La Fondazione Giuseppe Levi Pelloni promuove una giornata dedicata ad “Amore – Ahavah – Love”, tra memoria, identità e dialogo tra culture e religioni

Domenica 6 settembre 2026, a partire dalle ore 10.30, si celebra la XXVII Giornata Europea della Cultura Ebraica presso la sala bomboniera del teatro comunale di Fiuggi. 

L’iniziativa è organizzata dalla Comunità Ebraica con il patrocinio dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, dell’AEPJ e del Consiglio d’Europa.  

Il tema scelto per il 2026 è potentissimo nella sua semplicità: “Amore – אהבה (Ahavah) – Love”, esplorato come sentimento, relazione, memoria e appartenenza.  

Non è una ricorrenza solo per gli ebrei. 

Come ha ricordato la presidente UCEI Livia Ottolenghi, è “un’occasione preziosa per condividere con il grande pubblico la ricchezza di una tradizione che da oltre duemila anni è parte integrante della storia e dell’identità dell’Italia”.  

Ed è qui che entra in gioco il lavoro della Fondazione Giuseppe Levi Pelloni. 

Nata nel 2006 sotto l’egida dello storico Piero Melograni e guidata in questi due decenni da Pino Pelloni, Segretario Generale della Fondazione, la Fondazione è da anni un presidio di memoria storica nel Lazio pontino – dalla Brigata Ebraica a Montecassino, allo Sbarco di Anzio, alla Shoah.

L’incontro di domani non è una conferenza religiosa, è un’operazione di verità storica.  

Perché questa Giornata è importante oggi più che mai? 

Perché apre porte che di solito sono chiuse. Sinagoghe, musei ebraici, cimiteri, quartieri. 

Fa vedere cosa c’è dentro. 

In un momento in cui l’antisemitismo torna a crescere in Europa con l’alibi del conflitto in Medio Oriente, conoscere è l’unico vaccino.

Cultura ebraica e religione ebraica non sono la stessa cosa! 

Questo è l’equivoco centrale che l’articolo vorrei che sciogliesse. 

La religione ebraica è l’ebraismo: 

Torah, halakhah, Shabbat, kashrut, Kippur e preghiera.

La cultura ebraica è molto più ampia e la contiene, ma la supera.

Come spiegano gli studiosi, “la dicotomia tra religione e cultura non esiste realmente.

Ogni attributo religioso è pieno di cultura. 

Le stesse sinagoghe sono grandi centri della cultura ebraica”, ma la cultura è anche altro:  è la lingua yiddish e lingua giudeo-spagnolo, è la letteratura di Primo Levi e di Philip Roth, è la musica klezmer, è la cucina romana dei carciofi alla giudia, è l’umorismo, è il pensiero laico, è l’ateismo ebraico, è l’identità di chi si sente ebreo senza mai entrare in una sinagoga.  

Si può essere ebrei culturalmente senza essere religiosi. 

E si può essere religiosi senza conoscere tutta la ricchezza culturale. 

La Giornata celebra proprio questo: un popolo, non solo un credo.

Il grande inganno: la guerra a Gaza non la vogliono “gli ebrei”! 

E qui arriviamo al punto più delicato e necessario per  l’incontro di domani promosso dallo storico Pino Pelloni. 

Bisogna dirlo con chiarezza: la guerra contro la Palestina non la vogliono gli ebrei. La vogliono i potenti.

Confondere gli ebrei con il governo di Israele, confondere la cultura ebraica con le decisioni di un esecutivo e di un apparato militare, è una trappola mortale.

È antisemitismo.

Il mondo ebraico è plurale, dialettico, spesso lacerato al suo interno. 

In Israele e nella diaspora ci sono migliaia di intellettuali, rabbini, giovani e associazioni ebraiche che manifestano ogni giorno contro la guerra, contro l’occupazione, per il cessate il fuoco e per due popoli in due Stati.

Attribuire a “gli ebrei” una responsabilità collettiva per una guerra decisa da governi, lobbies delle armi, interessi geopolitici ed energetici, significa fare esattamente ciò che ha fatto per secoli l’antisemitismo: trasformare un popolo in un capro espiatorio per i crimini dei potenti.

La cultura ebraica che celebreremo domani parla di Ahavah, di amore, di riparazione del mondo (Tikkun Olam), di memoria della persecuzione.

È l’esatto opposto della logica della guerra permanente.

I potenti hanno bisogno di nemici eterni. 

La cultura ebraica ha bisogno di dialogo e di pace per sopravvivere.

L’incontro della Fondazione Levi Pelloni serve anche a questo: restituire all’ebraismo la sua dimensione umana, storica e culturale, togliendolo dall’uso strumentale che ne fa la propaganda di guerra, da qualunque parte venga.

A questo proposito interessante sarà l’intervento della vice presidente della Fondazione Levi Pelloni Paola Sonnino la cui esperienza didattica la porta ad evidenziare l’importanza della reciproca conoscenza delle religioni abramitiche e delle varie culture che ne sono derivate.

Avvalendosi del principio ebraico della necessità della reciproca conoscenza: l’individuo singolo si deve sempre confrontare con il suo alter ego per sperimentare altre realtà.

Ilaria Pisciottani, com.unica 5 settembre 2026

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