Oggi 1° Maggio è la Festa del Lavoro. È festa per tutti, anche se quest’anno cade di domenica già di per sé giorno festivo. È la festa dei lavoratori e anche di quelli che non lavorano perché non ne hanno bisogno ed è anche la festa di quelli che il lavoro lo cercano e non lo trovano. Una festa che da quasi due secoli si celebra in tanti paesi del mondo, tra differenziazioni di date e di significati che ottusamente e per gioco politico e ideologico ne sviliscono l’originario significato racchiuso nelle parole biascicate da Parsons un attimo prima che la corda americana gli recidesse la gola “Lasciate che si senta la voce del popolo!”.

Ma se festa deve essere, una festa che unisce e non divide, una festa che celebra il lavoro in ogni sua forma per la dignità dell’uomo, non è il caso di soffermarsi sulle sciagurate vie che ne ostacolarono e ne ostacolano la gioia. Quella stessa gioia che oggi si vive a Paola in Calabria dove tutti, lavoratori e disoccupati, uomini e donne, sindacalizzati e non affiliati, politici e indifferenti, festeggiano l’elevazione agli altari avvenuta il 1° maggio 1519 di San Francesco di Paola l’eremita francescano, fondatore dell’Ordine dei Minimi, già Protettore del Regno di Napoli e copatrono della città di Napoli. La smisurata devozione delle genti del Sud a questo santo, tra i primi ad essere proclamato santo dopo brevissimo tempo dalla sua morte, si basa su tantissimi aspetti della sua vita miracolosa testimoniata da inoppugnabili racconti. Guaritore di malattie che tormentavano la povera gente si rifiutò ancorché costretto di guarire i potenti del suo tempo. Tra i miracoli attribuiti a San Francesco di Paola si narra di quello avvenuto a Galatro quando il monaco incontrò otto operai di Arena a cui chiese del pane. Gli operai che fuggivano dai luoghi di carestia gli risposero che non ne avevano neanche un pezzetto. Allora San Francesco chiese agli operai di guardare bene nelle loro bisacce che incredibilmente erano stracolme di pane appena sfornato.

Oggi i miracoli si sono diradati e tra gli aumentati e diversificati bisogni il pane spesso scarseggia. Ma nel giorno di festa si deve credere che le cose cambino. Buon 1° Maggio a tutti!

(Franco Seccia,/com.unica, 1 maggio 2016)

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