[ACCADDE OGGI]

Una storia che appassionò e divise comunisti e anticomunisti, pacifisti e conservatori, finita nel dimenticatoio, sepolta tra le macerie del crollo dei muri delle cortine della guerra fredda.

È la storia di Samantha Smith una ragazzina americana dello Stato del Maine che il 7 luglio 1983 prese un volo per Mosca su invito dell’allora capo dell’Unione Sovietica Yuri Andropov.

Samantha che all’epoca aveva dieci anni aveva inviato una lettera ad Andropov in cui scriveva: “Caro Sig. Andropov, Mi chiamo Samantha Smith. E ho dieci anni. Congratulazioni per il vostro nuovo lavoro. Mi sono preoccupata a proposito di una possibile guerra nucleare tra Russia e Stati Uniti. State per votare per avere una guerra o no? Se non volete, ditemi per favore come farete per evitare che ci sia una guerra. A questa domanda potete non rispondere, ma mi piacerebbe sapere perché volete conquistare il mondo o almeno il nostro Paese. Dio ha creato il mondo per noi perché potessimo viverci insieme in pace, non per combatterci. Sinceramente, Samantha Smith”. Dopo qualche mese, insperata e inaspettata, le arrivò la risposta di Andropov in cui il leader comunista tra le altre cose scriveva: “Cara Samantha, Ho ricevuto la tua lettera, che somiglia a molte altre giuntami di recente dal tuo Paese e da altri Paesi di tutto il mondo. Ed hai chiesto se stiamo facendo niente per evitare che questa guerra scoppi. …Ti risponderò con assoluta serietà ed onestà. Sì Samantha, noi nell’Unione Sovietica stiamo tentando di fare tutto il possibile perché non ci siano guerre sulla Terra. Questo è ciò che ogni uomo sovietico vuole. Ciò che il grande fondatore del nostro Stato, Vladimir Lenin, ci insegnò. Il popolo sovietico sa quale cosa terribile possa essere una guerra. … E oggi desideriamo ardentemente vivere in pace, commerciare e cooperare con tutti i nostri compagni di viaggio su questa Terra — che siano vicini o lontani. E certamente anche con un grande Paese come gli Stati Uniti d’America. In America e nel nostro Paese ci sono armi nucleari – armi terribili che possono uccidere milioni di persone in un istante. Ma vogliamo che non vengano mai usate. ..Nessuno nel nostro Paese – né i lavoratori o i contadini, gli scrittori o i dottori, né gli adulti o i bambini, né i membri del governo – desiderano una grande o “piccola” guerra. Noi vogliamo la pace – abbiamo dell’altro da fare: far crescere il frumento, costruire e inventare, scrivere libri e volare nello spazio. Noi vogliamo la pace per noi stessi e per tutti i popoli del pianeta. Per i nostri figli e per te, Samantha. Ti invito, se i tuoi genitori saranno d’accordo, a venire in visita nel nostro Paese, il momento migliore sarebbe questa estate. Scoprirai il nostro Paese, incontrerai i tuoi coetanei, visiterai un campo internazionale per bambini – “Artek” – sulla riva del mare. E vedrai con i tuoi occhi: nell’Unione Sovietica, ognuno è per la pace e l’amicizia tra i popoli. Grazie per la tua lettera. Ti auguro tutto il meglio per la tua giovane vita. Yuri Andropov”.

Fu così che, come ricordato, il 7 luglio 1983 Samantha Smith accompagnata dai genitori si recò in Unione Sovietica dove non incontrò Andropov perché malato ma, accolta con tutti gli onori fu portata a visitare tutti i luoghi dell’eccellenza comunista compreso il campo dei giovani pionieri di Artek. La Pravda le dedicò paginate intere e persino un volo spaziale con la stella rossa portò il suo nome.

Al rientro in America Samantha fu accolta da sentimenti e opinioni contrastanti e fino alla sua morte, avvenuta a causa di un incidente aereo, quando da star televisiva di trasmissioni per ragazzi era diventata leader di movimenti pacifisti, furono in molti ad accusarla per essersi prestata al gioco della propaganda sovietica. Difficile crederlo per una ragazzina che quando scrisse la ricordata lettera ad Andropov aveva solo dieci anni. Certo è che crollato il comunismo, nella Russia non più sovietica, nessuno parla più di Samantha Smith e persino i monumenti eretti in suo onore sono stati abbattuti o dimenticati per disinteresse e incuria. Le regole del nuovo ordine “postcortine” viaggiano sul web e non hanno più bisogno delle lettere anche se le atrocità e le guerre non arretrano.

(Franco Seccia/com.unica 7 luglio 2017)

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