[ACCADDE OGGI]

Era un venerdì dell’anno 1918 quel 28 giugno. La sanguinosa guerra stava per concludersi con la disfatta dell’impero asburgico e con il rientro dei superstiti malamente feriti alle loro case, quelle povere case che purtroppo non rividero più decine e decine di migliaia di fanti, soprattutto “terroni”, che anche anonimamente avevano lasciato i loro corpi straziati in terra carsica.

L’estate incominciava a farsi sentire con i suoi morsi di aspra calura anche a Napoli che però quella mattina si svegliò con un senso di frescura percepibile dalle centinaia di manifesti apparsi sulle mura della città e che raffiguravano un ombrello, non un ombrellone ma un parapioggia. In tanti credettero alla pubblicità di qualche fabbrica produttrice di ombrelli. La risposta arrivò qualche giorno dopo anche se in maniera non esaustiva quando all’immagine dell’ombrello sui manifesti fu sovrapposta la scritta “Come Pioveva”.

L’episodio è ricordato come uno dei primi esempi di marketing discografico curato dallo stesso autore della canzone quel tale Michele Testa, attore poliedrico e, soprattutto, il cantautore che amava presentare le sue canzoni al pubblico con il suo nome d’arte annunziando “Versi di Armando, musica di Gill, cantati da sé medesimo, Armando Gill.

La canzone ebbe uno straordinario successo e ancora oggi è tra i classici italiani più cantati.

Armando Gill ricordato per i suoi testi in un italiano depurato da arcaismi e da moduli letterari, con un linguaggio diretto e colloquiale, fatto di quotidianità, è infatti l’inventore di un linguaggio diretto anticipatore di un genere che si affermerà solo molti anni dopo…

(Franco Seccia/com.unica 28 giugno 2017)

 

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