“Senza Brera” e “Senza Mura”: il diritto alla memoria passa dallo sport
A Milano il Premio Fair Play Panathlon Gianni Brera celebra Beccantini, Garanzini, Luzzi, Pecci e Chiappaventi. A Giuseppe Smorto il riconoscimento per “I 4 Gianni”. Madrine della giornata Cinzia Bearzot e Francesca Brera.
C’è un luogo in cui la memoria dello sport non è soltanto un esercizio del ricordo, ma diventa una forma di racconto, di cultura e persino di responsabilità. È la Biblioteca dello Sport Gianni Mura, a Milano, dove il Premio Fair Play Panathlon Gianni Brera 2026 ha riunito giornalisti, scrittori e protagonisti dello sport nel segno di un’espressione che accompagna da sempre questa iniziativa: il “Diritto alla memoria”.
La giornata ha avuto il sapore di una festa, ma senza perdere il filo della riflessione. Il progetto del Panathlon Club dell’Università di Verona ha portato sotto i riflettori personalità che hanno scritto pagine importanti del giornalismo e della letteratura sportiva. I riconoscimenti alla carriera sono andati a Roberto Beccantini, Gigi Garanzini ed Ezio Luzzi, mentre il premio 2026 è stato assegnato a Guy Chiappaventi. Eraldo Pecci ha ricevuto il riconoscimento per l’analisi critica. Per il libro dell’anno, invece, la giuria ha espresso un giudizio unanime: il premio è andato a “I 4 Gianni” di Giuseppe Smorto.
A rendere ancora più significativa la giornata è stata la presenza di due madrine d’eccezione: Cinzia Bearzot, figlia di Enzo, e Francesca Brera, nuora di Gianni. Accanto a loro, un critico letterario “d’alta torre” come Massimo Raffaeli, da sempre attento anche ai temi e ai personaggi dello sport, e giornalisti e scrittori di lunga esperienza come Fabio Monti, Giovanni Tosco, Giulio Giusti e Adriano Ancona. Per il Panathlon era presente Andrea Libanore, consigliere dell’Area 2 Lombardia.
Paolo Maggioni, ideatore e direttore della Biblioteca Gianni Mura e conduttore di “Dribbling” in Rai, ha fatto gli onori di casa, moderando l’incontro insieme a Claudio Rinaldi, direttore della Gazzetta di Parma e biografo ufficiale di Gianni Brera. A Paolo Casarin, presidente della giuria, è spettato invece il compito di spiegare il significato di un premio che nel nome di Brera non guarda soltanto alla qualità della scrittura, ma anche al suo valore etico, elemento centrale nella storia dell’“Arcimatto”.

Adalberto Scemma, uno degli artefici dell’iniziativa
Casarin ha raccontato il senso del Premio attraverso l’aneddotica, intrecciando storie, protagonisti e temi critici dello sport. Un impegno che ha accompagnato l’intera stagione dell’iniziativa e che trova un ulteriore segno nel suo libro “Vita e pensieri di un arbitro”, pubblicato da Rizzoli, dove la limpidezza del racconto diventa una sorta di cartina di tornasole.
Poi le targhe, le motivazioni, le battute e quel tono scanzonato che ha attraversato la cerimonia senza mai trasformarla in una celebrazione ingessata. Ogni riconoscimento ha avuto un titolo e una motivazione capaci di restituire il carattere dei premiati.
ROBERTO BECCANTINI: “La libridine del Mitico Beck”. Motivazione: Ha colto l’essenza della lezione di Brera coniugando la qualità e l’eleganza di una scrittura classicheggiante con la conoscenza dell’aspetto tecnico. Vincitore del “Premio Coni-Una penna per lo sport” alla carriera, ha scritto libri di successo (l’ultimo “Giocati da Dio”, del 2024) ed è stato il componente italiano della giuria del Pallone d’Oro.
GIGI GARANZINI: “Il tocco di-vino dello scriba”. Motivazione: Ha saputo modulare la propria vocazione visionaria adattandola a quel realismo magico che ha trovato espressione pratica in un’edizione memorabile del Processo del Lunedi. L’eclettismo bulimico lo ha portato ad assecondare la propria passione creativa alzando il calice di un barolo da fuoriclasse.
