[ACCADDE OGGI]

Oggi i cinesi li troviamo ad ogni angolo di strada, vivono tra noi, commerciano con noi e per noi e consumiamo, magari senza saperlo, molti prodotti che ci arrivano dalla Cina. Eppure ci fu un tempo in cui la Cina era per noi un altro mondo, un mondo dai segreti inespugnabili legati a una cultura millenaria che per noi europei appariva indecifrabile. Non si poteva respingere tutto questo per il semplice fatto di non conoscere, si doveva capire, approfondire, scoprire. Fu così che ad onore del nostro paese, venne fuori il primo sinologo, cioè il primo europeo che si dedicò allo studio della cultura cinese nei suoi vari aspetti e nelle varie epoche storiche. Si chiamava Michele Ruggieri, un gesuita di origini lucane, che il 24 marzo 1578 in compagnia dei suoi confratelli Rodolfo Acquaviva e Matteo Ricci, l’altro grande sinologo, matematico e cartografo, più altri due italiani, sette portoghesi e un olandese si imbarcò da Lisbona per l’India con destinazione finale Macao a quell’epoca la porta portoghese per la Cina.

Michele Ruggieri, forte delle sue capacità nell’apprendere le lingue straniere si mise subito a studiare il cinese e fondò una scuola per l’apprendimento del cinese da parte degli stranieri. Il suo interesse fondamentale restava quello dell’opera di evangelizzazione nello sconfinato paese della dinastia Ming e perciò guardava alla città di Zhaoqing dove arrivò prima che Matteo Ricci vi fondasse la missione cristiana. Con Ricci padre Ruggieri si stabilì a Zhaoqing sempre animato dal desiderio di salire verso Pechino e la “città proibita”. Si vestirono con convinzione degli abiti dei padri confuciani e battezzarono molti cinesi lungo la difficile strada per Pechino a cui furono ammessi dopo quasi un decennio.

A Michele Ruggieri si deve il primo libro in lingua cinese scritto da un europeo, un libro di catechismo, e la prima raccolta di carte geografiche manoscritte della Cina scritte in latino. Morì a Salerno mentre approfondiva i suoi studi angustiato dal fatto che non gli fu possibile vedere un ambasciatore del /Papa presso la città imperiale di Pechino.

(Franco Seccia, com.unica 24 marzo 2017)

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