Imporre “l’autorità della democrazia e non la democrazia autoritaria” per scongiurare i rischi di una sorta di “guerra civile europea”: nel suo discorso di ieri all’Europarlamento il presidente francese, in vista delle elezioni europee di primavera, ha lanciato un appello anti-euroscettico e anti-populista e ha difeso l’idea di tassare i big tech (Il Sole 24 Ore). Si è poi detto favorevole alla tassazione delle imprese più inquinanti. In entrambi i casi, l’obiettivo secondo Emmanuel Macron, dovrebbe essere di aumentare le risorse proprie nel bilancio comunitario. Sul versante della zona euro, ha ribadito che dal suo punto di vista è necessario completare l’unione bancaria e soprattutto creare “una capacità di bilancio per garantire stabilità e convergenza”.

Quello di Macron è tuttavia un discorso meno energico di quello della Sorbona, e nonostante le rassicurazioni di segno opposto da parte della Cancelliera tedesca Angela Merkel sarà difficile arrivare al Consiglio europeo di  giugno con un accordo sulla zona Euro, nota  Repubblica. L’allentamento dell’asse franco-tedesco fa quasi sembrare inutile il richiamo che il presidente della Commissione, Juncker, aveva rivolto a Macron, pur lodandone l’intervento: “L’Europa non è un club guidato da Francia e Germania, ma un’Unione a 28”. 

Quanto alle trattative sulla Brexit, la premier britannica Theresa May dovrà affrontare un’altra battaglia interna: alcuni poteri che da Bruxelles torneranno a Londra potrebbero essere pretesi dalle amministrazioni di Scozia e Galles (Bloomberg).

(com.unica, 18 aprile 2018)

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