Trump e il “suicidio da superpotenza”
In un saggio pubblicato sul suo blog, lo storico Timothy Snyder descrive la tendenza all’autodistruzione della presidenza Usa: la disfatta in Iran, la resa a Putin, l’attacco a Zelensky
Per decenni la politica estera americana si è affidata a una formula semplice, quasi un mantra: «pace attraverso la forza». Timothy Snyder la rovescia. Uno dei maggiori storici contemporanei, per oltre vent’anni professore a Yale e tra i massimi esperti al mondo di Russia e Ucraina, l’autore di Terre di sangue e Sulla tirannia ha pubblicato sul suo blog personale un saggio dal titolo eloquente: «War Through Weakness», la guerra attraverso la debolezza. La diagnosi è senza appello. Sotto Donald Trump, scrive, gli Stati Uniti non sono un paese forte «in nessuno di questi sensi, né in alcun senso». Sono, piuttosto, «un paese che genera ed estende la guerra attraverso la debolezza». Snyder aveva parlato per la prima volta di «suicidio da superpotenza» ad aprile. «Sei mesi dopo», osserva, «l’autodistruzione è ancora più evidente». E aggiunge una frase che riassume l’intero saggio: «La debolezza è diventata l’occasione per altra debolezza».
Il punto di partenza è l’Iran. «La guerra in Iran è una catastrofe strategica», scrive lo storico. Migliaia di morti, miliardi di dollari, munizioni e intercettori missilistici bruciati in pochi giorni. Washington ha dovuto ridurre la propria presenza nelle basi mediorientali e persino ritirare i bombardieri strategici dalla Gran Bretagna, qualcosa di «inimmaginabile» durante la Guerra fredda. Lo Stretto di Hormuz è diventato «un’arma strategica iraniana», gli Houthi hanno colpito l’aeroporto di Riad. Il problema, secondo Snyder, non era la potenza militare, ma l’assenza di qualunque idea su come si vince una guerra. Gli americani si erano convinti che l’avversario avrebbe ceduto davanti a missili e spacconate; quando non è successo, «non c’era un piano B. Non c’era davvero nemmeno un piano A».
Poiché Teheran sapeva fin dall’inizio che non ci sarebbe stata alcuna invasione di terra, ha potuto alzare la posta a piacimento, dalle rotte petrolifere alle basi americane, senza temere ritorsioni serie. Snyder è attento a precisare che non auspicava un’invasione. Il suo argomento è un altro: «Iniziare una guerra senza alcuna nozione di come vincerla è debolezza, ed è vista come tale in tutto il mondo». C’è poi un sospetto più cupo. Nel discorso alle Nazioni Unite Trump ha continuato a collegare l’Iran alle elezioni; in due comizi ha fantasticato di città americane distrutte dagli iraniani. Lo storico non crede che accadrà, ma il segnale è chiaro: «La debolezza è pericolosa, e Trump è pericolosamente debole».
Da qui il passaggio più duro, quello sull’Ucraina. Il prezzo del petrolio è salito per effetto della guerra con l’Iran, ma Trump ne attribuisce la colpa a Kyiv. Snyder ha trascorso buona parte del mese scorso nel paese e racconta di missili balistici russi che colpiscono la rete elettrica e di droni che prendono di mira le stazioni di servizio. Quei missili passano, scrive, perché gli americani non forniscono più intercettori, «sparati inutilmente sull’Iran» oppure negati a Kyiv. Gli ucraini rischiano la vita per fare benzina; gli americani la pagano di più. Entrambe le cose, conclude, sono colpa di Trump, e «colpa sua personalmente».

Timothy Snyder
L’ultimo atto è l’accordo con Putin per acquistare gasolio russo, deciso al termine di una telefonata che avrebbe dovuto riguardare una fuga di peste polmonare da un laboratorio russo. Per Snyder l’operazione è economicamente insensata, perché non sposterà il prezzo del diesel, e giuridicamente illegale, perché viola le sanzioni in vigore, inclusa una legge che lo stesso Trump ha firmato poche settimane fa. Ma il gesto conta come simbolo: «Trump sta collocando visibilmente gli Stati Uniti dalla parte della Russia». E, considerando le offerte petrolifere fatte dai russi ai negoziatori americani, il genero e un amico del presidente, lo storico arriva a una conclusione amara: «Non abbiamo più una politica estera nel senso normale del termine; abbiamo clan che ruotano attorno ai disastri creati da Trump, cercando di trasformarli in affari illeciti».
La contraddizione è evidente anche dentro la logica del mondo MAGA. Russia e Iran sono alleati stretti: si scambiano armi, droni e informazioni di intelligence, e oggi esperti nucleari russi lavorano in territorio iraniano. Mandando valuta pregiata a Mosca, Trump aiuta Teheran. «Sta, in effetti, pagando l’altra parte perché uccida i suoi soldati». E quando chiede che l’Ucraina si liberi del suo presidente eletto, Volodymyr Zelensky, ripete la propaganda del Cremlino e avalla l’idea che a decidere i governi siano gli invasori, non gli elettori. Il paradosso, nota Snyder, è che Putin gioca in Ucraina una mano debolissima: «È forte solo grazie alla debolezza di Trump». Al telefono con il Cremlino, Trump è «plastilina nelle mani di Putin».
Il saggio si chiude senza concessioni. Quella di Trump è guerra attraverso la debolezza «non solo come fatto, ma quasi come convinzione, o persino come dottrina». «Trump non è un uomo a cui si possa affidare potere di alcun tipo», conclude lo storico. «Fingere il contrario significa partecipare al nostro continuo suicidio da superpotenza».
a cura di Sebastiano Catte, com.unica 12 ottobre 2026
Qui il link al saggio di Timothy Snyder (in lingua inglese): snyder.substack.com/p/war-through-weakness
