La sanità privata cresce ancora. E il conto lo pagano sempre più gli italiani
L’indagine AISI, elaborata sui dati di OECD, Commissione europea, European Observatory e IVASS, fotografa un sistema nel quale la spesa privata ha ormai un peso superiore alla media dell’Unione europea
C’è un momento, nella vita di un sistema sanitario, in cui il privato smette di essere una semplice alternativa al pubblico e comincia a diventare una necessità. L’Italia sembra essere arrivata proprio lì.
A raccontarlo sono i numeri raccolti dall’indagine AISI – Associazione Imprese Sanitarie Indipendenti – attraverso dati OECD, Commissione europea, European Observatory on Health Systems and Policies e IVASS. Il quadro che emerge è quello di un Servizio sanitario nazionale ancora universalistico, ma sempre più affiancato, e in parte sostituito, dalla spesa privata delle famiglie.
Nel 2023, secondo i dati richiamati dall’analisi, la spesa sanitaria sostenuta direttamente dai cittadini rappresentava in Italia il 23,7% della spesa sanitaria complessiva, contro il 14,9% della media europea. È una distanza difficile da leggere come una semplice differenza statistica: significa che quasi un euro su quattro della spesa sanitaria italiana arriva direttamente dalle tasche delle famiglie. La Commissione europea segnala inoltre che nel 2024 quasi il 10% degli italiani ha dichiarato di aver rinunciato a cure necessarie, una quota salita dal 6,3% del 2019.
La fotografia dell’OECD e dell’European Observatory era già eloquente: nel 2021 pagamenti diretti e assicurazioni sanitarie volontarie coprivano complessivamente il 24,5% della spesa sanitaria italiana, contro il 18,9% della media UE. E quasi metà della spesa sostenuta direttamente dalle famiglie riguardava le cure ambulatoriali.
È qui che il dato economico diventa una storia sociale. Perché dietro le percentuali ci sono le liste d’attesa, una visita specialistica fissata troppo lontano, una risonanza magnetica necessaria in tempi brevi, un dentista, un esame diagnostico. E c’è la scelta, sempre meno teorica, tra aspettare e pagare.
La crescita della sanità privata non è però soltanto una conseguenza della domanda. È diventata anche un settore economico rilevante. Secondo l’aggiornamento del rapporto Mediobanca citato da AISI, nel 2024 il fatturato aggregato dei principali operatori privati ha raggiunto 13,4 miliardi di euro, il 5,5% in più rispetto al 2023 e il 22% rispetto al 2019.
Il paradosso è tutto qui: il privato cresce perché il pubblico non riesce sempre a rispondere con la rapidità necessaria; ma più cresce la componente privata, più aumenta il rischio che l’accesso alle cure dipenda dalla capacità di spesa individuale.
Non significa che pubblico e privato debbano essere necessariamente avversari. Il problema è un altro: chi decide quanto spazio debba avere ciascuno e, soprattutto, chi garantisce che la salute non diventi una funzione del reddito?
L’Italia continua ad avere un Servizio sanitario nazionale. Ma la domanda che i numeri impongono è ormai inevitabile: quanto del diritto universale alla cura stiamo affidando, giorno dopo giorno, al portafoglio degli italiani?
com.unica, 19 agosto 2026
