La storica israeliana, figlia di Amos Oz, riceve il Premio FiuggiStoria Europa 2025 e dialoga sul futuro del conflitto israelo-palestinese

Arriva a Roma da Oxford, dove questa settimana ha tenuto la prestigiosa Massada Annual Lecture on Israel, Fania Oz-Salzberger, una delle voci più autorevoli e limpide del pensiero israeliano contemporaneo. Storica delle idee, docente emerita all’Università di Haifa e al Centro di studi tedeschi ed europei, figlia del grande scrittore Amos Oz, sarà protagonista dell’incontro-conferenza dal titolo: “Dall’Illuminismo al postcolonialismo e ritorno: Israele e Palestina sono condannati a restare prigionieri di un gioco a somma zero?”

L’appuntamento, promosso dalla Fondazione Giuseppe Levi Pelloni in collaborazione con la FIAP, sarà condotto da Luca Aniasi, Bianca Cimiotta Lami e Pino Pelloni. In apertura, proprio Pino Pelloni, Presidente del Premio FiuggiStoria, consegnerà a Fania Oz-Salzberger il Premio FiuggiStoriaEuropa 2025, riconoscimento che da alcuni anni valorizza il lavoro di studiosi e ricercatori impegnati nella riflessione sulla storia italiana ed europea.

La presenza di Fania Oz a Roma assume oggi un significato particolare. La studiosa non è soltanto l’erede intellettuale di una delle più alte coscienze morali del Novecento letterario israeliano, Amos Oz, ma anche una protagonista autonoma del dibattito pubblico internazionale. Nata nel 1960 nel kibbutz Hulda, cresciuta dentro la tradizione del sionismo laico e democratico, ha dedicato gran parte del suo lavoro all’Illuminismo europeo, alla storia del pensiero politico, all’ebraismo politico moderno e alle tensioni che attraversano Israele e l’Europa.

Negli ultimi mesi la sua voce si è imposta con particolare forza nel dibattito internazionale. In un intervento ripreso anche da Agenzia Comunica, a partire da una sua intervista al Financial Times, Oz-Salzberger ha descritto Israele come un Paese attraversato da una drammatica lotta interiore: da una parte la tentazione del fanatismo, della guerra permanente, dell’identificazione dello Stato con il suo governo; dall’altra la società civile, il mondo accademico, gli artisti, i cittadini che continuano a difendere democrazia, libertà e umanesimo.

Il punto centrale della sua riflessione è netto: israeliani e palestinesi non scompariranno. Per questo, afferma, non esiste una soluzione fondata sull’annientamento dell’altro, né una Palestina “dal fiume al mare”, né un “Grande Israele”. L’unica via, per quanto difficile, resta quella del compromesso territoriale e politico. È una posizione che nasce da un sionismo umanista e moderato, lontano tanto dal nazionalismo messianico quanto dalle semplificazioni ideologiche che in Occidente hanno spesso trasformato la parola “sionismo” in un insulto.

In questo senso, la conferenza romana non sarà soltanto un appuntamento culturale, ma un’occasione di riflessione civile. Il titolo stesso dell’incontro — dall’Illuminismo al postcolonialismo e ritorno — indica la volontà di uscire dalle gabbie concettuali più rigide e di interrogarsi su una domanda decisiva: Israele e Palestina sono davvero condannati a restare nemici assoluti, prigionieri di un gioco in cui la vittoria dell’uno coincide necessariamente con la sconfitta dell’altro?

Fania Oz-Salzberger porta con sé una risposta che non è consolatoria, ma necessaria. La storia, sembra dirci, non offre scorciatoie morali. Chiede memoria, lucidità, coraggio. Chiede di riconoscere il trauma del 7 ottobre, la sofferenza dei palestinesi, la tragedia degli ostaggi, il sangue di Gaza, ma anche la forza di chi, dentro Israele, continua a opporsi alla deriva autoritaria e alla guerra eterna.

Il Premio FiuggiStoriaEuropa, giunto alla sua settima edizione nell’ambito del più ampio Premio FiuggiStoria, ideato dallo storico Piero Melograni e curato da sedici anni dalla Fondazione Levi Pelloni, ha già premiato studiosi come Amelie Patriarca, Lutz Klinkhammer, John Foot, Hans-Ulrich Thamer, Peter Englund, Tamar Herzig e Nina Valbousquet. Con Fania Oz-Salzberger, il riconoscimento assume una forte valenza europea e mediterranea: premia una studiosa che guarda a Israele senza indulgenze e senza ostilità, con la passione di chi sa che la democrazia è fragile e che la pace, prima ancora di essere un accordo diplomatico, è una forma di intelligenza morale.

Sebastiano Catte, 29 maggio 2026

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