Circa 50 mila turchi, tra soldati, forze di polizia, giudici e impiegati pubblici sono stati sospesi dall’incarico o arrestati in risposta al tentativo di colpo di Stato di venerdì scorso. Quattordici navi della marina turca e 2 elicotteri delle forze speciali risultano ancora dispersi e i loro comandanti sono sospettati di essere cospiratori. È arrivato anche il turno della scuola, da quella primaria all’università: 15mila insegnanti e funzionari del ministero dell’Istruzione sono stati sospesi e indagati, e il governo ha chiesto le dimissioni dei 1577 rettori di tutti gli atenei del Paese. Sono stati cacciati anche 492 docenti di religione e imam. L’accusa più grave per tutte queste persone è quella di di avere legami con Fethullah Gülen, che il sultano Erdogan ha paragonato nientemeno che a Osama Bin Laden. Il repulisti generale ha coinvolto anche i media: il Consiglio supremo radiotelevisivo della Turchia (Rtuk) ha infatti annullato le licenze a tutte le emittenti di radio e televisione che avrebbero dato sostegno ai cospiratori golpisti, ovviamente in combutta con il solito Gülen. Quest’ultimo è diventato ormai il capro espiatorio numero uno ed è di ieri la notizia che il governo turco ha inviato alla presidenza Usa un dossier in cui si chiede la sua estradizione.

Le autorità di Ankara intanto continuano ad alimentare il sospetto di un coinvolgimento Usa nel tentativo di golpe: secondo quanto riportato oggi da Repubblica tracce radar indicherebbero che almeno un aereo cisterna partito dalla base Nato di Incirlik avrebbe rifornito di carburante gli F-16 dei ribelli. Molti seguaci del Sultano sono convinti che il Pentagono conoscesse i piani dei generali ribelli. Fanno pertanto trapelare indiscrezioni sull’uso della rete di comunicazione della Nato per coordinare i movimenti del putsch sfuggendo alla sorveglianza dell’intelligence governativa. Secondo Al Jazeera l’intelligence aveva ricevuto informazioni sui movimenti dell’esercito attorno alle 16 di venerdì e solo quattro ore dopo aveva avvertito il presidente.

(com.unica, 20 luglio 2016)

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