Donald Trump è dunque il 45° presidente degli Stati Uniti. Il magnate di New York ha battuto Hillary Clinton conquistando 306 grandi elettori contro i 232 della sua avversaria (manca ancora l’ufficialità dei dati in Michigan e New Hampshire). La candidata democratica vince nel voto popolare, ma i Repubblicani hanno la maggioranza sia alla Camera che al Senato.

Nel discorso pronunciato subito dopo la vittoria Trump ha moderato decisamente i toni rispetto a quelli molto accesi della campagna elettorale e ha parlato della necessità di superare le divisioni. Ha garantito che “nessuno sarà dimenticato”. Visibilmente emozionato, è salito sul palco accompagnato da Melania, la nuova First Lady, e da tutti i figli. Come colonna sonora le note di Air Force One, film del 1997 con protagonista Harrison Ford nei panni di un eroico presidente degli Stati Uniti. “Dobbiamo collaborare, lavorare insieme e riunire la nostra grande nazione” ha detto alla sua platea di sostenitori. “Ho appena ricevuto le congratulazioni di Hillary Clinton e io mi congratulo con lei. La nostra non è stata una campagna elettorale, ma un grande movimento”, ha detto Trump nel suo primo discorso dopo i risultati. “Prometto che sarò il presidente di tutti gli americani”. Anche Obama, che oggi incontrerà il suo successore alla Casa Bianca, ha rivolto un appello all’unità. Mentre Hillary, riconoscendo la sconfitta, ha così commentato dopo un lungo silenzio: “Lasciamo che governi”. “Mi dispiace che non abbiamo vinto questa elezione, in nome dei valori e della visione che vogliamo per il nostro Paese. Ma l’America è più divisa di quanto pensassimo”.

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La mappa del voto americano (dal Washington Post)

A spingere Trump verso la vittoria sono stati soprattutto gli elettori bianchi con un’eccezione: le donne con un’istruzione universitaria. Ma è chiaro che il sogno di emancipazione che sarebbe stato ben simboleggiato dall’elezione di Hillary, oggi appare più lontano. È questo il pensiero della filosofa Martha Nussbaum, intervistata ieri dal Corriere, che ritiene la vittoria di Trump un simbolo del sessismo che affligge il Paese: “Il potere della misoginia è fortissimo. Proprio per questo bisogna continuare a lottare contro di esso”. Il neo-presidente rifletterebbe un pensiero comune in America: “Le registrazioni che abbiamo ascoltato in questi mesi — continua Nussbaum, docente all’Università di Chicago — rivelano atteggiamenti onnipresenti nella nostra società, e mostrano cosa le donne debbano sopportare ogni giorno”.

Un elemento che un po’ tutti hanno sottolineato per spiegare il successo di Trump è legato alla conquista della cosiddetta Rust Belt (lo sottolinea in particolare il Washington Post), la “cintura delle ruggine” che in passato è stato il cuore industriale degli Stati Uniti e che oggi vive una profonda crisi.  Non è un caso che il nuovo capo della Casa Bianca abbia conquistato stati chiave come la Pennsylvania, Ohio, Michigan e Wisconsin, caratterizzati da una forte presenza operaia e che alle precedenti elezioni avevano votato due volte per Barack Obama. Non c’è dubbio che Trump abbia saputo parlare a queste classi che ora non possono contare più sulle certezze di un tempo, in cui un giovane uomo subito dopo il liceo poteva trovare senza grosse difficoltà un lavoro retribuito abbastanza per sostenere una famiglia. È anche vero che la vittoria del tycoon non può essere spiegata solo con il fattore economico, questo significherebbe ignorare quelli che sono i valori e i sentimenti dell’America, soprattutto di quella più profonda, lontana dai grandi centri di potere. Trump – sottolinea Il Foglio – ha saputo parlare all’anima religiosa dell’America profonda. Il suo hashtag degli ultimi giorni #draintheswamp (prosciuga il pantano) era un appello diretto a questa radice onesta, un po’ moralista, stufa di trucchi di potere e belle parole elitarie e presuntuose. Ora dovrà prosciugarlo davvero il pantano e saranno gli stessi americani a giudicarlo ed eventualmente punirlo alle prossime elezioni se non dimostrerà di essere capace di far seguire alle parole i fatti.

(com.unica, 10 novembre 2016)

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