Domani il voto a Strasburgo, l’allarme sul rischio-bavaglio lanciato dai pionieri di Internet e dalle associazioni che si battono per i diritti civili.

Oggi le pagine della versione italiana dell’enciclopedia online Wikipedia risultano oscurate: al loro posto appare un messaggio che a sua volta rimanda a un appello contro una nuova serie di regole sul copyright approvate lo scorso 20 giugno dal Comitato Affari Legali del Parlamento Europeo (JURI) e che saranno votate giovedì 5 luglio a Strasburgo.

Si tratta di una direttiva che, se approvata, avrebbe pesanti ripercussioni sulla libera circolazione dei contenuti digitali e a un controllo senza precedenti degli stessi contenuti. L’appello contiene un invito esplicito agli utenti del web a scrivere ai deputati europei affinché riflettano sulle conseguenze negative del provvedimento: “Anziché aggiornare le leggi sul diritto d’autore in Europa per promuovere la partecipazione di tutti alla società dell’informazione, essa minaccia la libertà online e crea ostacoli all’accesso alla Rete imponendo nuove barriere, filtri e restrizioni – si legge. “Se la proposta fosse approvata, potrebbe essere impossibile condividere un articolo di giornale sui social network o trovarlo su un motore di ricerca. Wikipedia stessa rischierebbe di chiudere.”

Sono due in particolare gli articoli critici e ritenuti pericolosi: l’art. 11, noto come “link tax”, il quale stabilisce che gli editori possano esigere un pagamento da chi condivide una notizia pubblicata, anche in forma di link o citazione; e l’art. 13, noto come “macchina della censura”, che rende le piattaforme online responsabili per eventuali violazioni del diritto d’autore dei contenuti che ospitano. Questo costringerà le piattaforme internet a creare sistemi di censura preventiva del materiale condiviso in rete: un lavoro che sarà affidato verosimilmente ad algoritmi, con tutte le conseguenze nefaste del caso, come abbiamo potuto riscontrare nei vani tentativi di contrasto delle cosiddette “fake news” da parte di Facebook attraverso azioni di filtraggio automatico.

Il padre del web Tim Berners-Lee

Per cambiare la direttiva europea si sono mobilitate molte associazioni che si battono per il rispetto dei diritti civili – a cominciare dalla Electronic Frontiers Foundation – e centri di ricerca europei specializzati sul diritto d’autore. Hanno fatto sentire la loro voce in particolare i nomi più in vista della comunità scientifica internazionale dell’informatica, con un appello firmato da 70 accademici e uomini di scienza. Tra i tanti, lo stesso fondatore di Wikipedia Jimmy Wales, il pioniere della rete Vint Cerf, l’inventore del World Wide Web Tim Berners-Lee, l’esperto di crittografia Bruce Schneier, il teorico della neutralità della rete Tim Wu. Nella lettera si sottolinea in particolare come con l’articolo 13 si compia un passo senza precedenti verso la trasformazione di Internet, da una piattaforma aperta per la condivisione e l’innovazione in uno strumento per la sorveglianza e il controllo automatizzato dei suoi utenti.

Sebastiano Catte, com.unica 3 luglio 2018

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