[ACCADDE OGGI]

L’acronimo FIAT (Fabbrica Italiana Automobili Torino) può anche riferirsi a concetti biblici religiosi e questo non piaceva al conte Emanuele Cacherano di Bricherasio ateo e anticlericale, un latifondista e ricco imprenditore torinese che insieme a una dozzina di suoi pari, nobili e possidenti, l’11 luglio 1899 diede vita alla “Società Anonima Automobili Fabbrica Italiana di Automobili Torino” con un capitale iniziale pari a quasi dieci milioni degli attuali euro. Ma il conte si dovette piegare alla nuova denominazione societaria quando, a seguito dei primi intoppi finanziari, entrò nell’assetto societario il ricco possidente torinese Giovanni Agnelli ammesso alla corte dei nobili fondatori più per la sua capacità finanziaria che per il suo sangue scarsamente blu. Così liquidato Giovanni Battista Ceirano la vera anima meccanica del gruppo che aveva il torto di non intendersi di faccende nobiliari, si diede vita alla Fiat con l’allestimento del centro di produzione del Lingotto da cui usci il primo modello di autovettura targata Fiat la famosa 3 ½ HP interamente progettata dall’ing. Aristide Faccioli e costruita artigianalmente dalla “Accomandita Ceirano”.

Con Giovanni Agnelli passato al quasi totale controllo della Fiat la fabbrica torinese prenderà il volo e si affermerà sul mercato internazionale anche grazie alla produzione bellica necessaria all’Italia nella 1^ guerra mondiale. Poi verranno gli anni del fascismo e della politica del regime per la conquista della terra e l’incremento della produzione agricola e la Fiat sarà l’industria capofila nella produzione dei mezzi occorrenti all’agricoltura. Ma sempre l’automobile sarà il segno distintivo della fabbrica torinese che negli anni del maggior consenso al regime e con Giovanni Agnelli divenuto senatore del Regno lancerà sul mercato la mitica “Balilla”. Poi gli anni della seconda guerra con la Fiat che aiuterà non poco l’impossibile sforzo bellico dell’Italia e quando tutto crollerà sarà miracolosamente la Fiat a salvarsi, anche grazie alla protezione tenacemente messa in atto dal governo del nord del Paese. Giovanni Agnelli se la vedrà brutta con i nuovi governanti dell’Italia democratica e repubblicana e solo la consapevolezza di non poter rinunciare alla più grande industria italiana lo salverà dall’accusa di collaborazionismo con il passato regime fascista. In ogni caso Agnelli lascerà il timone dell’azienda al siciliano Vittorio Valletta che porterà la Fiat ai massimi splendori e negli anni del boom economico la vecchia balilla concepita come auto per il popolo sarà sostituita dalla 500 che anche grazie all’affermazione del sistema del rateizzo sarà molto più alla portata di tutti.

Finalmente con una Fiat tornata a splendere come fiore all’occhiello dell’industria italiana, un Agnelli potrà tornare a capeggiare l’azienda di maggior produzione delle automobili made in italy e si aprirà la lunga era dell’ “Avvocato”, il nipote del capostipite Giovanni Agnelli, con lo stesso nome del nonno ma più confidenzialmente chiamato Gianni. Sarà l’impero degli Agnelli che la faranno da padrone e non solamente nel mondo degli affari.

La storia recente della Fiat, l’azienda automobilistica che ha contribuito a scrivere la storia d’Italia e non solo sulle quattro ruote, è ben nota a tutti e pur apprezzando la capacità dimostrata nel sapere affrontare la grande crisi di questi anni, ci spiace di dover formulare gli auguri inoltrandoli non più a Torino ma a Amsterdam e a Londra dove l’attuale Fiat Chrysler Automobiles N.V. si divide per sede legale e fiscale.

(Franco Seccia/com.unica 11 luglio 2017)

 

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