Antifascisti, esuli, liberi e nemici del «gangsterismo» intellettuale. In Francia esce il loro epistolario (da “Il Giornale“)

Emigrato in Francia nel 1934, era stato mitragliere nei ranghi dell’aviazione repubblicana organizzata da André Malraux, in Spagna. In fuga dalla Parigi su cui sventola la svastica, aveva perso la moglie, Annie Pohl. Quando approda in Algeria, a Orano, nel 1941, Nicola Chiaromonte ha 36 anni, è un pensatore anomalo, antifascista ma ostile all’antifascismo militante, «semplice negazione della negazione», colpito dalla Storia ma non arreso, inarrestabile.

Albert Camus ha 27 anni e nel cassetto i libri più noti, Il mito di Sisifo e Lo straniero. La sintonia tra il giovane scrittore e il filosofo è totale. Amavano il mare, diventarono amici. «Ce ne andammo in bicicletta oltre Mers-el-Kebir, su una spiaggia deserta. Non si parlò troppo neppure allora, ma si disse molto bene del mare, come di un oggetto nel quale non c’è niente da capire, eppure è inesauribile e non stanca mai», ricorda Chiaromonte in un commosso «coccodrillo», sul numero del gennaio 1960 di “Tempo presente”, la rivista che aveva fondato quattro anni prima con Ignazio Silone.

«Sul primo numero di “Tempo presente”, Chiaromonte pubblica un racconto di Camus, La Femme adultère, che sarà poi raccolto in L’esilio e il regno. D’altronde, quando si trasferisce negli Stati Uniti, animando la rivista “Politics” insieme a Dwight Macdonald, sarà proprio Chiaromonte a favorire le prime traduzioni di Camus oltreoceano. Il giorno dopo la bomba atomica su Hiroshima, il filosofo scrive la prima lettera a Camus, ricordandogli l’antica amicizia, la necessità di consolidarla di fronte al baratro del mondo», mi dice Samantha Novello.

Ascoltarla affascina. Insegnante di filosofia e storia in un liceo scientifico di Firenze (ergo: fuori dalle maglie di qualsiasi accademia italica), la Novello ha curato per Gallimard la Correspondance (1945-1959) tra Camus e Chiaromonte, che si sviluppa in 90 lettere importanti per capire il carisma «politico» di Camus – su cui per altro negli Stati Uniti la studiosa ha pubblicato un libro nel 2010: Albert Camus as Political Thinker).

Nicola Chiaromonte

Per sommi capi, mi racconti come si coagula il rapporto tra Chiaromonte e Camus: si incontrano in Algeria nel 1941, poi il filosofo italiano è a Casablanca e a New York. La loro frequentazione è soltanto epistolare? «Chiaromonte, intellettuale antifascista già esule a Parigi negli anni ’30 per la sua militanza clandestina nel movimento di Giustizia e Libertà, è costretto ad abbandonare la Francia, che aveva scelto come sua patria elettiva, in seguito alla vittoria e conseguente occupazione nazista nell’estate del 1940. Grazie ad amici comuni, Chiaromonte, in attesa di ottenere il visto per emigrare negli Stati Uniti, è ospitato da Camus e da sua moglie, Francine Faure, a Orano. Come ricorderà Chiaromonte alla morte di Camus nel gennaio del 1960, la loro amicizia nasce dal dono dell’ospitalità che il francese offre allo straniero, sradicato e in fuga dalla guerra e dalla persecuzione politica. Lo scambio epistolare inizia nell’estate di Hiroshima per riannodare quell’amicizia, che prosegue e si rafforza negli anni, nonostante la distanza. La loro frequentazione non è solo epistolare: Camus ritroverà l’amico a New York nella primavera del 1946 e aiuterà Chiaromonte a rientrare in Europa e ristabilirsi a Parigi fra il 1947 e il 1952. I due continueranno poi a restare in contatto epistolare in seguito alla decisione di Chiaromonte di tornare a Roma nel ’52 (per motivi personali che la corrispondenza esplora). Chiaromonte continuerà a far visita all’amico a Parigi almeno una volta all’anno (Chiaromonte considerava Parigi e la Francia la propria patria elettiva, dove sfuggiva appena possibile al provincialismo dell’Italia del dopoguerra). Quando nel 1954 Camus sarà invitato a tenere un ciclo di conferenze sull’artista e il suo tempo a Milano, Torino, Genova e Roma, insieme a Chiaromonte farà un breve viaggio fino a Napoli e Paestum, che salderà la loro comunione di sensibilità e spirito, aiutando lo scrittore francese a superare il doloroso periodo della sua vita personale e intellettuale. Lo scambio epistolare permetterà a Camus di partecipare attivamente alla realizzazione del progetto della rivista Tempo presente, caro a Chiaromonte e Silone».

