Il Presidente della Repubblica a tutto campo in occasione della Cerimonia del Ventaglio con l’Associazione Stampa Parlamentare

Le elezioni europee e la sfiancante campagna elettorale, i nuovi organismi a Bruxelles e la scampata procedura di infrazione per l’Italia. La crisi del Csm, il ruolo della stampa e quello del Presidente della Repubblica che “è un arbitro”, chiamato dalla Costituzione “al dovere di garantire funzionalità alla vita istituzionale nell’interesse del nostro Paese”. Questi i temi che Sergio Mattarella ha toccato nel suo intervento oggi al Quirinale durante la Cerimonia del Ventaglio, tradizionale appuntamento pre-estivo con l’Associazione Stampa Parlamentare, ora presieduta da Marco Di Fonzo, alla presenza dei componenti del Consiglio direttivo, degli aderenti dell’Associazione e di personalità del mondo del giornalismo.

Alle ultime elezioni europee, ha ricordato Mattarella, “si è registrata una grande partecipazione che ha superato il 50%. La più alta di questo secolo, con duecento milioni di elettori europei che hanno votato insieme per lo stesso Parlamento. Si apre, con quel voto, una nuova fase per l’Europa. Con una diffusa richiesta di cambiamento. Tra queste quella di una visione e un atteggiamento di maggiore solidarietà, soprattutto nei confronti delle giovani generazioni che si sentono, e sono, sempre di più, popolo europeo”.

“Appare sempre più evidente l’importanza capitale del non isolarsi”, ha osservato Mattarella, prima di ribadire che “non c’è futuro al di fuori dell’Unione Europea”. 
“Di grande rilievo” per il Capo dello Stato è “l’aver evitato l’apertura di una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia. È stata una scelta saggia quella di mantenere con le istituzioni di Bruxelles un rapporto costruttivo, di confronto dialogante. La solidità dell’economia italiana, i provvedimenti assunti dal Governo e gli intendimenti manifestati a seguito dell’intesa con la Commissione Europea, con l’impegno a tenere i conti in ordine, hanno incontrato la fiducia dei mercati finanziari, con lo spread sceso notevolmente e la borsa in buona salute. Condizione questa che riduce per l’Italia il costo degli interessi sui nostri titoli pubblici e incoraggia gli investitori italiani e d’oltre confine. Si è, così, evitato uno scenario che avrebbe pesantemente ipotecato il futuro del nostro Paese”.

Ora bisogna “mantenersi dentro questo processo e percorso virtuoso e rassicurante per i risparmiatori, gli imprenditori, gli investitori. In questo modo si possono, con efficacia, perseguire crescita e sviluppo dell’occupazione in un’economia che è in buona salute ma che chiede di essere sorretta, per una crescita più consistente, da una gestione attenta dei conti pubblici”.

La “lunghissima campagna elettorale” passata dalle regionali, alle comunali, per concludersi alle europee “ha prodotto divergenze, contrapposizioni, forti tensioni, tra le forze politiche e anche all’interno dei confini della maggioranza”. Posto che “altre campagne regionali si prospettano”, Mattarella ha sottolineato come “le istituzioni di governo della nostra Repubblica abbiano bisogno di un clima che, lungi dalla conflittualità, sia di fattiva collaborazione per poter assumere decisioni sollecite e tempestive”. Ciò per “assicurare il buon andamento della vita nazionale, in tutte le sue dimensioni: da quella sociale a quella economica”.

“È superfluo ribadire che il Quirinale non compie scelte politiche”, ha, quindi, annotato il Presidente. “Queste competono alle formazioni politiche presenti in Parlamento, necessariamente all’insegna della chiarezza, nel rispetto della Costituzione. Il Presidente della Repubblica è chiamato dalla Costituzione – come è noto, come arbitro – al dovere di garantire funzionalità alla vita istituzionale nell’interesse del nostro Paese. L’arbitro – ha precisato – non può non richiamare al rispetto del senso delle istituzioni e ai conseguenti obblighi, limiti e doveri”.

