Non è un mistero che, sebbene appartengano allo stesso partito, il primo ministro Benjamin Netanyahu e il presidente Reuven Rivlin non vadano molto d’accordo. Su una cosa però i due leader di Israele sono più che d’accordo: Gerusalemme ha bisogno di Putin, ora più che mai. Rivlin ha visitato Mosca a marzo, Netanyahu ha spesso parlato con Putin, recentemente, riportava il giornalista Ben Caspit, solitamente bene informato sulle questioni diplomatiche e di sicurezza: l’obiettivo è trovare in Putin, se non proprio un alleato, un partner strategico su alcune questioni di sicurezza. Tra queste, naturalmente, Hezbollah. La milizia sciita libanese, coinvolta nella guerra civile siriana, è sostenuta soprattutto all’Iran. Teheran e Mosca, a loro volta, sono alleati in Siria, dove entrambi sostengono Assad.

Israele vorrebbe convincere i russi a prendere le distanze dagli ayatollah, o, se non altro, a fare tutto il possibile perché il sostegno del Cremlino a Teheran non si traduca in un rafforzamento di Hezbollah. Vuole anche che Putin garantisca che Israele non si troverà con Hezbollah sul confine con la Siria (sul confine libanese, purtroppo, Hezbollah c’è già). Per mantenere buone le relazioni con Mosca, Gerusalemme è anche stata disponibile a sacrificare quelle con Ankara, facendo saltare una visita di conciliazione. Dal canto suo, Putin garantisce che le armi russe passate all’Iran non finiscono nelle mani di Hezbollah. La stampa pro-Cremlino ha anche diffuso la notizia secondo cui Mosca avrebbe bloccato il trasferimento dei suoi missili agli iraniani proprio per evitare che finissero ad Hezbollah.

Quanto Israele possa fidarsi veramente di Putin resta tutto da dimostrare: Rivlin e Netanyahu questo probabilmente lo tengono in conto. Ma, al contempo, sono convinti di non avere alternative.

(Anna Momigliano, Pagine Ebraiche Aprile 2016/com.unica)

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