[ACCADDE OGGI]

Una figuraccia tremenda quella di Francesco Rutelli a capo dell’amministrazione comunale di Roma che nel 2000 indicò un sito a Palidoro per installarvi una grossa discarica e un inceneritore per i rifiuti. Insorsero gli abitanti della frazione di Fiumicino vicinissima alle tenute agricole di Torreinpietra e di Maccarese e non solo per lo scempio che si sarebbe fatto della fiorente agricoltura e degli allevamenti del luogo che guarda l’alta costa laziale, ma anche e soprattutto perché il luogo, sacrario dell’atto eroico di Salvo D’Acquisto, sarebbe stato oltraggiato in maniera se possibile ancora più becera di quanto fecero gli aguzzini del Vice Brigadiere dei Carabinieri che proprio lì a Palidoro il 23 settembre 1943 offrì la sua giovane vita per salvare quella di ventidue ostaggi minacciati di fucilazione dalle SS tedesche.

La storia di questo giovane eroe napoletano è nota così come pensiamo fosse nota anche al Sindaco Rutelli e alla sua amministrazione. Ma mai ci si dovrebbe stancare di tramandarla perché tutti assegnino il giusto valore alla vita anche quando questa è sconvolta dai tragici eventi della guerra.

Un ordigno, una bomba a mano, scoppiò quasi certamente per distrazione del personale di custodia, nella caserma di acquartieramento delle truppe tedesche distanza a Torreinpietra nelle vicinanze della Torre di Palidoro. Lì, dopo l’8 settembre, i tedeschi si erano installati, vicinissimi alla locale stazione dei Carabinieri per meglio controllare i movimenti dei “traditori” italiani e il litorale della zona. Lo scoppio della bomba causò la morte di due soldati tedeschi e il ferimento di altri due. Il comandante del reparto tedesco in obbedienza alle disposizioni ricevute dai suoi superiori incaponitosi nel ritenere l’accaduto frutto di un attentato ordinò una rappresaglia tra la popolazione italiana se i responsabili non si fossero rivelati e incaricò il vice Brigadiere D’Acquisto delle indagini per individuarli. Ma i responsabili non c’erano e non potevano esserci perché l’ordigno brillò accidentalmente e questo dichiarò D’Acquisto al cocciuto ufficiale tedesco che però non volle sentire ragioni e fece prelevare 22 poveri innocenti pronto a passarli per le armi dopo che loro stessi si fossero scavati la fossa per esservi sepolto. A questo punto più che il racconto rende la testimonianza di tale Angelo Amadio scampato insieme agli altri ventuno alla fucilazione perché riuscì a dimostrare ai carnefici che non era un carabiniere come loro credevano bensì un operario delle ferrovie, l’Amadio dice: “all’ultimo momento, però, contro ogni nostra aspettativa, fummo tutti rilasciati eccetto il vicebrigadiere D’Acquisto. … Ci eravamo già rassegnati al nostro destino, quando il sottufficiale parlamentò con un ufficiale tedesco a mezzo dell’interprete. Cosa disse il D’Acquisto all’ufficiale in parola non c’è dato di conoscere. Sta di fatto che dopo poco fummo tutti rilasciati e io fui l’ultimo ad allontanarmi da detta località”. È certo che il ventitreenne Salvo D’Acquisto sacrificò la sua vita in cambio di quella degli ostaggi come lo stesso comandante ammise nel racconto di un’altra sopravvissuta, Wanda Baglioni che ricorda le parole del boia tedesco “Il vostro Brigadiere è morto da eroe. Impassibile anche di fronte alla morte”.

Il corpo di Salvo D’Acquisto è custodito nella Basilica di Santa Chiara a Napoli dove hanno sepoltura i regnanti di Casa Borbone ed è in atto la causa di beatificazione. Noi non sappiamo dire se si tratta di un eroe o di un santo, possiamo solo affermare che fino all’ultimo Salvo D’Acquisto ha creduto che la ragione e il cuore degli uomini avessero la meglio sulla bestialità della guerra. Purtroppo ha avuto torto ed ha pagato con la vita.

(Franco Seccia, 23 settembre 2016)

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