Il ritmo della vita: vecchi e bambini, la fotografia racconta il tempo che cambia
Al CMC di Milano, dal 24 settembre al 16 ottobre, 85 opere di 45 maestri attraversano oltre ottant’anni di fotografia umanista, tra infanzia, vecchiaia e dialogo tra generazioni
Dal 24 settembre al 16 ottobre 2026 il CMC – Centro Culturale di Milano ospita “Il ritmo della vita. Vecchi e bambini nella fotografia umanista del XX e XXI secolo”, una mostra collettiva curata dalla storica dell’arte Angela Madesani e organizzata da Franco Maria Ilardo. Sono 85 opere di 45 maestri della fotografia, dagli anni Quaranta a oggi, riunite in un percorso che mette a confronto i due estremi dell’esistenza: l’infanzia e la vecchiaia.
Fragilità, purezza e cambiamenti antropologici sono i fili che attraversano l’esposizione. L’idea nasce da una ricerca di Madesani sulle opere del fotografo toscano Max Baccetti e si sviluppa accostando il suo lavoro a quello di Paolo Simonazzi, Enzo Obiso e Paola Mongelli, insieme a una selezione di fotografie storiche vintage, dagli anni Quaranta ai primi anni Duemila, provenienti dalla Collezione di Rita e Riccardo Marone.
Il percorso guarda ai profondi mutamenti sociologici che negli ultimi quarant’anni hanno trasformato il modo di vivere e rappresentare la prima e l’ultima età della vita. Nell’Occidente contemporaneo, l’infanzia appare spesso iper-protetta ma isolata dietro gli schermi e precocemente mercificata; la vecchiaia, invece, sembra essersi allontanata dall’antica idea di “età della saggezza” per inseguire il mito globale dell’eterna giovinezza. Per conservare l’autenticità del racconto, la curatrice ha scelto di escludere gli scatti degli ultimissimi anni, concentrandosi su mondi in cui il tempo appare sospeso e il dialogo tra generazioni è ancora diretto.
Al centro della sezione contemporanea ci sono le immagini di Max Baccetti, che mette l’essere umano al centro della sua fotografia di viaggio. Non una fotografia di denuncia, ma di narrazione e partecipazione. Una foto scattata in Nepal nel 1993, con un’anziana signora e una bambina sorridenti, sembra condensare il senso della mostra: tra le due figure, probabilmente legate da parentela, emerge soprattutto un intenso dialogo tra generazioni. Nei reportage in Nepal, Mali e Amazzonia, Baccetti cerca comprensione e complicità, raccontando la spiritualità dei vecchi saggi Dogon e l’ingenuità dei bambini della foresta.
Paolo Simonazzi, medico e fotografo, porta invece quattro opere realizzate a Cuba. Richiamandosi alla massima terenziana “Homo sum, humani nihil a me alienum puto”, osserva la dimensione dell’eventuale, dell’improbabile e del provvisorio, cioè la precarietà della vita. Sei anziani, segnati dalla miseria e circondati da simboli ironici e potenti, sono i protagonisti delle sue immagini.
Enzo Obiso propone un contrasto temporale costruito lungo anni di lavoro sulla figura umana nelle diverse età. Le sue fotografie passano dalle piole torinesi degli anni Settanta, con la socialità spontanea degli anziani, ai giochi di strada dei bambini, ancora lontani dalle future schiavitù digitali, fino ai reportage di fine millennio in India, durante il Kumbh Mela, e in una Mongolia appena uscita dall’orbita sovietica. Paola Mongelli, sua allieva, espone due fotografie scattate in Benin nel 2004: bambini, le sue “piccole divinità”, emergono da composizioni morbide e oniriche, dentro una spiritualità laica in cui l’essere umano è parte del tutto.
L’altra anima della mostra arriva dalla collezione napoletana di Rita e Riccardo Marone, con una fotografia umanista europea e americana che restituisce un’Italia e un’Europa di mestieri improvvisati, povertà e fierezza. Le immagini vintage raccontano un mondo scomparso: vecchi bottegai affacciati da negozi bui, in fotografie che rimandano a quelle del parigino Eugène Atget. Tra queste spicca uno scatto del bolognese Giovanni Bartoli, ragioniere e appassionato fotografo, mentre Édouard Boubat ritrae un vecchio ingobbito che spinge il carretto, strumento essenziale della sua povera attività.
Il dopoguerra italiano passa attraverso i vicoli di Napoli nelle fotografie dell’Agenzia Tullio Farabola. La strada e lo “scugnizzo” tornano negli scatti di Aldo Bonasia, Mario Cattaneo, Aldo Roveri e Antonio Sansone, autore anche della memorabile immagine di due sacerdoti in tonaca e cappello, figure che richiamano il mondo de Il Gattopardo. Luciano D’Alessandro guarda oltre la miseria e coglie la profondità psicologica di bambini che assumono pose da adulti; Giuseppe Leone osserva invece il contatto tra generazioni attraverso un anziano dalla pelle rugosa circondato da bambini incuriositi. Fausto Giaccone ferma il tempo davanti ai manifesti che ricordano i trent’anni dall’eccidio di Portella della Ginestra.
Il rapporto tra anziani e bambini attraversa anche le fotografie di Helen Levitt e Peter Moeschlin: una donna tiene per mano una bambina che la guarda con affetto, mentre in un’altra immagine il chiacchiericcio e il pettegolezzo bonario diventano il soggetto di una scena quotidiana. Attorno, un mondo distrutto dalla guerra, ma relazioni umane che continuano. Bambini, uomini, vecchi e giovani convivono nella fotografia di Giulia Niccolai; una vecchia giornalaia, imbacuccata nel suo botteghino su una strada innevata, è invece la protagonista dello scatto di Federico Patellani.
Completano il percorso la celebre bambina vestita da piccola suora fotografata da Ferdinando Scianna per “Feste religiose in Sicilia”, realizzato con Leonardo Sciascia, gli sguardi poetici di Nino Migliori e i bambini milanesi in grembiule nero e calzoncini corti ritratti da Mario De Biasi. Henri Cartier-Bresson firma l’irriverente ritratto di un’anziana signora carica di medaglie patriottiche; Robert Doisneau osserva con tenerezza i bambini parigini che fanno la verticale in strada.
In mostra ci sono anche John Vachon, Peter Moeschlin, con i rapporti umani tra le macerie della guerra, Raynor Darka a Honfleur, René Jacques e l’agenzia Roger-Viollet, che restituisce la stanchezza millenaria di un’anziana parigina alla fontanella. Una nota contemporanea arriva da Monica Biancardi, con bambini sorridenti che giocano con una rete a Ebron, in Palestina.
La fotografia, infine, diventa anche strumento di cambiamento sociale. La mostra documenta il suo ruolo nella trasformazione delle leggi sul lavoro minorile, dagli storici scatti americani di Lewis Hine alla partecipazione sociale raccontata da Jack Delano e Mary Ellen Mark, fino alla sensibilizzazione in Italia attraverso le immagini di Gabriella Mercadini, Enrico Pasquali, Barry Thumma e Tony Spina.
INFORMAZIONI
“IL RITMO DELLA VITA”
Vecchi e bambini nella fotografia umanista del XX e XXI secolo
24 settembre – 16 ottobre 2026 CMC – Centro Culturale di Milano
Largo Corsia dei Servi, 4
20122 Milano MI
Tel. 02 86455162
Orari: Lunedì-Venerdi 10,30 -13,00 / 14,30 – 18,00
Sabato e domenica 15,00 – 18,00
com.unica, 17 settembre 2026
*Foto in alto di Enzo Obiso
