Si è aperta il 4 ottobre a Roma, presso Villa Farnesina in via della Lungara, la mostra “Leonardo a Roma. Influenze ed eredità“, realizzata sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica dall’Accademia Nazionale dei Lincei e dalla Fondazione Primoli, a cura di Roberto Antonelli e Antonio Forcellino.
L’esposizione, patrocinata e finanziata dal Comitato Nazionale per le Celebrazioni dei 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci e da Intesa Sanpaolo, è un omaggio al grande artista vinciano che soggiornò a Roma in Vaticano al seguito del fratello del Papa, Giuliano dei Medici, dal 1513 al 1516, portando con sé alcuni dei suoi capolavori, quali la Gioconda, il San Giovanni e la Vergine con Sant’ Anna. A Roma Leonardo si dedica soprattutto ai suoi interessi scientifici, approfondisce gli studi sulla generazione, si occupa della bonifica delle paludi pontine, lavora sugli specchi (probabilmente gli specchi ustori) e tuttavia continua anche a dipingere e a rifinire i suoi capolavori.
Tema della mostra, che sarà aperta sino al 12 gennaio 2020, è appunto quello della permanenza di Leonardo a Roma tra il 1513 e il 1517 e degli stimoli che l’artista ricevette ed esercitò nella città.
La sede dell’esposizione, articolata in due sezioni disposte in cinque sale, è la Villa Farnesina, testimonianza esemplare dell’arte del Rinascimento maturo, in grado di dialogare direttamente con le opere esposte grazie agli affreschi di Raffaello e della sua scuola, del Peruzzi e del Sodoma, ed essa stessa naturale prolungamento dell’esposizione.
In occasione della mostra sono state restaurate quattro opere provenienti da collezioni pubbliche che necessitavano di un intervento di restauro: La Gioconda Torlonia, dipinto a olio su tavola poi trasportato su tela (Bottega di Leonardo con possibile intervento dello stesso Leonardo), Roma, Gallerie Nazionali di Arte Antica, in deposito dal 1925 presso la Camera dei Deputati; San Giovanni Battista, bottega di Leonardo, 1503-1508 circa, dipinto a olio su tavola, Roma, Galleria Borghese; La Gioconda Nuda, su cartone di Leonardo, dipinto a olio su tela, Roma, Fondazione Primoli e Salvator Mundi della Basilica di San Domenico Maggiore di Napoli.
Il catalogo edito da Bardi Edizioni contiene saggi e approfondimenti dedicati tra cui: Giuliano e Leonardo da Vinci di Josephine Jungi; Raffaello e la lezione di Leonardo di Alessandro Zuccari; Leonardo da Vinci e l’Antico di Claudia Cieri Via; Il contributo di Leonardo al “piegar de’panni”: padronanza di tecnica e stile in un foglio della Collezione Corsini di Gigetta Dalli Regoli; Apocalisse a Roma di Frank Fehrenbach; La Gioconda Torlonia delle Gallerie Nazionali d’Arte Antica di Antonio e Maria Forcellino; Un san Giovanni romano: il Giovanni Battista di Leonardo fu realizzato a Roma? e Il Salvator Mundi di Leonardo. La tradizione iconografica, le diverse versioni e una domanda: è forse un dipinto “romano”? di Frank Zöllner; l’intervista a Christoph Liutpold Frommel di Antonio Forcellino dal titolo Una conversazione sulla Leda di Leonardo e la Galatea di Raffaello.

