È in corso dalle prime ore di lunedì la battaglia per Mosul, baluardo dell’Isis e seconda città più grande dell’Iraq. L’esercito iracheno ha dichiarato di aver inflitto “pesanti perdite umane e militari” allo Stato Islamico a sud est di Mosul. La Cnn riporta che i Peshmerga curdi sono arrivati a pochi chilometri dalla periferia di Mosul e hanno strappato al califfato otto villaggi sul fronte di Khazir nelle prime quattro ore di offensiva. Sul terreno ci sono anche le forze speciali americane.

Sono 4mila i jihadisti che stanno difendendo la città. Lo riferisce alla tv curda Rudaw il comandante del peshmerga iracheni, Mohamed Hama Agha, aggiungendo che sarà aperto un corridoio umanitario per la fuga dei civili. La situazione tuttavia potrebbe non migliorare dal momento che diversi kamikaze si sono fatti saltare in aria, a bordo di auto-bomba o camion-bomba, per impedire a chiunque di lasciare la città. I jihadisti hanno inoltre allestito posti di blocco e fatto esplodere le case di quelli che sono già fuggiti, come deterrente alla fuga. Inoltre, si sono anche distribuiti nelle zone residenziali per ostacolare i raid aerei di sostegno.

Si è appreso che anche la Turchia prenderà parte alle operazioni per liberare Mosul, e parteciperà al tavolo del negoziato nella fase post-Isis. Lo ha dichiarato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan in una nota ripresa dall’agenzia internazionale Reuters: “È impensabile per la Turchia restarne fuori, con l’Iraq abbiamo un confine di 350 km”. Il Paese si è detto pronto a ospitare le migliaia di profughi che potrebbero fuggire da Mosul. Ma l’Onu è preoccupato per la sorte degli 1,5 milioni di civili e teme che migliaia di loro possano ritrovarsi sotto l’assedio delle truppe governative o diventare scudi umani nelle mani dell’Isis.

Intanto sul fronte siriano, mentre Usa e Gran Bretagna valutano nuove sanzioni economiche contro la Russia per i raid su Aleppo, Mosca e il governo di Damasco annunciano una tregua umanitaria di otto ore nella città. È fissata per il 20 ottobre e servirà ad evacuare i malati e i feriti, nonché al ritiro dei miliziani. Si muove anche l’Unione europea: a partire da domani sono in programma dei colloqui con gli attori chiave della regione per discutere il futuro del paese dopo il conflitto. Lo ha annunciato l’alto rappresentante per la politica estera europea, Federica Mogherini, specificando che i colloqui saranno “in particolare con la Turchia, l’Iran, l’Arabia Saudita, e con differenti gruppi dell’opposizione siriana, inclusa la società civile, le donne, le minoranze cristiane e le altre”.

(com.unica, 18 ottobre 2016)

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