Il padre della rivoluzione cubana è morto all’età di 90 anni dopo una lunga malattia. Lo ha annunciato alla tv di Stato il fratello Raul Castro, aggiungendo che il corpo sarà cremato secondo le volontà del “Lìder Maximo” e chiudendo il suo messaggio con il classico “Hasta la victoria siempre”. “Cuba lo piange, ma allo stesso tempo lo ringrazia per averlo avuto per 90 anni. Con lui l’Isola e la “Revolucion” si sono fatti spazio nella mappa del mondo. Ci mancherai… difenderemo la Revolucion che hai costruito insieme ai poveri della tua terra”, si legge nel sito Cubadebate.

Icona rivoluzionaria, Fidel è stato uno dei leader più controversi della storia. Con lui finisce un’era per Cuba e l’intera America Latina e si mette la parola fine a 60 anni di storia cominciati nel 1956 quando, con un gruppo di rivoluzionari provenienti dal Messico, sbarcò sull’isola per organizzare la lotta armata che mise fine, nel 1959, alla dittatura di Fulgencio Batista. Da allora è stato ininterrottamente a capo del regime comunista fino al 2006 quando si ammalò gravemente a causa di un’emorragia all’intestino; solo due anni più tardi aveva effettivamente ceduto il testimone al fratello Raul, rinunciando alla presidenza. Con lui scompare l’ultimo dei grandi protagonisti della Guerra Fredda: alleato con l’Unione Sovietica, era riuscito a instaurare un regime marxista-leninista ad appena 150 chilometri dalle coste americane.

Considerato un eroe e un mito dalla sinistra comunista per la sua lunga battaglia contro la maggior potenza del mondo, gli Stati Uniti, era tuttavia ritenuto dai dissidenti (e non solo) un dittatore sanguinario. Significativo il commento della deputata della Florida di origine cubana Ileana Ros Lehtinen appena appresa la notizia della scomparsa del ‘lider maximo’: “è morto un tiranno e finalmente può cominciare una nuova era. Dobbiamo cogliere il momento e aiutare a scrivere un nuovo capitolo della storia di Cuba, una Cuba libera, democratica e prospera”. Cuba con Castro è diventata “il regno del terrore e della miseria, una tirannia mascherata da Rivoluzione” ha scritto nella sua autobiografia Carlos Franqui, che fu al fianco di Castro nel periodo della rivoluzione ma che poi lo abbandonò quando si rese conto della deriva totalitaria e liberticida del regime (Cuba, la rivoluzione: mito o realtà?). Franqui ricorda che in quarantacinque anni di potere Castro ha incarcerato un milione di persone, oltre due milioni di cubani sono emigrati o hanno scelto l’esilio, decine di migliaia sono stati fucilati. Un regime che rivelerà il suo volto feroce anche all’inizio del nuovo millennio quando nella primavera del 2003 furono emesse settantotto condanne con pene attorno ai venti anni di reclusione per oppositori pacifici, tra cui ventotto giornalisti indipendenti. Per Franqui “il castrismo è soltanto un’ideologia di potere, una tattica per restare in sella, perché Castro negli anni è stato fedele solo a se stesso”.

(com.unica, 26 novembre 2016)

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