Presentata a Parigi la 39ª edizione del festival: dal 19 al 21 giugno e dall’8 al 16 agosto oltre settanta eventi tra Berchidda e quindici località del nord Sardegna, nel segno di “Kind of Blue”

C’è un blu che non è soltanto un colore. È il blu del mare che incontra il cielo, il blu profondo della notte, il blu elegante e misterioso della tromba di Miles Davis. Sarà questo il filo conduttore della trentanovesima edizione di Time in Jazz, il festival ideato e diretto da Paolo Fresu, presentato il 27 aprile a Parigi, nella sede dell’Istituto Italiano di Cultura, e in programma tra giugno e agosto a Berchidda e in altri quindici centri del nord Sardegna.

Il titolo scelto per l’edizione 2026 è “Kind of blue”, omaggio dichiarato al capolavoro inciso da Miles Davis nel 1959 e, soprattutto, al centenario della nascita del grande trombettista americano. Dopo John Coltrane, celebrato nel 2024, Time in Jazz guarda dunque a un altro gigante capace di cambiare per sempre il linguaggio del jazz. Fresu lo ha detto con chiarezza: Davis verrà raccontato non solo in musica, ma anche attraverso letteratura, arte, ambiente, cinema, formazione e società. Perché Time in Jazz, da quasi quarant’anni, non è semplicemente un cartellone di concerti: è un modo di abitare i luoghi, trasformando piazze, campagne, chiese, pinete e spiagge in teatri naturali e jazz club all’aperto.

La novità di quest’anno è una prima tranche anticipata, dal 19 al 21 giugno, a Berchidda, nel giardino di Sa Casara, l’ex caseificio che ospita la sede del festival. Tre giornate pensate come un prologo, ma già piene dello spirito dell’intera edizione: incontri, concerti, memoria, giovani musicisti, contaminazioni. Si partirà con i batteristi Gegè Munari e Gianni Cazzola, si proseguirà con Antonello Salis, che riceverà il Premio alla Carriera, e con artisti come Casadilego, Gaia Cuatro, Ilaria Porceddu, Emanuele Contis ed Enrico Pieranunzi. Fresu presenterà anche “Qualcosa di Miles”, podcast di Rai Radio 3 scritto con Daria Corrias e Antonia Tessitore.

Il cuore del festival batterà poi dall’8 al 16 agosto, con un programma che attraverserà Berchidda e altri quindici centri e località: Alà dei Sardi, Arzachena, Banari, Bortigiadas, Budoni, Loiri Porto San Paolo, Luras, Oschiri, Olbia, Porto Rotondo, Puntaldia, San Teodoro, Sant’Antonio di Gallura, Tempio Pausania-L’Agnata e Viddalba.

Alla presentazione parigina, accanto a Fresu, è intervenuta Mattea Lissia, direttrice generale di Time in Jazz, che ha ringraziato enti, istituzioni e sponsor per il sostegno a un festival che vive proprio grazie a una rete ampia di collaborazioni. Un ringraziamento non formale, perché Time in Jazz è anche questo: un patto tra cultura, comunità, imprese e territori. Lo ha sottolineato anche Gibo Borghesani, responsabile delle relazioni esterne, richiamando il legame tra festival, partner e identità locale.

Tra gli ospiti più attesi spiccano Nicholas Payton con Butcher Brown, Nils Petter Molvær, Bugge Wesseltoft, Markus Stockhausen, Fabrizio Bosso, Andrea Motis, Theon Cross, Kokoroko, Dado Moroni, Attilio Zanchi, Apparat, Amii Stewart e Diodato, protagonista del tradizionale concerto tributo a Fabrizio De André a L’Agnata. Non mancherà naturalmente Paolo Fresu, anche con lo spettacolo “Kind of Miles” e, in chiusura, il 16 agosto alla Peschiera di San Teodoro, nel duo con Daniele di Bonaventura.

Ma Time in Jazz non è solo musica. Tornano Time to Read, con incontri letterari che vedranno tra gli altri Ashley Kahn, Salvatore Niffoi, Alessandro Bergonzoni e Reno Brandoni; le mostre a Sa Casara; le produzioni di Insulae Lab; gli appuntamenti notturni; il FestivalBar; e soprattutto Time to Children, la sezione dedicata ai più piccoli, curata da Sonia Peana e Catia Gori. Peana ne ha ricordato il valore educativo: la musica come gioco, intuizione, emozione, linguaggio capace di accompagnare bambine e bambini in un viaggio di creatività e libertà.

In chiusura è arrivato anche il saluto della Regione Sardegna, con Marzia Cilloccu, dell’Ufficio di Gabinetto dell’assessore al Turismo, Artigianato e Commercio Franco Cuccureddu, che ha ribadito il sostegno a un’iniziativa capace di promuovere l’isola oltre gli stereotipi. Così Time in Jazz torna a fare ciò che sa fare meglio: portare il mondo in Sardegna e la Sardegna nel mondo. Nel segno di Miles Davis, del blu e di quella musica che, quando passa, non chiede permesso: cambia l’aria.

com.unica, venerdì 1 maggio 2026

Condividi con