[ACCADDE OGGI]

“Per i manutengoli del tedesco invasore e dei suoi scherani fascisti, senatore Gentile, la giustizia del popolo ha emesso la sentenza: MORTE!” Parole scritte da Concetto Marchesi e Girolamo Li Causi e fatte proprie da Palmiro Togliatti che il 1 giugno del 1944 su Rinascita, con una nota titolata “Sentenza di morte”, così commentò il barbaro assassinio del filosofo Giovanni Gentile avvenuto a Firenze davanti al cancello dell’abitazione dell’Accademico d’Italia“. Questo articolo di Concetto Marchesi … venne scritto in risposta a un miserando e vergognoso appello di Giovanni Gentile alla “concordia”, cioè al tradimento della patria, apparso nel Corriere della Sera fascista.

Poche settimane dopo la divulgazione di questo articolo, che suona come atto di accusa di tutti gli intellettuali onesti contro il filosofo bestione, idealista, fascista e traditore dell’Italia, la sentenza di morte veniva eseguita da un gruppo di giovani generosi e la scena politica e intellettuale italiana liberata da uno dei più immondi autori della sua degenerazione. Per volere ed eroismo di popolo, giustizia è stata fatta”.

I “giovani generosi” cioè gli assassini di Gentile furono due, Bruno Fanciullacci e Antonio Ignesti, entrambi appartenenti ai GAP la stessa organizzazione dei partigiani comunisti responsabile dell’attentato di via Rasella a Roma. Dopo aver minuziosamente studiato le abitudini di Gentile i due si presentarono in bicicletta davanti all’abitazione del filosofo verso le 13 del 15 aprile 1944. Attesero che l’autista di Gentile scendesse dalla macchina per aprire il cancello della villa e come due studenti con dei libri sottobraccio si accostarono al professore chiedendogli “è lei il professor Gentile?”, alla risposta del filosofo “dimmi fanciullo cosa posso fare” partirono quattro o cinque colpi di pistola che uccisero Giovanni Gentile. A Bruno Fanciullacci, medaglia d’oro al valor militare, è dedicato uno slargo nella città di Firenze priva di strade o vicoli che ricordino il “major figure in Italian idealist philosophy” come l’Enciclopedia Britannica descrive l’Accademico italiano fondatore e direttore dell’Enciclopedia Italiana.

Qualche mese prima di essere assassinato Giovanni Gentile aveva scritto una lettera a Ermanno Amicucci direttore del Corriere della Sera affermando tra l’altro “chiedo che si evitino le lotte non necessarie, né utili, anzi certamente dannose, in cui certi elementi fascisti insistono troppo col solo effetto di smorzare e rallentare la fiducia del Paese nel Partito. Ci sono arbitrii e persecuzioni e molestie che si potrebbero evitare senza nulla compromettere. E troppo si sta a ricordare tante sciocchezze commesse da molti che ne sono già amaramente pentiti e sono pronti ormai a marciare se si lasciano vivere. E perciò io credo opportuno un appello alla smobilitazione degli animi, alla concordia possibile, per carità di Patria, per la salvezza di tutti”.

(Franco Seccia/com.unica 15 aprile 2016)

Share This: