Si è celebrata ieri la ventiseiesima Giornata mondiale della libertà di stampa, indetta dalle Nazioni Unite nel 1993, che rappresenta l’occasione per fare il punto su quella che è la situazione del “quarto potere” nel mondo, ricordando anche a tutti i Paesi quanto sia importante preservare l’indipendenza della stampa, che rappresenta una spia sulla salute della democrazia. Il tema scelto per questa edizione della Giornata, infatti, è: “Media per la democrazia: giornalismo ed elezioni in tempi di disinformazione“.
“Non vi sono soltanto gli assassini e i rapimenti, gli arresti e le persecuzioni di giornalisti al centro della giornata mondiale della libertà e dell’informazione indetta dall’ONU”, ha dichiarato Paolo Serventi LonghiSegretario Generale della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, “Accanto al ricordo delle colleghe e dei colleghi scomparsi, alla richiesta di liberazione immediata dei giornalisti rapiti oppure in prigione, ci deve essere quest’anno una seria riflessione sui tentativi di condizionare l’informazione, di ridurne la qualità, di renderla funzionale soprattutto alle esigenze del marketing e della pubblicità”.
“Abbiamo il dovere oggi”, ha proseguito Serventi Longhi, “di ricordare Florence Aubenas, il suo interprete, e i colleghi rumeni ancora sequestrati in Iraq, di chiedere giustizia per l’uccisione di Nicola Calipari e il ferimento di Giuliana Sgrena, di ricordare Enzo Baldoni e tutti coloro che si sono sacrificati per fare informazione. Dobbiamo anche denunciare i drammi delle repressioni, degli arresti, delle minacce e delle aggressioni di giornalisti in tanti Paesi. Ne parleremo a Roma in occasione della sessione del Comitato Esecutivo della Federazione Internazionale che si riunirà il 4 e 5 giugno prossimi e che sarà preceduta da due conferenze mondiali sul giornalismo al femminile e la guerra e sulla difesa del ruolo dei servizi pubblici radiotelevisivi”. 
“Ma oggi”, ha concluso il segretario generale della FNSI, “almeno noi giornalisti italiani di un sistema informativo collocato al 78/mo posto della classifica internazionale della libertà dell’informazione, riflettiamo sul nostro contributo individuale e collettivo, di ogni giorno, per difendere la verità e i diritti dei cittadini”.
A tal proposito, si è espresso anche l’Alto rappresentante per la politica estera, Federica Mogherini, che in una dichiarazione a nome dei 28 Stati membri dell’Unione Europea ha detto: “La qualità dei processi democratici è strettamente connessa con i livelli della libertà di espressione e anche della libertà e del pluralismo dei mezzi di comunicazione. Mezzi di comunicazione liberi, diversificati e indipendenti sono la base stessa di una società pluralista e aperta, e la loro responsabilità è grande: garantire al pubblico informazioni verificate e corrette”.
Il “World Press Freedom Day” è stato istituito nel dicembre del 1993 dall’Assemblea Generale dell’Onu, su raccomandazione della Conferenza Generale dell’Unesco. La volontà di festeggiare questa ricorrenza proprio il 3 maggio è legata all’anniversario della Dichiarazione di Windhoek, che nel 1991 concluse, nella città namibiana, il seminario Unesco sulla Promozione di una stampa africana libera e pluralistica.
Nel 2018, secondo l’osservatorio Unesco, sono stati 99 gli operatori dei media ad essere stati uccisi, numero che tocca le 1307 unità se si prendono in considerazione i delitti portati a termine negli anni compresi tra il 1994 e il 2018. 
In questo contesto, il Consiglio d’Europa ha pubblicato un rapporto in cui sono elencate le principali minacce alla libertà di espressione nel 2018, come intimidazioni, violenze e bavagli. Due gli esempi più recenti di giornalismo sotto attacco: lo slovacco Ján Kuciak e la maltese Daphne Caruana Galizia, entrambi uccisi lo scorso anno a causa del loro lavoro investigativo su casi di corruzione e crimine organizzato.
Ma nel rapporto rientrano anche Ungheria, Russia e Turchia, sotto osservazione per il trattamento che viene riservato ai giornalisti, e anche l’Italia, dove Luigi Di Maio è finito sotto la lente del Consiglio per aver esercitato pressioni finanziarie sui media per limitare la libertà di stampa nel nostro Paese. 
Tante le iniziative: questa mattina, la Federazione nazionale della stampa italiana, insieme con Usigrai, Ordine dei giornalisti del Lazio, associazione Articolo21, Amnesty International Italia e Rete NoBavaglio, ha dato vita a un sit-in in piazza Santi Apostoli, nei pressi degli Uffici della Rappresentanza dell’Unione Europea. Sempre a Roma, alle 16, verrà presentata e firmata la “Carta di Assisi: manifesto internazionale contro i muri mediatici e l’uso delle parole come pietre”. 

com.unica, 4 maggio 2019

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