[ACCADDE OGGI]

“…E la bandiera di tre colori è sempre stata la più bella…” sembrerebbe proprio di sì considerata la corsa che tutti gli stati preunitari fecero per adottare i tre colori di provenienza francese sostituendo il blé con il verde. Persino Papa Pio IX, che già aveva vestito le sue truppe con cravatte tricolori, quando i bersaglieri erano oramai alla “porta” lasciò che per Roma circolassero sciarpe tricolori con la sua effige. Naturalmente i primi ad adottare la bandiera dei tre colori che per alcuni è attribuibile ai giovani bolognesi Luigi Zamboni e Giovanni Battista De Rolandis, furono i piemontesi, prima come bandiera di combattimento fin dalla “prima guerra di indipendenza”, e poi, il 14 marzo 1861, con decreto che sarà poi pubblicato una decina di giorni dopo, come bandiera ufficiale del neonato Regno d’Italia.

I tre colori verde, bianco e rosso, ma inizialmente quasi a dare ragione all’attuale Presidente del Consiglio dei Ministri, il verde era esposto per ultimo, forse perché ben ultima appariva la speranza, fecero il giro di tutti i principali gabinetti ministeriali dell’Italia preunitaria con l’unica accortezza di riempire il bianco centrale con gli stemmi dei casati che la “provvidenza” aveva assegnato al governo di quei popoli. Così accadde che la bandiera del Regno di Sardegna, di colore azzurro in omaggio alla Madonna e con la croce cantonale della Savoia, divenne tricolore con al centro nel campo bianco lo stemma sabaudo. La bandiera del Granducato di Toscana che già aveva sostituito lo stemma mediceo con i colori austriaci e lo stemma asburgico, si tinse di rosso bianco e verde conservando al centro l’araldo della dinastia Asburgo-Lorena. La bandiera del Regno delle due Sicilie perse il candore del bianco e si vestì dei tre colori con al centro spostato verso l’asta lo stemma dei Borbone di Napoli in rappresentanza della millenaria storia del reame siciliano e napoletano. Sarà questa la bandiera ammainata a Gaeta, a Cittadella di Messina e a Civitella del Tronto in segno di resa quando l’astuzia di Cavour e la brutalità di Cialdini piegheranno le ultime resistenze borboniche e il tricolore sabaudo sventolerà sull’intero paese.

Passeranno 85 anni prima che il tricolore italiano si spogli di stemmi e di araldi. E passeranno due secoli e più dalla sua prima apparizione sulla scia dei moti rivoluzionari francesi e dalla definitiva accettazione per volontà del Bonaparte conquistatore dell’Italia. Due secoli che faranno il rosso più sgargiante per il sangue versato, il bianco meno candido per le nevi che si sciolgono a causa dei disastri ambientali e il verde sempre più pallido per la speranza che si attenua.  

(Franco Seccia/com.unica, 14 marzo 2017)

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