L’incontro si è svolto come anteprima del festival “Leggere lo sport, benessere e salute”, promosso dal Comune in collaborazione con la Fondazione Levi Pelloni e la Fisdir

Nell’aria limpida di fine agosto, con la maestosa bellezza del Monte Corrasi a fare da sfondo, l’anfiteatro di piazza Berlinguer a Oliena si è riempito di un pubblico numeroso e attento, raccolto intorno alla voce del professor Silvio Garattini. Fondatore e presidente dell’Istituto Farmacologico Mario Negri, classe 1928, prossimo ai 97 anni, il grande scienziato bergamasco ha illuminato la platea con la lucidità, la chiarezza e la passione di un giovane ricercatore al debutto.

Il tema dell’incontro – “Conoscenze scientifiche e buone pratiche per una longevità alla portata di tutti”, anteprima del festival “Leggere lo Sport, Benessere e Salute”, promosso insieme alla Fondazione Giuseppe Levi Pelloni e alla FISDIR – toccava corde profonde. Perché riguarda tutti, indistintamente. E Garattini lo ha affrontato senza concessioni retoriche, con la sobrietà di chi sa che la verità scientifica non ha bisogno di orpelli per essere compresa. «Non si riesce vivi dalla vita, e l’unica cosa che avviene al 100% è la morte», ha ricordato con un sorriso appena accennato. «Se l’abbiamo presente, cerchiamo di usare il meglio possibile il tempo che abbiamo a disposizione. E finché viviamo, facciamo tutto il possibile per essere utili agli altri. Deve essere un po’ questo l’atteggiamento che dovrebbe caratterizzare una società che vuole il bene del prossimo, una società che ha interesse per la salute, per il benessere, per quello che possiamo chiamare una buona qualità di vita e questo è molto importante come impostazione generale.» 

Il dottor Salvatore Salis, direttore dell’Hospice di Nuoro, con garbo e competenza ha guidato l’incontro, mescolando domande e colti riferimenti ai classici. A introdurre l’evento i saluti istituzionali del sindaco Bastiano Congiu, che ha richiamato le iniziative del Comune in favore degli anziani, e dell’assessore alla Cultura Pasquale Puligheddu.

Ma il centro era lui, Garattini, e quella sua capacità rara di far vibrare i concetti scientifici dentro la vita quotidiana. Non c’era bisogno di slide o grafici: ogni parola diventava racconto. Garattini ha ricordato in apertura la storia e il ruolo dell’Istituto Mario Negri, fondato nel 1961, una realtà che si è imposta a livello internazionale senza legami con l’industria, sostenuta da donazioni, progetti vinti, lasciti, e dalla forza dei suoi ricercatori. «Abbiamo cercato di sviluppare molta attenzione all’impiego dei farmaci, cercando di far sapere i limiti della loro azione. Non esistono farmaci innocui: tutti hanno benefici ma anche effetti collaterali. Per questo è importante stabilire sempre il rapporto tra benefici e rischi».

Sono numerosi i successi ottenuti dall’Istituto in oltre 60 anni di attività scientifica ad altissimo livello: dalle ricerche che hanno permesso di ridurre del 40% la mortalità da infarto cardiaco con l’uso dei fibrinolitici, alle ricerche pionieristiche sulla demenza senile e sull’Alzheimer, fino agli approfondimenti più recenti sul rapporto tra solitudine e declino cognitivo. «Abbiamo seguito duemila ottantenni per quindici anni: il fattore di rischio più importante per la demenza senile si è rivelato la solitudine. La gente che piano piano si ritira, che si chiude in casa, che smette di partecipare. Ecco perché mantenersi attivi, coltivare rapporti, frequentare luoghi di incontro è fondamentale per il cervello».

La parola chiave è prevenzione. Non come principio astratto, ma come pratica quotidiana. «Abbiamo quattro milioni e mezzo di diabetici in Italia, e il diabete è una malattia evitabile. Così come il 40% dei tumori è evitabile. Muoiono ogni anno 180mila persone di tumore, eppure tantissimo si può fare sin da ora». E la prevenzione non passa solo dalla medicina, ma dall’educazione, dalla scuola, dalla politica. «Sarebbe sufficiente un’ora alla settimana, dall’asilo nido fino all’università, per insegnare le buone abitudini di vita. E invece non lo facciamo. Perché manca una classe politica lungimirante».

Garattini non ha avuto timore di smontare luoghi comuni: gli integratori che “fanno bene solo a chi li vende”, le false credenze sul vino rosso, le illusioni sulla cannabis terapeutica, i miti genetici spazzati via dall’epigenetica. «Le buone abitudini di vita permettono di attenuare e in un certo senso controbilanciare le predisposizioni sfavorevoli e l’azione dei geni negativi, mentre le cattive abitudini le accentuano». L’attività fisica, ha sottolineato, è il più potente farmaco naturale. Non solo riduce i rischi cardiovascolari, ma sostiene anche le capacità cognitive. «L’attività motoria agisce come un potente fertilizzante per il cervello, promuovendo una maggiore efficienza cognitiva e una migliore qualità della vita. Durante l’esercizio il cervello rilascia dopamina ed endorfine, che migliorano l’umore e riducono lo stress».

In Sardegna, ha ricordato, la longevità si tocca con mano: la dieta semplice, il senso di appartenenza, i legami sociali. «La dieta mediterranea non è solo un insieme di alimenti, ma una filosofia: scegliere la semplicità, mangiare con moderazione, rispettare la stagionalità, condividere i pasti. È questa armonia tra alimentazione, relazioni e natura che fa della Sardegna un simbolo della longevità». La restrizione calorica, praticata con equilibrio, è un’altra via per rallentare i processi di invecchiamento. «I nostri antenati dicevano di alzarsi da tavola con un leggero appetito. Un consiglio antico che la scienza oggi conferma».

Al termine, il messaggio si è fatto quasi politico. Non solo diritto alla salute, ma dovere di mantenerla. Perché chi ignora le buone pratiche, ha ribadito, «sottrae risorse a chi si ammala senza colpa». Una provocazione forte, ma necessaria, in un Paese che rischia di non reggere i costi di un sistema sanitario pubblico senza un impegno diffuso per la prevenzione.

Quando le luci si sono spente sull’anfiteatro di Oliena, ognuno dei presenti si è portato via qualcosa. Non un manuale di ricette miracolose, ma la consapevolezza che la longevità non è un dono caduto dal cielo, bensì una costruzione quotidiana fatta di scelte, relazioni, consapevolezza del senso del limite. Il silenzio attento che aveva accolto Garattini si è trasformato, alla fine, in un applauso lungo, corale, quasi liberatorio. Non solo per ringraziare lo scienziato, ma per abbracciare la sua lezione di sobria speranza: che vivere bene e a lungo è davvero alla portata di tutti, se impariamo a prenderci cura di noi stessi e degli altri.

Sebastiano Catte, com.unica 29 agosto 2025

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