Nella prima catechesi del nuovo ciclo dedicato alla Gaudium et Spes, il Papa boccia l’illusione della guerra come via alla pace e chiede alla Chiesa di stare dentro i paradossi del presente

CITTÀ DEL VATICANO – Sotto un sole ancora estivo, migliaia di pellegrini hanno riempito mercoledì mattina Piazza San Pietro per l’udienza generale di Papa Leone XIV, che ha scelto l’occasione per aprire un nuovo ciclo di catechesi dedicato alla Gaudium et Spes, la costituzione pastorale con cui il Concilio Vaticano II, nel dicembre 1965, ridefinì il rapporto tra la Chiesa e il mondo contemporaneo. Un invito diretto e attuale, più che una semplice rilettura: la solidarietà cristiana, ha detto il Pontefice, “ci impegna a confrontarci con la realtà e anche a smascherare le contraddizioni che caratterizzano la vita personale e sociale nel mondo contemporaneo”.

È questa la frase-chiave con cui Leone XIV ha aperto la nuova serie di riflessioni, richiamando lo spirito con cui il documento conciliare si apriva sessant’anni fa, facendo proprie “le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto”. Una scelta di campo che nasce, ha spiegato il Papa, da “una rinnovata fedeltà al mistero di Cristo che, incarnandosi, sceglie di condividere la nostra vita” e che impone ai credenti di abbandonare “ogni passività e indifferenza” di fronte agli eventi della storia.

Da questa vicinanza all’umanità, ha proseguito il Pontefice, discende per la Chiesa il dovere permanente “di scrutare i segni dei tempi e di interpretarli alla luce del Vangelo”: un compito che non risponde solo a un imperativo morale, ma affonda le radici in una precisa opzione teologica. Per chiarirlo, Leone XIV ha richiamato l’Evangelii Gaudium di Papa Francesco, ricordando che “l’opzione per i poveri è una categoria teologica prima che culturale, sociologica, politica o filosofica” – un principio che, ha aggiunto, chiama i cristiani a scoprire Cristo nei poveri e a farsi loro voce.

È in questo passaggio della catechesi che il Papa ha toccato le corde più attuali del suo discorso, elencando una serie di paradossi che, a suo giudizio, attraversano il presente. Da un lato “un progresso scientifico e tecnologico, che offre sempre nuove possibilità, ma solo ad alcuni”; dall’altro una conoscenza sempre più raffinata delle dinamiche sociali, a cui però non corrisponde altrettanta chiarezza sulla direzione da imprimere loro. Leone XIV ha poi indicato il contrasto tra l’abbondanza di ricchezze, risorse e potere economico concentrata in poche mani e la persistenza, su scala globale, della fame e della miseria che ancora tormentano milioni di persone.

È sul tema della guerra, però, che l’affondo del Pontefice si è fatto più netto. Il Papa ha denunciato quella che ha definito “un’incapacità a rinunciare al consumo egoistico e all’illusione che la guerra sia una via efficace per costruire la pace”: una frase che, pronunciata mentre diversi conflitti continuano a insanguinare intere regioni del mondo, ha assunto agli occhi dei fedeli radunati in piazza il peso di una condanna netta di ogni logica bellica spacciata per soluzione.

Leone XIV ha collegato questi paradossi a una responsabilità precisa della comunità ecclesiale: farsi carico “dei fardelli dei loro fratelli e sorelle, specialmente di coloro che sono schiacciati dall’ingiustizia, dalla discriminazione e dalla violenza”. Una Chiesa, ha aggiunto, “chiamata a servire la persona umana, ascoltando e accogliendo le domande più profonde del suo cuore e le aspirazioni che vi dimorano”, proprio in un’epoca “segnata da profondi cambiamenti, che danno origine a preoccupanti squilibri”.

Con questa prima catechesi, Leone XIV ha posto le premesse di un percorso che promette di misurarsi, settimana dopo settimana, con i grandi nodi irrisolti del nostro tempo: la giustizia sociale, la custodia del creato, la pace, la dignità della persona. com.unica 4 settembre 2026 Tornando sulla Gaudium et Spes a sessant’anni dalla sua promulgazione, il Papa sembra voler ricordare che scrutare i segni dei tempi non è un esercizio accademico, ma una chiamata concreta a restare dentro le contraddizioni del presente – senza arrendersi davanti a esse, e senza smettere di indicarle con nome e cognome.

Sebastiano Catte, com.unica 4 settembre 2026

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