Affermazione di Podemos, terza forza, delusione Psoe.

I risultati delle elezioni politiche spagnole ci consegnano un quadro ben diverso dal passato con la fine del bipartitismo, una situazione di fatto di difficile governabilità grazie all’affermazione di una terza forza (Podemos), che si colloca alla sinistra del Psoe.

A spoglio concluso, come prima forza si confermano i Popolari del premier in carica Mariano Rajoy con il 28,72% e 123 seggi ma senza ottenere la maggioranza assoluta. Quindi il Psoe di Pedro Sanchez (22,01% e 123 seggi), Podemos di Pablo Iglesias (20,65% e 69 seggi) e i centristi di Ciudadanos guidati da Alberto Rivera (13,93% e 40 seggi).

Per il leader socialista Sanchez spetta ora al premier Mariano Rajoy, leader del Partido Popular, primo nelle urne, provare a formare il nuovo governo. A questo punto difficile ipotizzare possibili soluzioni. Ma per evitare un nuovo ricorso alle urne, che avrebbe serie ripercussioni sulla già traballante economia del paese, lo sbocco più probabile appare quello della grande coalizione formata dai due principali partiti, come già auspicato dall’ex premier socialista Gonzales nei giorni scorsi. Un’ipotesi che lo stesso Rajoy non ha scartato a priori già prima del voto.

Ma non c’è dubbio che la grande novità di queste elezioni sia stata quella rappresentata da Podemos, che ha provocato uno shock evidente al sistema dominato dai due partiti storici che si sono alternati alla guida del paese dalla caduta di Franco. Il leader Pablo Iglesias, che negli ultimi giorni della campagna elettorale ha un po’ attenuato i toni barricaderi antisistema, nel prendere la parola davanti ai suoi militanti in festa, forte anche del grande successo ottenuto in Catalogna (dove aveva promesso di indire un referendum sull’indipendenza) ha lanciato la proposta di una serie di riforme costituzionali e “una blindatura dei diritti sociali”, con riferimento ai temi della casa, dell’istruzione e della sanità.

(com.unica, 21 dicembre 2015)

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