L’Eccesso di Pensiero: un istinto del pensare, non un’abitudine
L’eccesso di pensiero è stato un malinteso e un’idea percepita in modo errato. Nel senso comune, viene considerato una cattiva abitudine, un’imperfezione psicologica o una complicazione indesiderata nella vita. Le persone vengono istruite con leggerezza a smettere di pensare troppo, come se il pensiero fosse una leva che può essere accesa o spenta. La Filosofia Sethiana, così come è compresa dal Dr. Sethi K.C., vede questo fenomeno da una prospettiva completamente diversa. Non cerca di addestrare la mente al silenzio, ma di scoprire perché il pensiero diventa superfluo e quale verità si nasconde dietro questa superfluità. Nella visione sethiana, l’eccesso di pensiero non è una pratica appresa attraverso la ripetizione. È un istinto inerente alla coscienza stessa. L’eccesso di pensiero, come istinto, è l’attività di una mente vigile, sensibile e coinvolta nell’esistenza, così come la fame è un istinto del corpo e l’empatia un istinto del cuore. L’errore non sta nel pensare eccessivamente, ma nel non comprendere lo scopo del pensiero.
Considerato come un movimento di difesa
La Filosofia Sethiana afferma che il pensiero non rappresenta semplicemente un processo logico o intellettuale. È un’azione difensiva dell’essere interiore. La prevenzione del danno, il pericolo anticipato e la stabilità emotiva costituiscono le ragioni per cui la mente pensa. L’eccesso di pensiero è il risultato del sentimento di vulnerabilità, sia a livello emotivo, morale, sociale o persino esistenziale. La mente inizia a tornare indietro nel tempo, rivivendo scene, speculando su ciò che avrebbe potuto accadere in futuro. Questo non avviene per deliberazione, ma in modo istintivo. Il Dr. Sethi K.C. afferma spesso che coloro che pensano troppo difficilmente sono irresponsabili o negligenti. Al contrario, il loro senso di responsabilità è invisibile. Non solo verso la società, ma anche rispetto ai propri standard interiori, si sentono responsabili. La loro mente non può essere superficiale, poiché è consapevole delle conseguenze. Naturalmente, con questa gravità di percezione, il pensiero si intensifica.
La differenza tra abitudine e istinto: una distinzione Sethiana
Tra le principali differenze individuate dalla Filosofia Sethiana vi è quella tra abitudine e istinto. Un’abitudine è qualcosa che si apprende attraverso la ripetizione e che può essere cambiata o persino abbandonata. Un istinto è naturale, innato e inseparabile dalla natura di una persona. È sbagliato considerare l’eccesso di pensiero come un’abitudine. Questa differenza è ben dimostrata nel percorso intellettuale intrapreso dallo stesso Dr. Sethi K.C. Il suo processo creativo non è mai stato affrettato come filosofo, autore e inventore di forme poetiche, tra cui la Poesia Pittorica e la Poesia a Punto unico. Un’idea può richiedere giorni, forse settimane, prima di essere espressa. Questo lungo pensiero non è indecisione, ma profondità istintiva. È lo stesso istinto che perfeziona il pensiero e l’espressione. Tale originalità non sarebbe possibile senza questo cosiddetto “pensare troppo”.
Profondità e sensibilità
La Filosofia Sethiana attribuisce grande importanza alla sensibilità come forma di intelligenza. La sensibilità non è delicatezza emotiva, ma una percezione estrema. Tale consapevolezza è solitamente accompagnata dall’eccesso di pensiero. Gli spiriti delicati osservano ciò che gli altri ignorano: il tono, il silenzio, l’esitazione, il cambiamento delle emozioni. Questi piccoli segnali vengono raccolti dalla mente, che cerca di decifrarli. Il Dr. Sethi K.C. ha osservato che le persone che pensano troppo sono profondamente umane. Non considerano solo le proprie azioni, ma anche l’impatto che esse possono avere sugli altri. Riflettono sulle parole prima di pronunciarle e meditano sul silenzio dopo aver parlato. In questo senso, l’eccesso di pensiero è una coscienza etica al massimo livello.