EZIO LUZZI: “Quando lo sport alza la voce”. Motivazione: Ha fatto parte con equilibrio dinamico, da slalomista del microfono, di una generazione di fenomeni che con Martellini, Ameri e Ciotti ha fatto la storia del giornalismo radiofonico. Senza dimenticare la lunga parentesi vissuta con surreale improntitudine lungo i sentieri ameni di “Ho perso il trend”.
ERALDO PECCI: “L’ironia che fa opinione”. Motivazione: Null’altro che un poeta, così verrebbe da definirlo, con la leggerezza sapiente di una frase che un suo sodale inconscio come Cesare Zavattini avrebbe “stretto in 5 parole”. Ma di stringersi anziché dilatarsi, uno come Eraldo, non ha mai avuto, dopo essersi bagnato in Arno, “punto voglia”. Calciatore, scrittore, opinionista, e poi? Null’altro che un poeta.
GUY CHIAPPAVENTI: “Colpi di pistola, colpi di genio”. Motivazione: A forza di sparare nel mucchio, da cronista aduso a mille esperienze, è andato dritto a bersaglio raccontando storie di stralunato realismo. Lo ha fatto con la curiosità sempre irrisolta del cacciatore di sogni interpretando con sciamanica irriverenza ciò che Giustinian Dardanide scriveva nelle Istituzioni: “Nomina sunt consequentia rerum”.
GIUSEPPE SMORTO: “Il libro dell’anno”. Motivazione: Con “I 4 Gianni” ha pagato un tributo di riconoscenza e di affetto a una pattuglia di fuoriclasse della scrittura di sport accomunati oltre che dal nome da una qualità letteraria dal timbro speciale. Lo ha fatto con l’umiltà silente di chi ha sacrificato al giogo del desk la libertà espressiva emersa ora nel “libro dell’anno”.

Giuseppe Smorto
Al centro della giornata è tornato così il leitmotiv che accompagna il Premio: il “Diritto alla memoria”, cioè il diritto a essere ricordati. È una scelta nata da una constatazione semplice e insieme sorprendente. Nel 2008, durante una lezione di letteratura sportiva all’Università di Verona dedicata all’opera di Gianni Brera, per molti ragazzi Brera era già un carneade assoluto, un nome mai sentito. Nel 2022, a due anni dalla scomparsa, la stessa domanda riguardava Gianni Mura: “Gianni Mura chi?”. E il problema non riguardava soltanto giornalisti e scrittori, ma anche campioni come Rivera, Sivori, Platini, Juantorena e Gimondi.
Il progetto nasce proprio dalla volontà di contrastare questa cancellazione della memoria, che rischia di coinvolgere Brera, Mura, Arpino, Ormezzano, Pizzul e, sul versante degli atleti, Rivera, Di Stefano e Cruijff. Da qui la scelta di cercare strade diverse dai convegni tradizionali, costruendo occasioni capaci di lasciare una traccia.
In questa direzione si inserisce l’idea di Saturno Brioschi, sviluppata insieme ad Alessandro Pilloni e Andrea Santonastaso, di creare una sorta di Teatro Sport dedicato al diritto alla memoria. Sono nate così le pièce su Manlio Scopigno, “Il filosofo in panca”, sullo “Scudetto degli Acchiapanuvole”, sullo scudetto del Verona e sul Mondiale di Spagna, fino a “La pugna e la pipa”, dedicato a Enzo Bearzot, che sarà protagonista a novembre a San Zenone e Santa Cristina. In teatro, l’obiettivo è semplice: renderli più facili da ricordare.
Le prossime tappe del Premio sono già fissate. Il 28 ottobre l’appuntamento sarà a Verona, nell’Aula Magna “Walter Bragagnolo” di Scienze motorie; il 15 novembre si tornerà invece nelle terre breriane della Bassa pavese, a San Zenone al Po e all’Auditorium di Santa Cristina e Bissone.
Il calendario guarda già anche al prossimo anno, quando verrà celebrato il centenario della nascita di Enzo Bearzot, insieme a quello di Giovanni Arpino. Un anniversario che si lega naturalmente ad “Azzurro tenebra”, il libro di Arpino di cui Massimo Raffaeli, principale esegeta, ha curato per BUR la riproposta in libreria. Raffaeli era presente alla Biblioteca dello Sport Gianni Mura. Un segnale sciamanico? Di più: la memoria, ancora una volta, trova il modo di tornare a parlare.
com.unica, 27 settembre 2025
