Il Papa pellegrino d’Africa. Leone XIV porta la Chiesa dove la sofferenza è più acuta
Da Algeri a Malabo, undici giorni tra dialogo, pace e memoria: il primo viaggio africano del pontefice americano attraversa quattro paesi e quasi 18mila chilometri
C’è qualcosa di simbolicamente potente nella scelta di Robert Francis Prevost, il primo Papa americano della storia, di dedicare il suo viaggio apostolico più lungo all’Africa. Undici giorni, quattro paesi, quasi 18mila chilometri di soli spostamenti aerei, lingue e fedi diverse, ma un filo rosso costituito dalle cicatrici di questi popoli che ancora cercano di essere lenite. Leone XIV partirà questa mattina da Roma-Fiumicino, e fino al 23 aprile sarà in Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale.
È il pellegrinaggio di un uomo di chiesa che, fin dal primo discorso dalla Loggia delle Benedizioni, ha scandito per nove volte la parola “pace” e si è definito “figlio di Sant’Agostino”, indicando il cuore della sua missione. Visiterà santuari e prigioni, università e orfanotrofi, in un viaggio intenso che lo vedrà in Paesi che non conquistano normalmente le cronache dei giornali occidentali. Come ha spiegato il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin, “il filo conduttore di questo viaggio apostolico sta nella scelta del Santo Padre di portare la presenza della Chiesa là dove la sofferenza umana è più acuta”.
Il viaggio inizia in Algeria, terra che nessun pontefice aveva mai visitato prima. Leone XIV aveva anticipato questa visita sul volo di ritorno da Beirut, rivelando il desiderio di “visitare i luoghi di Sant’Agostino”, ma anche di poter continuare “il discorso di dialogo, di costruzione di ponti fra il mondo cristiano e il mondo musulmano” per il quale il vescovo di Ippona è figura rispettata. Ad Algeri, dopo l’omaggio al monumento dei martiri Maqam Echahid e l’incontro con il presidente Abdelmadjid Tebboune, il Pontefice visiterà la Grande Moschea — la più grande del mondo – e il centro di accoglienza delle suore agostiniane missionarie a Bab el Oued, prima dell’incontro con la comunità cristiana nella Basilica di Nostra Signora d’Africa.
Il giorno seguente, Leone si sposterà ad Annaba — l’antica Ippona — dove visiterà il sito archeologico della città in cui visse e morì Agostino di Ippona, celebrerà Messa nella basilica a lui dedicata e incontrerà in forma privata i membri dell’Ordine agostiniano. Per un Papa che a quell’ordine appartiene fin dalla professione dei voti solenni del 1981, si tratta di un ritorno alle radici più profonde della propria identità spirituale.
La seconda tappa è quella del Camerun, la più delicata forse sotto il profilo della sicurezza e soprattutto del dialogo, con una regione, quella anglofona, dove è in corso un conflitto che è totalmente fuori dai radar ma che pure miete tante vittime. A Yaoundé, Leone incontrerà le autorità istituzionali, visiterà l’orfanotrofio Ngul Zamba e si confronterà con il clero locale. Ma il momento più carico di significato sarà a Bamenda, cuore della crisi anglofona: lì il Papa guiderà un incontro per la pace nella Cattedrale di San Giuseppe e celebrerà la Messa all’aeroporto internazionale. Visitare una regione dove è in corso una crisi significa portare il messaggio di pace là dove la divisione ha lasciato segni profondi. Il viaggio in Camerun si chiuderà a Douala, con la Messa al Japoma Stadium e una visita privata all’ospedale cattolico Saint Paul.
In Angola prevale soprattutto la fede: “È il cuore del cristianesimo africano”. A Luanda Leone incontrerà autorità e vescovi, ma le tappe più suggestive saranno a Muxima — dove pregherà il Rosario davanti al Santuario di “Mama Muxima” — e a Saurimo, dove celebrerà Messa in una spianata tra la gente. Qui il tema delle migrazioni interne e delle opportunità economiche sarà al centro delle interlocuzioni, in un paese dove il rapido sviluppo convive con profonde disuguaglianze.
L’ultima tappa, la Guinea Equatoriale, è il paese più cattolico dell’itinerario, con il suo 90 per cento di cristiani. A Malabo il Papa incontrerà le istituzioni e il mondo della cultura al Campus Universitario León XIV, un ateneo che porta già il suo nome, e visiterà l’ospedale psichiatrico “Jean Pierre Olie”. A Mongomo celebrerà Messa nella Basilica dell’Immacolata Concezione. A Bata, il momento più commosso: una preghiera al monumento in memoria delle vittime dell’esplosione del 7 marzo 2021, che devastò la città.
Leone XIV parlerà in quattro lingue – inglese, francese, portoghese e spagnolo – e affronterà temi come pace, ambiente, migrazioni, famiglia, giovani, colonialismo. È, in fondo, la stessa lingua plurale con cui Prevost ha costruito la propria identità: nato a Chicago, missionario in Perù, priore degli agostiniani a Roma, poi prefetto del Dicastero per i Vescovi. Un uomo che ha imparato a leggere il mondo “dall’alto” e “dal basso” insieme. Non mancherà, infine, un ricordo di Papa Francesco, il cui primo anniversario della morte cade il 21 aprile, durante il viaggio apostolico. Un dettaglio che non sembra casuale in un itinerario costruito, tappa dopo tappa, sullo stile del pontefice che lo ha preceduto: andare verso le periferie, non aspettare che le periferie vengano a Roma.
com.unica, 13 aprile 2026
