[ACCADDE OGGI]

“…Tu sei la lingua più bella del mondo, la lingua che non si parla, eppure comprensibile a tutti, proprio tutti. È la lingua che parlano gli angeli in paradiso, perciò ti amo. E ti prego: quando sarà giunto il momento, di’ a quella signora di non cercarmi. L’appuntamento è lì, su quel sentiero bianco e nero di ebano e avorio. Io sarò lì, puntuale e sereno. E ritornerò nel tuo grembo così come sono venuto. Te ne accorgerai, perché sentirai la mia ultima nota, uguale e identica alla prima che mi insegnasti, ti ricordi? Era un la, un la naturale!”.

La musica, la lingua più bella del mondo che non si parla ma che tutti capiscono, che può essere bellissima, musica di angeli, se scritta e suonata su quei sentieri bianchi e neri di ebano e avorio che sono i tasti del pianoforte di un grande artista come fu Renato Carosone che con queste parole si rivolse alla morte nella sua “lettera di un pianista”. Non è abitudine dell’estensore di queste note di Accadde Oggi per Comunica, di soffermarsi sui ricordi personali. Ma uno strappo alla regola nel giorno della ricorrenza del quindicesimo anniversario della scomparsa di Renato Carosone avvenuta il 20 maggio del 2001 me la perdonerete. Si era nell’autunno del 1994 e fui distolto dal mio lavoro ad un tavolo del Ministero del Bilancio da un gran vociare proveniente dai corridoi oscuri e tristi del palazzone che Quintino Sella volle in quella via XX Settembre nella Roma ormai italiana. Tutti, ma proprio tutti, uscieri, centralinisti e dattilografi si erano riversati nei corridoi dove con fare stralunata e in cerca di risposte da una delle centinaia di stanze che su quei corridoi si affacciano c’era lui, il maestro, Renato Carosone. Cercava risposte impossibili in quei luoghi, ma forse anche in altri, a una questione di tasse che l’opprimeva. In cambio ebbe un corale ma silenzioso, come l’austerità del luogo, plauso degli astanti che per pochi attimi gioirono per quell’inaspettata presenza.

Povero Carosone, lui l’autore fra le mille altre di “C’aimma fa’?” avrebbe dovuto sapere che non c’è niente da fare. Si deve pagare e basta! Così vuole mamma Italia, anche se vai al Chiatamone a comprare ‘o cuppetto o ‘o spumone con l’amata lei c’è sempre mammeta in agguato per farti pagare. Cosa avrebbe scritto e suonato oggi Carosone? La risposta non è facile dati i tempi. Lui innamorato di quell’Africa allora italiana dove visse e suonò per tanti e tanti anni cantando le bellezze di quei luoghi e di quelle genti fino al punto di pensare al “Sarracino…bellu guaglione” non avrebbe compreso e accettato il cambio del verso alla memorabile Caravan Petrol di “Allah! Allah! Allah! ma chi t’ ha ffatto fa’?” con il political correct “Pasciàa, pascià, pascià”. Avrebbe continuato a cantare pensando ad alcuni che proprio non vogliono capire che il fondo della botte è più che raschiato “ Tu vuò fa l’ americano! …ca borsetta di mammà!”. Ma così è e resta un la naturale che il 20 maggio 2001 accolse un grande e indimenticabile artista quale è stato Renato Carosone.

(Franco Seccia/com.unica 20 maggio 2017)

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