[ACCADDE OGGI]

La sponda mediterranea africana ma anche il cuore europeo furono sconvolte allo scoccare dell’alba del 1 novembre 1954, quando, a nemmeno dieci anni dalla fine della guerra che già aveva portato lutti e tragedie negli stessi luoghi, iniziò la battaglia di Algeri che diede l’avvio alla Guerra d’Algeria protrattasi per lunghissimi otto anni in tutto il territorio algerino ed anche in quello francese.

La guerra causerà uno sconquassamento politico totale nei paesi in conflitto. Gli schieramenti contrapposti facevano riferimento da una parte alla Francia, che istituzionalmente considerava il territorio algerino provincia e parte integrante dello stato francese e i cittadini francesi, i coloni pieds-noirs, residenti e tantissimi anche nati in terra d’Algeria che non rinunciavano alla loro identità di francesi dei territori d’oltremare. Dall’altra parte vi era il Fronte di Liberazione Nazionale, un movimento terrorista contrario alla presenza dei Francesi nel Paese e ai movimenti politici algerini non estremistici che, in contrapposizione agli algerini arabi e berberi moderati e spinti dal panarabismo dell’egiziano Kamal Nasser, lottavano per la nascita di uno “Stato algerino, sovrano, democratico e sociale, all’interno dei principi dell’Islam». Fu una lotta senza quartiere e senza esclusione di colpi anche i più tremendi.

Alla fine si conteranno oltre trecentomila morti, la maggior parte tra cittadini inermi, tra arabi moderati vittime di attentati ad opera degli insorti e rappresaglie delle forze francesi. La Francia inizialmente reagì in maniera durissima tanto che l’allora ministro dell’interno il socialista Francois Mitterrand, futuro presidente della Repubblica Francese, risponderà alle dichiarazioni indipendentiste del FLN con questa frase: “la ribellione algerina può trovare un’unica forma terminale: la guerra”. Ma l’andamento del conflitto e soprattutto gli attentati che incominciarono a farsi sentire in territorio francese indusse il governo a più miti consigli tanto da promuovere leggi che gradatamente estendevano la cittadinanza francese anche agli arabi algerini fino a quel momento privi. Tra politica della carota e del bastone la Francia arrivò sul punto di vincere la guerra e di stabilizzare la situazione nel territorio maghrebino con la chiamata al governo del generale De Gaulle che si indirizzò ai francesi esclamando “Vive l’Algérie française”.

Ma poi la sempre più pressante opposizione interna e internazionale costrinsero De Gaulle a rivedere le proprie posizioni fino al punto che i coloni pieds-noirs, supportati da unità dell’esercito, organizzarono nel gennaio del 1960 un’insurrezione ad Algeri che ottenne in Europa il sostegno delle masse. Nacque così l’OAS (Organisation de l’armée secrète) guidata dal generale Salan che dopo l’iniziale successo insurrezionale fu costretto alla fuga dalla immediata reazione di De Gaulle che sconfisse i militari insorti. Il 19 marzo del 1962 veniva proclamato il cessate il fuoco in terra d’Algeria con la stipula degli accordi di Evian tra il governo francese e il Governo provvisorio della Repubblica algerina, il governo in esilio del Front de Libération Nationale (FNL). Il 3 luglio di quello stesso anno l’Algeria raggiunse l’indipendenza.

(Franco Seccia/com.unica, 1 novembre 2017)

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