lattes

Riprendiamo l’articolo di Daria Gorodisky pubblicato sull’inserto domenicale del “Corriere della Sera” dedicato al libro di Dante Lattes curato da Amos Luzzatto (suo nipote).

C G I EE. Volendo un po’ giocare, ecco la formula matematica dell’Etica Ebraica che potrebbe scaturire dalla celebre frase di Einstein: «La ricerca della Conoscenza di per sé, un amore della Giustizia quasi fanatico e il desiderio di Indipendenza personale sono aspetti della tradizione ebraica che mi fanno ringraziare la mia stella per il fatto di appartenerle». Sintesi davvero geniale (e come potrebbe non esserlo?) di una materia complessa.
L’etica ebraica nasce dai testi biblici e si sviluppa in secoli di pensiero dei più importanti intellettuali giudaici del mondo, che hanno messo a confronto e amalgamato fede e ragione, religione e filosofia, rapporto con Dio e libero arbitrio, responsabilità individuale e responsabilità collettiva.
Anche Dante Lattes ha affrontato il tema. Nato a Pitigliano nel 1876, giornalista, traduttore, docente, rabbino di ampie vedute, ha applicato verve e passione tanto nel collezionare saperi che nel divulgarli.
Ha aperto le finestre delle comunità italiane a brezze di yiddishkeit e di dibattito, fondando nel 1925 con Alfonso Pacifici la più autorevole rivista italiana di cultura ebraica tuttora pubblicata: «Rassegna di Israel».
Lattes è stato ed è una figura fondamentale dell’ebraismo italiano, «eppure il suo ruolo — ha scritto Federica Francesconi della University of Oregon — è stato riconosciuto a fatica dall’establishment». Quindi come è bello che adesso, in occasione dei 50 anni dalla morte, sia uscita un’importante raccolta di suoi scritti: Cultura ed etica ebraica (Bonanno editore, in collaborazione con l’Associazione Hans Jonas, pagine 172, 15).
Nella prima parte del libro, il curatore Amos Luzzatto presenta un ritratto preso da molto vicino di Lattes, suo nonno. Lo ricorda rigoroso, schivo, attento a esaminare il mondo; lo rivede preso dagli studi e dallo slancio sionista, viaggiatore curioso, esule in Palestina durante il nazi-fascismo. Una personalità indipendente che si riflette nel linguaggio moderno, diretto, facile, «totalmente assente di mediazioni lessicali».

Del resto, per Dante Lattes «l’assoluto ideale non ha caratteri di compromesso… L’Ebraismo ha avuto questa coscienza severa. Il suo Dio è il Dio della morale e della giustizia».

(Corriere della Sera, 28 giugno 2015)

Articolo di Daria Gorodisky, CORRIERE DELLA SERA

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