Quanto agli scandali che hanno travolto il Csm e “leso il prestigio e l’autorevolezza della magistratura”, Mattarella ha ribadito che “la pienezza e l’integrità di quella autorevolezza e di quel prestigio sono essenziali per la Repubblica perché accompagnano l’indipendenza e la totale autonomia della Magistratura. Questi sono valori garantiti dalla Costituzione ma – come ho ricordato intervenendo al CSM un mese addietro – il loro presidio risiede nella coscienza dei nostri concittadini. La Magistratura italiana, nella sua storia e nel suo impegno, ha manifestato, e manifesta, di essere pienamente in grado di assicurare rigore, linearità e piena imparzialità delle decisioni. Anche su questa base va riaffermato con decisione che l’indipendenza della Magistratura rappresenta un principio basilare della nostra Costituzione e che questo comporta l’esigenza di rispetto delle sue decisioni”.

Citando il discorso di Marco Di Fonzo, il Capo dello Stato ha parlato anche della rivoluzione digitale, che ha travolto anche il mondo dell’informazione, sottolineando che, comunque, “i principi sono sempre quelli contenuti ed espressi nella Carte costituzionali delle democrazie”.

“Quando nel 1971 la Corte Suprema degli Stati Uniti fu investita del caso “Pentagono papers”, che portò alla luce la politica americana sul Vietnam rivelando segreti di quel conflitto, – ha ricordato Mattarella – il giudice Black tornò allo spirito che, ben 182 anni prima, aveva animato i loro padri fondatori nel contemplare, nel primo emendamento, il divieto di varare qualsiasi legge volta a limitare la libertà di parola o di stampa. “Nel primo emendamento – argomentò Black – i padri fondatori dettero alla libertà di stampa la protezione che le occorreva per assolvere il suo ruolo essenziale nella nostra democrazia. La stampa era fatta- aggiunse – per servire i governati, non i governanti. Il potere del Governo di censurare la stampa fu abolito affinché essa rimanesse per sempre libera di censurare il Governo. La stampa fu protetta – concluse – affinché essa potesse mettere allo scoperto i segreti del Governo e informare il popolo”. Tale criterio rappresenta uno dei cardini della democrazia liberale: questa – ha sottolineato ancora Mattarella – è un portato della crescita della civiltà della convivenza; a tutela dei singoli individui e delle società nel loro complesso. La democrazia liberale: da questa si può andare avanti, progredire. Non certamente retrocedere per tornare a un invasivo esercizio del potere di chi governa”.

A 50 anni da quella sentenza “la libertà di informazione deve essere difesa. Sono anzitutto i cittadini a dover esserne protagonisti, perché è grazie ad essa che possono formarsi un’opinione consapevole e liberamente critica. I giornalisti che, in ragione della professionalità e deontologia che caratterizza la loro funzione, come affermato dal Presidente Di Fonzo, devono agire con indipendenza e con rigore per alimentare credibilità e fiducia, nell’assolvimento della missione di servire i governati e non i governanti, sempre anteponendo la verifica delle notizie all’anelito dello scoop. Gli editori che hanno l’impegnativo compito di far quadrare i conti e sanno di scommettere su un settore vitale per la democrazia hanno titolo a ricevere concreta attenzione da parte delle istituzioni. Ed è, in fondo, anche qui il bello della nostra Costituzione, che non esonera nessuno da responsabilità, tanto meno in questa materia”.

Quindi, ricevendo il ventaglio creato quest’anno da Gianna Parisse dell’Accademia di Belle Arti di Roma, Mattarella ha osservato: “la tecnica è complessa, come complessa è la vostra attività e come lo è la vita delle istituzioni. In fondo questo ventaglio è un “monito”. Con il bianco della sua luce induce all’ottimismo. E faccio mio questo invito alla fiducia nel nostro Paese”. 

com.unica, 26 luglio 2019

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