Le ispezioni dell’Onu dopo le prove scoperte dall’intelligence israeliana. L’editoriale del direttore de La Stampa, Maurizio Molinari.

Un team dell’Agenzia atomica dell’Onu (Aiea) è arrivato in Iran per ispezionare il deposito segreto dove Israele ha prelevato 50 mila documenti in carta e altri 55 mila in 183 cd sul programma nucleare segreto di Teheran. La scelta di Yukiya Amano, direttore generale dell’Aiea, di inviare la missione segue la creazione di un team di lavoro – composto da esperti di più Paesi – che sta esaminando minuziosamente il materiale di cui il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha rivelato il possesso nell’aprile 2018.Ciò avviene dopo che gli Stati Uniti hanno avvalorato la veridicità dei documenti iraniani e a seguito dei passi compiuti da Francia, Germania e Gran Bretagna sottoponendo al Segretario generale dell’Onu la necessità di un miglioramento dell’accordo sul programma nucleare iraniano (Jcpoa) dell’ottobre 2015.

Tali sviluppi nascono dai contenuti recuperati da Israele, con una rocambolesca operazione di spionaggio destinata a entrare negli annali della guerra segreta, in un deposito alla periferia di Teheran perché testimoniano che la Repubblica islamica dal 1989 al 2003 ha perseguito il progetto “Amad” per dotarsi di un’arma atomica, facendo venire meno la premessa stessa dell’intesa “Jcpoa” ovvero che l’Iran non aveva mai avuto un programma nucleare militare. Fonti diplomatiche a Vienna aggiungono inoltre che i documenti prelevati includono prove sulla scelta dell’Iran, dopo il 2003, di continuare il programma dividendolo in una parte ufficiale e in un progetto segreto frammentato in più luoghi: dall’impianto sotterraneo di Fordow, dove l’arricchimento dell’uranio ha raggiunto il 90 per cento, fino alla struttura di Parchin, dove è stata creata – e fotografata – una imponente “camera esplosiva” per i test militari destinati ad avvenire in tunnel sotterranei. 

Per avere un’idea dell’impatto delle informazioni esaminate negli ultimi mesi da Israele, Usa e diversi Paesi europei basti pensare che alcune fotografie di centrifughe avanzate sono state scattate in luoghi che a tutt’oggi nessuno conosce. Ovvero, esistono altri siti segreti. Un alto funzionario britannico davanti a questi documenti non è riuscito a contenere la sorpresa per l’entità del programma celato, inclusi i coinvolgimenti dei massimi leader politici tenuti costantemente al corrente degli sviluppi scientifico-militari. L’imponente mole di foto, schede, documenti, video e presentazioni che gli scienziati iraniani hanno preparato nel corso degli anni per i loro superiori fornisce una radiografia talmente nitida del programma nucleare di Teheran da aver spinto americani ed europei a sostenere la scelta di Amano di iniziare a verificare in loco quanto possibile. Anche perché lo stesso Amano, nel settembre 2017, aveva ammesso che l’Aiea non aveva “strumenti” per verificare il capitolo dell’intesa “Jpcoa” proprio sugli aspetti militari del programma degli ayatollah.

Resta ora da vedere quali saranno i prossimi passi dell’Aiea. Molto dipenderà dal livello di appoggio politico che Usa ed europei garantiranno ad Amano ma se Russia e Cina manterranno la nota opposizione a un Iran nucleare, l’Aiea potrebbe arrivare a pubblicare conclusioni tali da suggerire la redazione di un nuovo e più efficace accordo con Teheran. 

Francia, Germania e Gran Bretagna d’altra parte già condividono con Washington la necessità di estendere le proibizioni esistenti allo sviluppo di vettori balistici iraniani, la cui massima gittata oggi è stimata in oltre 2000 chilometri. L’altro interrogativo riguarda la Repubblica islamica perché la scelta tattica di difendere a oltranza il “Jpcoa” puntando sulla volontà politica Ue di evadere le sanzioni Usa non sta pagando, come dimostra la brusca diminuzione dell’export di greggio iraniano negli ultimi 12 mesi, e dunque Teheran è di fronte al bivio fra un’escalation con Washington – suggerita dai recenti attacchi di gruppi a lei affiliati contro le sedi diplomatiche Usa a Baghdad e Bassora – e accettare un nuovo negoziato-maratona nella speranza di protrarlo fino all’eventuale uscita di Donald Trump dalla Casa Bianca. Ciò significa che le mosse dell’Aiea possono innescare una nuova dinamica che si lascia alle spalle il disaccordo politico Usa-Ue sul “Jpcoa” già defunto, ponendo le premesse per siglare un nuovo e più efficace accordo sul nucleare con Teheran capace di rendere l’intero Medio Oriente più stabile e sicuro. 

Maurizio Molinari, La Stampa 7 aprile 2019

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