capro espiatorio nella storia delle società umane. Queste teorie influenzeranno profondamente il suo pensiero. Thiel guarda inoltre a pensatori come Leo Strauss e Carl Schmitt, figure che hanno riflettuto sul declino della civiltà occidentale e sul rapporto tra politica, decisione sovrana e stato di emergenza. Nella sua interpretazione, la modernità sarebbe attraversata da una tensione permanente tra ordine e caos, tra progresso tecnologico e rischio di stagnazione.

Da qui nasce una convinzione che ritorna spesso nei suoi interventi: limitare lo sviluppo scientifico o regolamentare troppo la tecnologia significherebbe avvicinarsi a una forma di totalitarismo. Secondo questa visione, l’Anticristo non sarebbe un mostro apocalittico, ma un movimento politico globale che promette pace e sicurezza per fermare il progresso. Una lettura radicale che spiega perché molti dei bersagli polemici di Thiel siano ambientalisti, regolatori internazionali o critici dell’intelligenza artificiale. L’influenza di Thiel non si limita al mondo della tecnologia. Nel 2016 è stato l’unico grande imprenditore della Silicon Valley a sostenere apertamente Donald Trump nella sua corsa alla Casa Bianca. Un gesto che all’epoca fece scalpore e che segnò l’inizio di un rapporto stretto tra il miliardario e la nuova destra americana. Il suo legame politico più importante riguarda però J.D. Vance, oggi vicepresidente degli Stati Uniti. Thiel conobbe Vance quando era studente alla Yale Law School, lo assunse nel suo fondo di investimento Mithril Capital e ne sostenne l’ingresso in politica. Nel 2022 finanziò con circa 15 milioni di dollari la campagna che portò Vance al Senato dell’Ohio, contribuendo in modo decisivo alla sua affermazione. Molti osservatori considerano il vicepresidente una sorta di “scommessa generazionale” di Thiel: il politico che potrebbe incarnare nel futuro la sua visione strategica degli Stati Uniti.

È proprio qui che emerge la tensione con il mondo cattolico. Negli ultimi anni Thiel ha criticato apertamente alcune posizioni della Chiesa, in particolare quelle di Papa Francesco prima e di Leone XIV oggi, soprattutto su temi come ambiente, migrazioni e regolazione dell’economia globale. Secondo il miliardario, l’enfasi del magistero cattolico su solidarietà internazionale, tutela del clima e cooperazione multilaterale rischierebbe di rallentare l’innovazione e favorire forme di governo globale che egli considera pericolose.

Non sorprende quindi che le sue conferenze romane abbiano suscitato una certa diffidenza negli ambienti ecclesiali. Alcuni teologi hanno descritto la sua visione come una sorta di “teologia politica tecnologica”, nella quale l’innovazione scientifica e la potenza dello Stato diventano strumenti di salvezza della civiltà. Una prospettiva che appare distante dall’insegnamento sociale della Chiesa, fondato invece sull’idea di limite, responsabilità etica e primato della persona.

Portare questa visione proprio a Roma, a pochi passi dal Vaticano, ha un valore simbolico evidente. Peter Thiel non è solo un imprenditore di successo. È uno dei protagonisti della nuova stagione politica americana, in cui tecnologia, geopolitica e ideologia si intrecciano sempre più strettamente. La sua presenza nella capitale italiana, e soprattutto la prudente presa di distanza delle istituzioni cattoliche, raccontano molto delle tensioni che attraversano il nostro tempo: tra fede e tecnologia, tra potere economico e autorità morale, tra l’idea di progresso senza limiti e la tradizione di un’istituzione millenaria come la Chiesa. Per questo, più che una semplice serie di conferenze, il passaggio romano di Peter Thiel appare come un piccolo episodio di una storia più grande: quella del confronto tra due visioni opposte del futuro dell’Occidente.

S.C., com.unica 18 marzo 2026

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