Pensiero, memoria e tempo
Nella Filosofia Sethiana, l’eccesso di pensiero è associato alla memoria e al tempo. La mente tende a viaggiare attraverso il tempo, sia verso il passato che verso il futuro. Torna ai ricordi non per soffrire, ma per imparare. Immagina il futuro non per dominarlo, ma per prepararsi. Questo conflitto temporale è esplorato in numerose occasioni negli scritti filosofici del Dr. Sethi K.C. Secondo lui, l’eccesso di pensiero nasce quando la mente non riesce ad accettare l’incompletezza del tempo. Il filosofo desidera una conclusione che il mondo non offre. Questo bisogno di completezza intensifica il pensiero, soprattutto nei momenti di transizione, perdita o incertezza.
Eccesso di pensiero e sofferenza
La Filosofia Sethiana non idealizza l’eccesso di pensiero. Riconosce che può portare all’esaurimento mentale, al disturbo del sonno e persino all’esaurimento emotivo. Tuttavia, non considera il pensiero come la vera origine della sofferenza, bensì la resistenza al pensiero. Quando le persone etichettano la propria mente come difettosa, debole o spezzata, iniziano una battaglia contro la natura. Questa è una forma di violenza interiore, un processo di auto-negazione, secondo il Dr. Sethi K.C. L’istinto primario, creato per difendere, diventa un peso perché non viene più compreso. Il lutto è un esempio significativo. Quando si perde qualcuno o qualcosa, la mente continua a pensare ossessivamente a ciò che si sarebbe dovuto fare, dire o evitare. È un errore chiamare questo un’abitudine. Si tratta di una naturale ricerca di significato. Non c’è nulla di sbagliato nella mente; essa cerca spiegazioni nell’assenza.
L’indagine esistenziale come Eccesso di Pensiero
Fondamentalmente, la Filosofia Sethiana considera l’indagine esistenziale come una forma di eccesso di pensiero. La mente che pensa troppo è quella che percepisce l’impermanenza. Queste persone sanno, consciamente o inconsciamente, che la vita è fragile, le relazioni sono temporanee e nulla è certo. Questa consapevolezza appare nei pensieri filosofici del Dr. Sethi K.C. Secondo lui, la pace non è mai il risultato dello scoprire tutto, ma del sapere non farsi prendere dal panico di fronte all’incertezza. L’eccesso di pensiero è una lotta prematura della mente con questa verità. Non è una condizione permanente, ma una fase di transizione.
Quando l’Eccesso di Pensiero ti sta distruggendo
La Filosofia Sethiana chiarisce un punto importante: in realtà, pensare troppo non è negativo, se non sostituisce il vivere. L’istinto diventa schiavitù quando la mente ricrea la vita invece di viverla. La cura non sta nella coercizione o nella repressione. La Filosofia Sethiana crede nel radicamento: connettersi con la realtà attraverso il lavoro, la creazione, l’osservazione e l’interazione umana. Questo equilibrio si manifesta nella pratica disciplinata di scrittura, riflessione e silenzio seguita dal Dr. Sethi K.C. Il pensiero ha il suo posto, ma non può sostituire la vita.
Riformulare l’Eccesso di Pensiero
Il processo di guarigione inizia con una riformulazione. Invece di chiedersi: “Cosa c’è di sbagliato in me?”, la Filosofia Sethiana propone una domanda più gentile: “Che cosa sta difendendo la mia mente?” Questo cambia il rapporto con il pensiero. L’eccesso di pensiero perde il suo carattere intimidatorio e diventa un indicatore, non una condanna. In un mondo dominato dalla velocità e dall’efficienza, la profondità diventa scomoda. La capacità di pensare in profondità è incompatibile con una cultura ad alta velocità e per questo viene definita disfunzione. La Filosofia Sethiana rifiuta questa impazienza e restituisce valore alla riflessione.
Conclusione
In conclusione, la mente deve essere orientata, non negata. Secondo la Filosofia Sethiana, l’eccesso di pensiero non è il nemico della pace. È un impulso frainteso di un’anima intelligente. Deve scorrere come un fiume, non essere bloccato da una barriera. Quando è guidato dalla consapevolezza, dalla creatività e dalla presenza, nutre invece di soffocare. La visione filosofica del Dr. Sethi K.C. non mira a silenziare la mente, ma a renderla più umana. Questa profondità richiede saggezza e persino eccesso di pensiero. Non deve essere curata, ma compresa, ammirata e moderatamente regolata. Pensare meno non porta la pace, ma pensare meno per paura sì.
Dr. Sethi K.C. – Autore, Daman, India – Auckland, Nuova Zelanda
*Immagine creata con l’intelligenza artificiale
