La nuova legge elettorale, approvata qualche giorno fa in via definitiva, ha come obiettivo prioritario, quello di garantire la stabilità politica ad un Paese, come il nostro, che nei suoi ottant’anni di democrazia ha avuto ben 68 governi. Un fattore, quello della stabilità politica, che dovrebbe essere apprezzato da tutte le forze politiche, perché consente alla coalizione vincente di far valere la propria azione politica per l’intera durata della legislatura, oltre a dare un’immagine solida del Paese, sia a livello europeo che internazionale.

Altro elemento positivo dello Stabilicum, questo è il nome dato alla nuova legge elettorale, è che la riforma vuole restituire agli elettori il diritto di scegliere da chi farsi governare. Si tratta di un elemento di chiarezza, necessario quanto mai, dopo una stagione politica che ha visto succedersi alleanza a dir poco strane, come quelle tra il 2018 e il 2021, quando Giuseppe Conte è stato Presidente del Consiglio di due governi con due diverse maggioranze, una con la Lega e l’altra con il PD.

In sintesi la riforma elettorale vuole rendere più trasparente e lineare il rapporto tra politica e cittadini, intento condivisibile per certi versi, se non fosse però, anche questa volta, espressione della sola maggioranza di Governo, vista l’incapacità dei partiti di trovare una larga intesa.

Il tutto nasce da un’applicazione inadeguata nel nostro Paese del bipolarismo, che si trascina fin dalla nascita della Seconda Repubblica, che esclude “in linea di principio” l’accordo con gli avversari. La legge mostra alcune criticità, sulle quali sarà la Corte Costituzionale ad esprimere il giudizio definitivo anche se il voto con cui la Camera ha approvato l’impianto della riforma ha una rilevanza politica non da poco, perché apre la campagna elettorale non solo per Palazzo Chigi, ma anche per il Quirinale.

E’ da circa un paio di anni che la corsa al Colle vede i partiti impegnati a posizionarsi meglio in vista di quello che sarà il vero traguardo della prossima legislatura, l’elezione del Capo dello Stato. Da ciò le difficoltà del Campo largo di trovare un accordo di programma oltre ad un assetto di potere condiviso, come si capiscono i problemi di un centrodestra che cerca di bissare la vittoria elettorale, impresa mai realizzata da nessun partito.

Purtroppo tutte queste tensioni rischiano di mettere in un angolo i veri problemi del Paese, resi ancora più gravi da una crisi internazionale che si ripercuote fortemente sul sistema economico e quindi sui cittadini. Il Governo dovrebbe, proprio per le ragioni addotte, fare chiarezza e indicare la durata della legislatura che, per il momento, spazia da marzo a settembre del prossimo anno.

Non c’è dubbio che si tratterà di un passaggio politico e istituzionale delicato, durante il quale sarà chiaro il rapporto tra la Presidente del Consiglio e il Presidente della Repubblica, a cui la Costituzione assegna il potere di sciogliere le Camere. Il primo passo per andare a votare c’è stato con l’approvazione della legge elettorale, l’ultima di questi ottant’anni di Repubblica; speriamo che duri e che l’Italia possa finalmente allinearsi alle altre democrazie occidentali, che hanno sistemi di voto più consolidati nel tempo.

Angela Casilli, com.unica 16 ottobre 2026

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