L’intervento dello scrittore algerino Boualem Sansal, noto per la sua battaglia contro il fondamentalismo islamico, al convegno “Israele, frontiera d’Europa” organizzato dal “Foglio” a Roma lo scorso 17 novembre.

Tre scandali mi riguardano e mi hanno oltraggiato. Il primo è quello dell’Unesco. Questa istituzione, dedicata alla cultura, alla scienza, al servizio della pace nel mondo, conduce verso Israele una politica razzista e antisemita. Modificare i nomi dei vari luoghi santi di Israele è niente meno che cancellare questo paese dalla lista degli stati e dei popoli di questo mondo. Non esisti, non hai un’identità se vieni derubato della tua storia e quella del popolo ebraico si misura nei millenni. Ho avuto modo di conoscere un altro scandalo dell’Unesco nel gennaio 2014. L’Unesco si preparava a inaugurare una mostra, ideata dal Centro Simon Wiesenthal, sul tema: “3.500 anni di relazioni tra il popolo ebraico e la Terra Santa”. L’apertura ufficiale è stata annunciata sotto gli auspici del presidente François Hollande, del presidente di Israele, del primo ministro canadese e una serie di figure di spicco, tra cui il presidente del centro Wiesenthal. Ho avuto il grandissimo onore di essere membro del comitato etico della mostra, assieme al filosofo Elie Wiesel, alla signora Ester Coopersmith, all’ambasciatore degli Stati Uniti Patrick Desbois, a Lord Carey di Clifton, arcivescovo di Canterbury, e a Irwin Cotler, già ministro della Giustizia del Canada. Del tutto inaspettatamente, l’Unesco emette un comunicato stampa in cui annuncia il rinvio della mostra.

Peggio ancora, la sala espositiva è stata chiusa con catene e lucchetti, con l’evidente scopo di umiliare. Questa cancellazione è stata imposta a Irina Bokova, direttore generale dell’Unesco, da parte del gruppo arabo, forte di ventidue ambasciatori e decine di funzionari arabi. Questo enorme scandalo non ha provocato alcuna reazione significativa, né del governo francese né della stampa. Credo di essere stato l’unico a farlo con una lettera aperta alla signora Bokova, pubblicata sul quotidiano Le Monde. Oggi l’Unesco ha aperto nuove strade, cancellando una storia vecchia come il mondo, cambiando i nomi di alcuni luoghi santi in Israele, come il Monte del Tempio, la tomba dei Patriarchi a Hebron, la tomba di Rachele a Betlemme. La conclusione è che gli ebrei non hanno nulla a che fare con Israele, vengono da altrove, torneranno lì. L’orrore è che paesi come la Francia, la Spagna, la Svezia, la Slovenia, la Russia hanno sostenuto la risoluzione. L’attacco alla storia di un popolo può essere paragonato a un crimine contro l’umanità, a un omicidio simbolico.

Da parte mia, in coscienza, mi rifiuto, come algerino e come cittadino globale, e dico al gruppo arabo e all’Unesco: non in mio nome! Il secondo è lo scandalo arabo. Ci sono molti scandali nel mondo arabo. Il più scioccante è che nessun paese arabo è una terra di libertà e democrazia, o solo di buon senso, e tutto fa pensare che sarà così per sempre. Dominano la regola arbitraria, la corruzione, la violenza, l’ingiustizia più nera. Il dispotismo arabo è leggendario. Ciò non impedisce che i regimi arabi, senza eccezione, si pongano come un esempio di tutte le virtù e diano lezioni al mondo. Con l’ascesa dell’islam, il mondo arabo è diventato una grave minaccia per la pace e la stabilità nel mondo. Il terzo scandalo è l’odio di Israele. Il mondo arabo è pieno di odio ontologico, totale, eterno per quanto riguarda l’ebreo e Israele. Lo ha così interiorizzato che è quasi costitutivo dell’anima araba. A un mio amico piace dire che quando gli arabi smetteranno di odiare gli ebrei e Israele, cesseranno di vivere, altrimenti vorrebbe dire che sono miracolosamente guariti da questo cancro che divora il cuore dalla nascita dell’islam. Nel 2013 il Consiglio di ambasciatori arabi accreditati a Parigi mi ha assegnato un premio per il mio nuovo romanzo “Rue Darwin” proprio mentre mi trovavo in Israele su invito del Festival della letteratura internazionale di Gerusalemme e dell’Istituto francese di Tel Aviv.

La coincidenza dei due eventi mi ha lasciato un attimo sperare che i governanti arabi fossero cambiati dando il premio a un autore che era in visita in Israele. La speranza è stata di breve durata. Una settimana dopo, apprendendo che ero stato in Israele, il Consiglio degli ambasciatori ha ritirato il premio e mi sono trovato al centro di una campagna di insulti e minacce senza precedenti. Quando più tardi con il mio amico David Grossman, lo scrittore israeliano, abbiamo fondato il forum mondiale degli scrittori per la pace, questo è stato boicottato da tutti gli scrittori arabi. La conclusione è grave: il mondo arabo è incorreggibile. L’odio è parte di esso. E continuerà per sempre a odiare Israele e gli ebrei, anche se questo paese e questo popolo scompariranno dalla terra, essi continueranno a odiarli perché credono che gli ebrei prenderanno il loro posto in paradiso. La pace non arriverà domani e l’ascesa dell’islamismo da un lato e la viltà occidentale dall’altro la rendono ancora più impossibile.

(Boualem Sansal, Il Foglio 21 novembre 2016)

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