Ancora tensione al confine tra Serbia e Ungheria di fronte ai migliaia di profughi che attendono di attraversare i Balcani. Dalla parte ungherese, scrive ‘La Stampa’, “è stato dichiarato lo stato di emergenza, i poliziotti sono in assetto antisommossa, divise nere e caschi neri. Con l’ordine di arrestare chiunque passi”. Nelle ultime 24 ore, prosegue il quotidiano, gli arresti sono saliti a 174 e la pena va dall’espulsione fino a tre anni di carcere. Intanto dal premier ungherese Orban, arriva l’ordine di estendere la barriera metallica innalzata per impedire l’accesso ai migranti anche lungo la frontiera romena.

Sui muri e le barriere è dedicata anche la grande intervista del ‘Mattino’ al germanista Claudio Magris che commenta: “Ci sono due tipi di atteggiamenti. Uno è il rifiuto basato sul pregiudizio, il puro e semplice rifiuto dell’altro. E questo avviene dimenticando che tutte le civiltà sono nate da incontri di popoli e culture. In realtà, siamo tutti figli di mescolanze. Ma l’altro atteggiamento, che si sta manifestando in questa circostanza, è quello che nasce da precise ragioni storiche, economiche e sociali. Mi riferisco all’acquisizione recente di identità politica da parte dei paesi dell’Europa centrale”. Paesi, continua Magris, che temono di perdere la loro libertà a lungo agognata: “Questo spiega la ricerca esasperata di identità, il nazionalismo forte: fenomeniche nascono non perché in Ungheria o in Slovacchia siano più stupidi, ma perché sono storicamente e socialmente più esposti di noia risposte regressive. Detto questo, i muri sono inaccettabili e bisognerebbe mandare gli eserciti a demolirli…”

(com.unica, 16 settembre 2015)

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