È di almeno 30 morti e 126 feriti il bilancio di una duplice esplosione avvenuta stamani alle 10.05 locali (le 9.05 italiane) nei pressi della stazione della capitale turca Ankara, dove stava per iniziare una manifestazione pacifista per chiedere la fine del conflitto con i separatisti curdi del Pkk.

Lo ha reso noto il ministero dell’Interno turco. Gli attentati giungono a tre settimane dalle elezioni anticipate del 1° novembre e in un momento in cui il Paese affronta diverse difficoltà, da una parte nel Sudest per gli scontri con il Pkk e dall’altra al confine con la Siria. Fonti del governo turco hanno confermato che si tratta di un attacco terroristico e hanno riferito che si stanno verificando le indicazioni secondo cui l’autore sarebbe un kamikaze. Le vittime sono per lo più manifestanti e tra i corpi c’erano molti striscioni e bandiere. Il premier, Ahmet Davutoglu ha convocato una riunione d’urgenza con i vertici della sicurezza. Vi partecipano il vice permier Yalcin Akdogan, il ministro della Sanità Mehmet Muezzionglu, il ministro degli Interni Selami Altinok, il capo della polizia, quello dell’intelligence e il sindaco di Ankara.

La polizia è intervenuta con i gas lacrimogeni e spari in aria per disperdere i manifestanti che avevano attaccato un’auto della polizia dopo le esplosioni. La manifestazione, a cui erano accorse migliaia di persone, doveva svolgersi sotto lo slogan “Pace, lavoro e democrazia” ed era stata organizzata dai sindacati di sinistra Disk e Kesk e dagli ordini degli ingegneri e dei medici. I promotori hanno invitato i partecipanti a tornare a casa e chiesto a quelli che stavano raggiungendo Ankara da altre città di tornare indietro nel timore di ulteriori attacchi. Le esplosioni sono avvenute in Hipodrum Street, dove la gente aveva cominciato a radunarsi in vista dell’inizio della manifestazione nella vicina piazza Sihhiye.

(com.unica, 10 ottobre 2015)

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