[ACCADDE OGGI]

Era il 29 aprile 1993. La Camera dei Deputati fu chiamata a votare la concessione dell’autorizzazione a procedere contro il deputato Bettino Craxi richiesta dalla Procura milanese per i reati di ricettazione e corruzione aggravata e continuata. Era la stessa aula che dieci mesi prima, il 3 luglio 1992, aveva ascoltato con imbarazzato silenzio l’allora segretario del Partito Socialista che dichiarò: “…ciò che bisogna dire, e che tutti sanno del resto, è che buona parte del finanziamento politico è irregolare o illegale. I partiti, specie quelli che contano su appartati grandi, medi o piccoli, giornali, attività propagandistiche, promozionali e associative, e con essi molte e varie strutture politiche operative, hanno ricorso e ricorrono all’uso di risorse aggiuntive in forma irregolare od illegale. Se gran parte di questa materia deve essere considerata materia puramente criminale, allora gran parte del sistema sarebbe un sistema criminale. Non credo che ci sia nessuno in quest’Aula, responsabile politico di organizzazioni importanti, che possa alzarsi e pronunciare un giuramento in senso contrario a quanto affermo: presto o tardi i fatti si incaricherebbero di dichiararlo spergiuro”.

Nessuno si alzò. Nessuno si azzardò a dichiarare la propria presunta ma improbabile diversità e in tanti sperarono, con colpevole silenzio, che la gogna si alzasse solo per Craxi. E questo accadde nonostante le parole di Craxi il cui discorso è integralmente riportato dal Centro Studi Liberali “Benedetto Croce” che per firma di Claudio Ferretti si chiede “ Rispetto a quanto denunciava Craxi è cambiato qualcosa? Esiste oggi in Italia “the Rule of Law”? Si sa in Italia cosa è lo Stato di Diritto, cosa è il diritto e cosa è un diritto?”

Craxi tra l’altro disse: “…Osservavo nel Luglio del ’92: “C’è un problema di moralizzazione della vita pubblica che deve essere affrontato con serietà e con rigore, senza infingimenti, ipocrisie, ingiustizie, processi sommari e grida spagnolesche. E’ tornato alla ribalta, in modo devastante, il problema del finanziamento dei Partiti, meglio del finanziamento del sistema politico nel suo complesso, delle sue degenerazioni, degli abusi che si compiono in suo nome, delle illegalità che si verificano da tempo, forse da tempo immemorabile. Bisogna innanzitutto dire la verità delle cose e non nascondersi dietro nobili e altisonanti parole di circostanza che molto spesso e in certi casi hanno tutto il sapore della menzogna…Si è invece fatto strada con la forza di una valanga un processo di criminalizzazione dei partiti e della classe politica. Un processo spesso generalizzato ed indiscriminato che ha investito in particolare la classe politica ed i partiti di governo anche se, per la parte che ha cominciato ad emergere, non ha risparmiato altri come era e come sarà prima o poi inevitabile. Era del tutto evidente che scavando e risalendo negli anni e persino nei decenni nella sfera delle forme di finanziamento illegale dell’attività politica, delle sue articolazioni, delle organizzazioni e competizioni elettorali, ogni giorno si sarebbe incontrato un episodio, un caso, uno scandalo. E così è stato. E così sarà. La lista delle indagini, delle investigazioni e poi delle controinvestigazioni, dei pentiti, dei pentiti a scoppio ritardato e dei contropentiti, delle rivelazioni vere o false, mirate o sapientemente mutilate, e dei rei-confessi per amore o per forza è destinata a farsi interminabile. A queste si sono aggiunti fatti di corruzione personale che sono del tutto estranei alla responsabilità dei Partiti anche se pesano egualmente in tutta la loro gravità. … Mi chiedo come e quando tutto questo si concili con la verità, che rapporto abbia con la storica, con gli avvenimenti e le fasi diverse e travagliate che abbiamo attraversato e nelle quali molti di noi hanno avuto responsabilità politiche di governo di primo piano. Davvero siamo stati protagonisti, testimoni o complici di un dominio criminale? Davvero la politica e le maggioranze politiche si sono imposte ai cittadini attraverso l’attuazione ed il sostegno di disegni criminosi? … Ma onestà e verità vorrebbero che in luogo di un processo falsato, forzato, ed esasperato, condotto prevalentemente in una direzione, si desse il via ad una ricostruzione per quanto possibile obiettiva ed appropriata di tutto l’insieme di ciò che è accaduto. Si tratta di una realtà che non si può dividere in due come una mela, tra buoni e cattivi, gli uni appena sfiorati dal sospetto, gli altri responsabili di ogni sorta di errori e nefandezze… Chi non ha visto le forzature macroscopiche e strumentali nella interpretazione delle leggi per giungere ad usare impropriamente i poteri giudiziari? Sin da quattro secoli in Inghilterra era stato scritto nel Leviatano “Se il giudice usa con arroganza il potere di interpretare le leggi, tutto diventa arbitrio imprevedibile. Di fronte ad un metodo del genere ogni sicurezza viene meno”. Chi non ha visto gli arresti illegali, facili, collettivi, spettacolari e financo capricciosi, di fronte ad una civiltà del diritto e ad una normativa di legge che anche nel nostro paese considerava l’arresto una “extrema-ratio”. Chi non ha visto le detenzioni illegali che fanno impallidire la civiltà dell’Habeas Corpus. Le detenzioni a scopo di confessione che sono tutto il contrario di ciò che è riconosciuto ed accettato. Chi non ha visto le perquisizioni a scoppio ritardato, quelle in particolare delle sedi di Partito manifestatamente inutili ma utili, per la messinscena predisposta e per lo spettacolo denigratorio assicurato …Contro il principio generale ed indiscusso, secondo cui la magistratura può indagare su di un cittadino solo in presenza di una notizia di reato che essa apprende direttamente ovvero attraverso denuncia, querela o informativa di polizia giudiziaria, con riferimento alla vicenda che mi riguarda, i pubblici ministeri milanesi hanno pervicacemente fatto ricerca di una pretesa notizia di reato sulla quale poter costruire il teorema evidentemente già prescelto… “.

Quel 29 aprile 1993 la Camera negò l’autorizzazione e come per un copione già scritto le forche e il lancio di monetine presero il sopravvento sul silenzio di un’aula che ancora oggi è costretta ad ascoltare le parole dell’attuale premier che chiede ai magistrati di parlare solo per sentenze.

(Franco Seccia, com.unica 29 aprile 2017)

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