SEZIONI DI MOSTRA: LEONARDO A ROMA. INFLUENZE ED EREDITÀ
La prima sezione Leonardo a Roma (1513-1516) della mostra è dedicata all’arrivo di Leonardo a Roma e in particolare al rapporto con Raffaello, alle reciproche influenze e alla ricettività dei modelli classici con i quali entrambi dialogarono. Il tema è presentato nella Loggia di Galatea, dove nella cornice degli affreschi di Baldassarre Peruzzi e dello stesso Raffaello (Trionfo di Galatea) si mettono a confronto la Fornarina di Raffaello (attraverso una copia d’epoca della collezione Torlonia), la Gioconda Torlonia della Gallerie Nazionali di Arte Antica (Bottega di Leonardo con possibile intervento dello stesso Leonardo) e la Gioconda Nuda della Fondazione Primoli, dipinto nato nella bottega di Leonardo da un cartone del maestro realizzato con ogni probabilità proprio durante il soggiorno romano. Il tema del ritratto femminile, con cui si cimentarono entrambi gli artisti, è proiettato sulla statua dell’Afrodite della Troade, esposta nell’adiacente Loggia di Amore e Psiche, rappresentativa del tipo della Venere Medici, proposto come possibile interfaccia.
Il dialogo fra i due artisti in questa sezione è arricchito dal confronto fra l’affresco della Galatea di Raffaello e di uno dei dipinti derivati della Leda di Leonardo, quello della Galleria Borghese. Raffaello ebbe modo di vedere i disegni della Leda di Leonardo durante gli anni del suo soggiorno fiorentino (1504-1508), come testimonia il disegno a lui attribuito conservato a Windsor Castle, e se ne servì sia per la Galatea che per altre sue figure femminili.
Nella Loggia di Amore e Psiche sono esposte due statue antiche, l’Afrodite della Troade appunto e la Leda Capitolina, quali testimonianze delle suggestioni esercitate sull’immaginario di Leonardo e Raffaello dalla permanenza e pervasività dell’Antico a Roma e dal confronto col suo fascino mitico .
Nella Sala del Fregio sono presentati disegni autografi di Leonardo unitamente ad alcune incisioni tratte dalla Leda, da porre in relazione con le altre sezioni. Innanzitutto un prezioso disegno giovanile del maestro, Studio di panneggio per una figura inginocchiata, circa 1475-1478, di proprietà dell’Accademia dei Lincei, significativamente affiancato da un altro disegno autografo, l’Angelo Incarnato, realizzato probabilmente proprio negli anni romani, di proprietà della Fondazione Rossana e Carlo Pedretti, da porre in relazione anche con il San Giovanni Battista esposto nella Sala delle Prospettive. Nella stessa sala, e legato alla realizzazione del San Giovanni – Bacco del Louvre, si espone anche il facsimile di un prezioso disegno di Leonardo ora scomparso.

SECONDA SEZIONE: LA BOTTEGA DI LEONARDO E LA DIFFUSIONE DEI TEMI LEONARDESCHI
L’attività della bottega di Leonardo a Roma è ricostruita in due sale, attraverso alcune delle opere più significative, come il San Giovanni Battista e il Salvator Mundi.
Il tema del San Giovanni fu un soggetto studiato da Leonardo certamente anche negli anni romani: nella Sala delle prospettive sarà esposto il San Giovanni Battista della Galleria Borghese affiancati dal San Giovannino della Galleria Borghese e della Galleria Spada della bottega di Raffaello e della sua scuola. L’accostamento delle tre composizioni suggerisce anche su questo tema iconografico il confronto serrato svoltosi fra Leonardo e Raffaello. Il Salvator Mundi della Basilica di San Domenico Maggiore di Napoli, realizzato probabilmente a Roma e dalla storia collezionistica chiara ed inequivocabile, anch’esso restaurato per l’occasione e risultato certamente opera della bottega di Leonardo, fa pensare anche a un intervento diretto del Maestro, in particolare per la superba realizzazione dei capelli.
Infine, l’ultima Sala di esposizione è dedicata alla diffusione dei temi leonardeschi per opera degli allievi diretti e indiretti, con una selezione significativa di opere provenienti prevalentemente dalle collezioni pubbliche romane: testimoniano in modo eloquente la diffusione e l’evoluzione del leonardismo per stile o per temi. Sono esposti il Ritratto di donna (attr. a Giovan Antonio Boltraffio, della Galleria Borghese, Le tre Parche (Marco Bigio (già attr. al Sodoma), di Gallerie Nazionali di Arte Antica, Gesù e San Giovannino (Ignoto fiammingo) del Museo e Real Bosco di Capodimonte), la Madonna con Bambino e I Santi Elisabetta e Giovannino (Martino Piazza) di Palazzo Barberini e la Madonna con Bambino e un Cherubino (Madonna del garofano) di Cesare da Sesto.

com.unica, 9 ottobre 2019

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