Cosa affascina al filosofo del giovane scrittore francese? Cosa riconosce nella sua impresa letteraria? In che misura i romanzi di Camus chiarificano o precisano le idee «politiche» di Chiaromonte? «Durante la guerra, mentre è a New York, Chiaromonte è folgorato dalla lettura de Lo straniero e in seguito del saggio filosofico sull’assurdo, Il mito di Sisifo. Il tema dell’assurdo e la decisione, emblematicamente rappresentata dal personaggio di Meursault, di rifiutarsi di mentire, di dire la verità rispetto al proprio sentire, tornando in qualche modo alle cose stesse al di là delle false costruzioni sociali, risuonava profondamente nella riflessione chiaromontiana, in particolare nel suo antifascismo e nel suo rifiuto delle diverse forme di totalitarismo. Nel 1956 Chiaromonte apprezzerà molto le novelle di Camus, raccolte in L’esilio e il regno, incentrate sul tema della liberazione dall’alienazione del mondo contemporaneo recuperando un senso nuovo di comunione con la natura e di solidarietà con la comunità umana di fronte alla sofferenza e alla morte. Quel che li univa era l’amore per la letteratura russa (Tolstoj, in particolare, e Pasternak nelle ultime lettere)».

Chiaromonte, dai tardi Cinquanta, ingaggia una polemica contro gli intellettuali «impegnati» alla Sartre. Diversamente, Camus lo convince: perché? «Chiaromonte è fra i primi e più attenti testimoni della violenta polemica che si scatena intorno alla pubblicazione dell’Uomo in rivolta di Camus (1952), in particolare, dalle colonne di “Les Temps Modernes” di Sartre a causa dell’aperto rifiuto del marxismo e dello stalinismo come forme pervertite di rivolta. Chiaromonte scriverà sulla polemica sia per le riviste americane che in Italia. Le lettere attestano che considerava il saggio di Camus sulla rivolta scritto e argomentato in maniera superba, capace di offrire una testimonianza preziosa del dilemma etico della Resistenza, e di mostrare l’integrità e la statura morale dell’amico francese in contrapposizione a quello che Chiaromonte denuncia come un irresponsabile gangsterismo intellettuale del filosofo Sartre e della cerchia di esistenzial-marxisti francesi».

Nella lettera di Camus a Chiaromonte datata 5 maggio 1954, lo scrittore parla di un adulterio e di uno squarcio sentimentale. Può spiegarmi? «Camus è stato un uomo infedele. Nel 1946, negli Stati Uniti, aveva avuto un rapido flirt con la giovane giornalista Patricia Blake. Sposata al compositore russo Nicolas Nabokov, nel 1952 questa stessa donna conosce Nicola Chiaromonte e tra i due nasce una relazione. Vedovo, risposato con Miriam Rosenthal, Chiaromonte non riesce a vivere nel tormento del tradimento: per questo, scappa dall’amata Francia, torna in Italia. Maledirà per sempre questa scelta».

Lei ha lavorato anche ai tomi «Pléiade» che raccolgono le opere di Camus: cosa ci resta da scoprire e da leggere del grande romanziere, a suo avviso? O meglio: in che direzione dovrebbe disporsi la ricerca dello studioso di Camus, oggi? «Uno degli ultimi numeri della rivista “Critique” diretta da Philippe Roger di quest’anno registra una tendenza a riscoprire ed esplorare il Camus politico. La corrispondenza Camus-Chiaromonte ha una forte valenza politica, attestando l’impegno che univa i due per una ricostruzione etica e politica dell’Europa oltre il nichilismo contemporaneo (si vedano i progetti per la creazione degli Europe America Groups voluti da Macdonald, Chiaromonte e Camus e in Europa dei Groupes de Liaison Internationale promossi da Camus). Per nichilismo entrambi intendevano, con Nietzsche, non tanto la perdita di valori assoluti (assurdo), quanto la negazione assoluta della possibilità di dare senso alle cose (disperazione), associata al risentimento, ossia alla svalutazione e denigrazione dell’altro. Per Chiaromonte, l’ultimo Camus testimoniava della ricerca dello scrittore di superare il nichilismo contemporaneo».

Davide Brullo, Il Giornale 28 luglio 2019

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