Il 5 giugno del 1947 il Segretario di Stato Usa, George C. Marshall, rese noto l’orientamento del suo Paese di voler partecipare, con un apposito piano di aiuti economico-finanziari, alla ricostruzione dell’Europa devastata dalla Seconda Guerra Mondiale. L’Italia, che versava in una situazione particolarmente drammatica con le città distrutte dai bombardamenti, reti ferroviarie pressoché impraticabili, disoccupazione e povertà diffusa è stato tra i primi paesi ad usufruire dei suoi benefici e ad ottenere così la possibilità di avviare un processo di ricostruzione in cui si realizzarono opere importanti per la ripresa economica del nostro paese. I circa millecinquecento milioni di dollari stanziati dal governo USA per l’Italia furono destinati alla ricostruzione di linee ferroviarie, strade, ponti, acquedotti, fognature, case, industrie e aziende agricole. Con il potenziamento delle strutture scolastiche, inoltre, l’Italia riprese la sua battaglia contro l’analfabetismo.

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del 70° anniversario del Piano, nato in continuità e alla conclusione dei programmi di assistenza alimentare e sanitaria gestiti dall’UNRRA (United Nations Relief and Rehabilitation Administration) a favore delle popolazioni colpite dal conflitto, ha sottolineato che esso “rappresentò una sfida importante per i Paesi europei che avevano riguadagnato la libertà”. La necessità di un interlocutore per l’attivazione del Piano – ha ricordato il Capo dello Stato – spinse alla creazione dell’OECE (Organizzazione Europea per la Cooperazione Economica), strumento di dialogo e supporto alle trasformazioni strutturali necessarie per la ripresa post-bellica. “La generosità delle istituzioni e del popolo statunitensi, verso i quali persistono sentimenti di radicata gratitudine, permise ad un Continente in ginocchio, attraversato da migrazioni bibliche e in preda alla fame, di riprendersi e di divenire una delle aree prospere e di libertà e democrazia nel mondo”. “Il sostegno fornito alle democrazie occidentali in quell’occasione – ha concluso il Presidente – suona ancora oggi come lezione valida su come l’interdipendenza tra popoli e Paesi sia la chiave di soluzione dei contrasti e delle sfide in ambito internazionale”.

(com.unica, 6 giugno 2017)

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