L’occupazione tedesca della Francia ebbe inizio il 10 maggio 1940. Ancora una volta la tattica utilizzata fu quella della guerra-lampo, una tattica militare di movimento costituita da rapide avanzate, facilitata dall’uso massiccio del bombardamento aereo e dei mezzi corazzati, come i carri armati (Panzer) e gli autoblindo, autoveicoli con ruote di gomma, ma rinforzati e muniti di un piccolo cannone o di una mitragliatrice. Hitler non rispettò le dichiarazioni di neutralità, l’esercito tedesco, passando attraverso Belgio, Olanda e Lussemburgo, superò la foresta delle Ardenne e con una manovra detta “colpo di falce”, aggirò la linea Maginot, una fortificazione costruita lungo il confine nord-orientale, che separava la Francia dalla Germania, costituita da una successione continua di opere in cemento armato collegate da gallerie e camminamenti interrati.

Le truppe naziste ebbero la meglio sull’esercito francese, uno dei più potenti eserciti di terra del continente, in una straordinaria dimostrazione di forza: in tre giorni i panzer tedeschi formarono delle profonde teste di ponte ad ovest della Mosa e sbaragliarono le ormai deboli resistenze francesi. La 9° Armata Francese cadde definitivamente il 16 maggio e i carri armati tedeschi ebbero il via libera verso le coste della Manica, raggiungendo Abbeville il 20 maggio. La situazione degli alleati si dimostrò più che preoccupante: il raggruppamento franco-inglese penetrato in Belgio rischiò di essere distrutto, tutti i tentativi di contrattacco a nord, come quello di Arras del 21 maggio, o a sud sulla Somme, fallirono.

La situazione peggiorò con la resa dell’esercito belga il 28 maggio. L’Olanda, attaccata da mezzi corazzati e da paracadutisti, aveva già rinunciato a combattere il 15 maggio, dopo il bombardamento aereo di Rotterdam. Il 26 maggio Winston Churchill autorizzò gli Inglesi a ripiegare verso la costa e il porto di Dunkerque, dove erano radunate navi militari, mercatili e imbarcazioni private di vario tipo, per permettere l’evacuazione dei soldati (Operazione Dynamo). Anche i Francesi a loro volta avevano ripiegato verso la costa, dopo che parte delle loro forze erano state circondate a Lilla, che cadde il 29 maggio. Le corazzate tedesche arrivate lungo la costa avevano proseguito verso nord, occupando Boulogne, Calais e Dunkerque. La situazione apparve compromessa, allorché il 24 maggio Hitler ordinò di fermare l’avanzata dei carri armati e di lasciar proseguire solo la fanteria, forse per risparmiare le forze in vista di altre campagne, o semplicemente per risparmiare la disfatta agli Inglesi, di fronte a possibili future trattative di pace. Di fatto permise così a Hermann Göring di impedire l’evacuazione dei soldati con la forza aerea della Luftwaffe. il 10 giugno, dopo che i francesi si ritirarono sulla Loira, i tedeschi attraversarono la Senna, sfondando il fronte. Il governo francese si spostò da Parigi a Tours. L’11 giugno il generale francese Pierre Héring, governatore militare, dichiarò Parigi “città aperta”.

Parigi venne occupata dai Tedeschi il 14 giugno. L’esercito francese era sconfitto e decimato. Charles De Gaulle propose la fusione di Francia e Inghilterra in un unico Stato (Unione franco-britannica), questo provocò divergenze all’interno del Consiglio dei Ministri che causarono, il 16 giugno, le dimissioni di Paul Reynaud dall’incarico di Presidente del Consiglio. Il maresciallo Philippe Petain nella stessa giornata formò un nuovo gabinetto e incaricò il Ministro degli Esteri Paul Baudouin di chiedere l’armistizio ai Tedeschi. Il 21 giugno Hitler ricevette i plenipotenziari francesi, le condizioni della resa furono pesanti: spese di occupazione fissate a discrezione del vincitore (400 milioni di franchi francesi al giorno), nessuna restituzione dei prigionieri, 3/5 del territorio restavano occupati dall’invasore, le forze armate francesi dovevano essere disarmate e disciolte, l’esercito poteva essere ricostituito con sole 100 000 unità.

Il 22 giugno fu firmato l’Armistizio. Simbolicamente i delegati e i generali francesi e tedeschi si riunirono nello stesso luogo in cui la Germania, arrendendosi alla Francia, aveva firmato l’Armistizio nel 1918: a Compiègne, sul vecchio treno recuperato dal museo e parcheggiato in aperta campagna, nella stessa carrozza, seduti nelle stesse poltrone. Era giunta l’ora per i Tedeschi di lavare l’onta del disonore e della sofferenza che avevano afflitto la Germania dopo la Grande Guerra. Il nord della Francia, Parigi e tutta la costa atlantica restarono in possesso della Germania, mentre la Francia meridionale restava indipendente e manteneva le sue colonie, retta dal governo fantoccio, insediato a Vichy, del vecchio maresciallo Pétain, il quale collaborava apertamente con i nazisti.

La Francia capitolò il 25 giugno, i Tedeschi vinsero grazie a un massiccio dispiegamento di forze corazzate e meccanizzate, alla cooperazione tra Luftwaffe e truppe di terra, nonché l’impiego notevole di paracaduti lanciati oltre le linee nemiche. L’occupazione della Francia durò quattro anni, durante i quali venne eretto il Vallo Atlantico, un sistema di fortificazioni costiere costruito dal Terzo Reich, estese lungo le coste dell’Europa Nord-Occidentale (dalla Norvegia alla Francia), per impedire un possibile attacco alleato. Nel 1944, con lo sbarco in Normandia, iniziò la liberazione della Francia dal cappio nazista.

(Nadia Loreti/com.unica, 31 maaggio 2017)

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