Jason Rezaian, corrispondente del Washington Post a Teheran, è stato incarcerato con l’accusa di spionaggio e condannato in segreto: rischierebbe fino a venti anni di prigione.

“Il verdetto è un’ingiustizia oltraggiosa” prende le sue difese il direttore della testata Martin Baron, che già aveva chiesto l’intervento dell’Onu.

L’idea di Teheran potrebbe essere quella di usare il giornalista come merce di scambio per far liberare dei prigionieri iraniani detenuti in Usa.

(com.unica, 13 ottobre 2015)

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