L’Autorità nazionale palestinese non si sente più “vincolata agli impegni firmati con Israele”. È quanto ha affermato nel suo discorso pronunciato a New York all’Assemblea generale della Nazioni Unite il presidente dell’Anp Abu Mazen, mettendo così in dubbio la validità degli accordi di Oslo stipulati con il governo di Gerusalemme nel 1993.

“Fino a che Israele rifiuta di impegnarsi sugli accordi firmati con noi rendendoci un’autorità senza poteri reali e si rifiuta di fermare le attività d’insediamento e di liberare i prigionieri palestinesi, non abbiamo altra scelta”, le accuse del leader palestinese. “Proteggeteci”, l’appello poi rivolto all’Onu, nella cui sede è avvenuto ieri il primo alzabandiera palestinese.

Abu Mazen è sempre più debole nei sondaggi in Cisgiordania e la messa in dubbio degli accordi appare come un tentativo di rilanciare la sua posizione ma a che prezzo? Di “parole ingannevoli”, parla il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, il cui discorso è atteso oggi al Palazzo di Vetro.

Netanyahu “ha anticipato che smonterà ‘le bugie palestinesi’ sulle intenzioni d’Israele di cambiare lo status quo nei luoghi sacri all’Islam, come la Moschea al-Aqsa, teatro di scontri fin dal luglio scorso. E che ribadirà tutto il suo impegno per la pace”. 

(com.unica, 1 ottobre 2015)

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