È morta suicida e all’età di 65 anni a Parigi la regista belga Chantal Akerman, una delle artiste più sperimentali della storia del cinema. Autrice di film come “La captive” (2000) e “Jeanne Dielman, 23, quai du Commerce, 1080 Bruxelles” (1975) ha segnato il cinema europeo degli anni ‘70.

L’artista, nata in una famiglia di ebrei polacchi a Bruxelles il 6 giugno 1950, ha vissuto tra Parigi e New York.  La sua ultima opera diretta quest’anno e non ancora uscita, ‘No Home Movie’, racconta l’arrivo di sua madre in Belgio dopo la fuga dalla Polonia, come riporta il sito del quotidiano ‘Le Soir’. Il suo film più noto, ‘Jeanne Dielman’, che racconta la storia di una giovane vedova che si prostituisce in casa, è considerato il film che l’ha consacrata come cineasta a livello internazionale. Il film partecipò alla 28esima edizione del Festival di Cannes nella sezione parallela Quinzaine des Réalisateurs.  Il sesso, la religione e la solitudine sono i temi ricorrenti della sua filmografia, caratterizzata dall’austerità nella messa in scena e da uno stile personale al di là delle mode cinematografiche. Il suo era un cinema segnato dalla militanza femminista senza cedimenti alle concessioni formali né tematiche.  

La Akerman si è cimentata in diversi generi cinematografici, dalla commedia musicale di ‘Golden Eighties’ (1986) alla commedia romantica di ‘Un divano a New York’ (1996) con Juliette Binoche e William Hurt, o storie d’amore più intimistico come ‘Notte e giorno’ (1991). Famosa anche come documentarista, con ‘D’est’ (1993) ha raccontato la vita nell’Europa orientale dopo il crollo dell’Unione Sovietica; con ‘Sud’ (1999) il razzismo negli Stati Uniti; con ‘De l’autre coté’(1999) le stori dei messicani che attraversano illegamente il confine con gli Stati Uniti. Ha partecipato alla sezione ufficiale del Festival di Berlino nel 1989 con ‘Histoires d’Amérique’e alla mostra del cinema di Venezia nel 1991 con ‘Notte e Giorno’; ha ottenuto una nomination per il premio francese César francesi per il documentario ‘Là-bas’(2006). Nel 2004 ha ricevuto la medaglia Fellini da partr dell’Unesco per il suo contributo alla diffusione e il rispetto per la diversità culturale. Nel 2008 è stata presidente della giuria della sezione Orizzonti della 65esima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. 

(com.unica, 7 ottobre 2015)

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