Il rosso amato da D’Annunzio si conferma ambasciatore della Sardegna, fra mito letterario e apertura alle nuove generazioni

Dal grande palcoscenico internazionale di Vinitaly 2026, a Verona, fino alle strade del centro storico di Oliena, il Nepente continua a raccontarsi come uno dei vini più riconoscibili e identitari della Sardegna. In mezzo a oltre 4.000 aziende espositrici e a circa 97.000 operatori professionali arrivati da tutto il mondo, il “gioiellino enologico sardo” ha confermato la sua capacità di distinguersi per una cifra precisa: intensità, forte legame con il territorio e una storia che intreccia comunità, tradizione e qualità artigianale.

Amato e lodato da Gabriele D’Annunzio, il Nepente di Oliena si presenta infatti come un vino di territorio nel senso più pieno del termine. E proprio questa sua identità netta, pur dentro numeri produttivi contenuti, ne alimenta il fascino davanti a una platea internazionale di buyer accreditati provenienti dall’Europa, dagli Stati Uniti e dai mercati emergenti.

Ai piedi del massiccio del Corrasi nasce un Cannonau di rara intensità: corposo, profondo, rubino nel colore, con sentori di frutti rossi, spezie e note balsamiche che ne fanno un vino fortemente identitario.

Gli ettari vitati della sotto denominazione Nepente di Oliena sono circa 680, quasi totalmente concentrati nel territorio comunale, con meno dell’1% a Orgosolo”, spiega Nina Puddu dell’azienda Puddu, presente a Verona. “Abbiamo rese molto basse, intorno ai 50–60 quintali per ettaro, e una produzione che non arriva al milione di bottiglie”, aggiunge. “È una produzione estremamente di nicchia, ma proprio per questo di grande valore”.

Le radici del Nepente affondano nella tradizione contadina locale, quando quasi ogni famiglia produceva il proprio vino. Un’eredità che ancora oggi sopravvive in un equilibrio particolare tra grandi cantine e viticoltori privati, tra struttura produttiva e dimensione familiare.

Ma accanto alla tradizione, emerge anche un percorso di evoluzione stilistica che guarda alle nuove generazioni. “Abbiamo cercato di avvicinare questi vini al mondo dei giovani”, spiega ancora Nina Puddu. “Facciamo vendemmie anticipate e proponiamo rossi che non raggiungono i 14 gradi”. E ancora: “Abbiamo un Blanc de Noirs, un rosato molto delicato in stile provenzale e vini più freschi e immediati. L’obiettivo è rendere il Cannonau più contemporaneo senza perdere il legame con il territorio”.

Il mercato resta prevalentemente locale, con una forte presenza in Sardegna, ma l’interesse internazionale cresce, soprattutto nel Nord Europa e negli Stati Uniti. “Lavoriamo molto bene con l’estero, soprattutto Germania, Regno Unito e Stati Uniti”, racconta Puddu. “Ma le tensioni geopolitiche e i costi logistici stanno diventando un problema”. E avverte: “Il rischio è che il prezzo aumenti non per il valore del vino, ma per fattori esterni come trasporti e dazi. La piccola produzione però può diventare un vantaggio, perché rende il prodotto più esclusivo e resiliente”.

A tenere insieme vino e immaginario, ancora oggi, è anche il mito dannunziano. Il nome Nepente richiama la tradizione greca dell’“assenza di dolore” e si lega alla celebre definizione con cui Gabriele D’Annunzio, nel 1910, lo consacrò sulle pagine del Corriere della Sera come “il vino degli dei”. “Il suo contributo non è stato tecnico ma culturale e comunicativo”, racconta Nina Puddu. “Ha trasformato un vino locale in un simbolo letterario, creando un’identità poetica che usiamo ancora oggi”. E sottolinea: “Non ha inventato il vino, ma gli ha dato un nome e un racconto che sono rimasti immortali. È quello che oggi si definisce storytelling, ma che nel nostro caso nasce oltre un secolo fa”.

Resta celebre la sua frase: “Oliena: un meraviglioso paese ai piedi del monte più bello che Dio abbia creato, e produce un vino nel quale si sono infiltrate tutte le essenze della terra, il mirto, il corbezzolo, il cisto, il lentischio”.

E il racconto non si chiude a Verona. Proseguirà il 6 giugno a Oliena, borgo incastonato ai piedi del Corrasi, nel cuore della Barbagia, con il ritorno di “Nepentes”, la manifestazione dedicata al vino simbolo del territorio. “Nepentes 2026 sarà un’occasione unica per brindare alla bellezza, al lavoro, alla terra e alla comunità”, racconta Nina Puddu. “Un calice che racchiude secoli di storia e un’anima profondamente sarda. Per me il Nepente è un vino di un territorio, diventato mito letterario italiano”.

Nel centro storico, attorno al Giardino Calamida, l’evento, promosso dal Presidio Turistico Galaveras, prenderà il via alle 19 con l’apertura degli spazi all’aperto. Protagoniste saranno le quattro cantine aziendali – Cantina Oliena, Cantina Fratelli Puddu, Giuliana Puligheddu e IoLei Winery – insieme alle cantine dei viticoltori privati selezionati da una giuria ONAV e AIS.

La formula valorizza sia le realtà produttive più strutturate sia i piccoli viticoltori locali. “Nepentes 2026” sarà anche musica e tradizione popolare, con tre gruppi musicali e performance itineranti di cori a tenore tra le vie del centro storico. Un’esperienza immersiva fra vino, gastronomia e cultura, che conferma il ruolo della manifestazione come appuntamento identitario del territorio.

Oggi il Nepente si presenta così: un vino che unisce memoria e innovazione, radici contadine e riconoscibilità internazionale. Un ambasciatore della Sardegna nel mondo, capace di portare nel calice non solo un sapore, ma un paesaggio, una comunità e un racconto che continua.

Sebastiano Catte, com.unica 18 aprile 2026

Informazioni per evento “Nepentes 2026” a Oliena
📍 Oliena – Centro storico, area Giardino Calamida
📅 Sabato 6 giugno 2026 – ore 19.00
Prevendite e informazioni: Presidio Turistico Galaveras – Oliena
Tel. 0784 286078 – galaveras.oliena@gmail.com
Ticket: https://oneticketsardegna.com/prodotto/nepentes2026/

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