[ACCADDE OGGI]

Il 9 marzo 1941 iniziò la cosiddetta offensiva di primavera dei militari italiani contro la Grecia. Fu l’inizio di una ennesima catastrofe che certificò l’impreparazione degli alti comandi militari italiani ad affrontare una guerra che doveva essere lampo sulla scia dei successi dell’alleato germanico oramai padrone di mezza Europa. E fu proprio la consapevolezza della parte del leone assunta da Hitler nella guerra a spingere Mussolini, fino a quel momento contrario ad ordinare allo stato maggiore l’invasione della Grecia.  “…Ora che i dadi sono gettati e la nostra volontà ha bruciato alle nostro spalle i vascelli, io dichiaro solennemente che l’Italia non intende trascinare nel conflitto altri popoli con essa confinanti per mare o per terra; Svizzera, Jugoslavia, Grecia, Turchia, Egitto prendano atto di queste mie parole e dipende da loro o soltanto da loro, se esse saranno o no rigorosamente confermate” queste furono le parole nell’ora segnata dal destino dette il 10 giugno 1940 da Mussolini al popolo italiano nel famoso discorso sulla dichiarazione di guerra alla Gran Bretagna e alla Francia.

A fargli cambiare idea non furono tanto le spinte per l’intervento in Grecia portate avanti da Casa Savoia, da Galeazzo Ciano e da De Vecchi, quanto piuttosto il corso della guerra che vedeva la Germania occupare oltre la Polonia e la Francia, con gli inglesi ributtati a mare a Dunkerque, il Lussemburgo, il Belgio ed i Paesi Bassi, e, cosa assai più rilevante, la spedizione in Libia dell’Afrika Korps accorsa in aiuto degli italiani soccombenti. Mussolini aveva bisogno di qualche peso sulla bilancia delle vittorie tedesche a favore dell’Italia. Purtroppo non fu così nonostante i lunghi preparativi, quasi decennali, dei generali italiani nel conflittuale rapporto tra Grecia e Italia apparentemente mitigati dal governo fascistizzante del greco Ioannis Metaxas.

Al solito, tra un palleggio di responsabilità e incomprensioni con primo attore il solito Badoglio sostituito dal generale Cavallero che dirà “siamo di nuovo a Caporetto, e come allora devo rimediare agli errori di Badoglio“, l’attacco alla Grecia iniziato il 28 ottobre 1940 sarà un completo fallimento fino alla cosiddetta offensiva di primavera iniziata davanti agli occhi dello stesso Mussolini il 9 marzo 1941. Purtroppo anche stavolta ci vorranno i tedeschi a rimettere le cose a posto e la Grecia sarà conquistata solo con la penetrazione in maniera travolgente dei tedeschi e con la caduta di Salonicco che permetterà al generale Cavallero di avanzare con le sue truppe.

I greci sopraffatti e beffandoci chiederanno l’armistizio ai tedeschi e questo manderà Mussolini su tutte le furie e ordinerà il proseguimento delle operazioni fino a che i greci facciano un’esplicita richiesta di resa al comando italiano. Hitler accontenterà un Mussolini amareggiato fornendo agli italiani la scappatoia di aver costretto i greci ad arrendersi anche se al momento dell’armistizio non c’era contatto tra greci e italiani. Anche questo contribuirà, ma mai e poi mai giustificherà, l’odio tedesco nei confronti dei militari italiani quando quel maledetto 8 settembre del ’43 si troveranno a Cefalonia ad interpretare gli orientamenti del fuggiasco Badoglio complice delle atrocità tedesche per quella strage.

(Franco Seccia/ com.unica,9 marzo 2016)

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